La caccia alla vita aliena passa anche dal canton Ticino
Due ricercatori raccontano come la scienza cerca tracce di vita oltre la Terra: un viaggio interstellare da Locarno e Cureglia verso esopianeti e rocce marziane.
Siamo soli nell’universo? Molti se lo chiedono, ma nessuno può ancora rispondere con certezza a questa domanda. Quando parliamo di vita al di fuori della Terra non dobbiamo comunque immaginarci dei buffi omini con pelle verde e grandi occhi scuri. La vita extraterrestre può passare dalla semplice identificazione di resti di materia organica risalente a milioni, persino miliardi di anni fa, o ancora, dalla ricerca di pianeti potenzialmente in grado di ospitare esseri viventi. E su questo fronte, il canton Ticino è una vera fucina di figure scientifiche e progetti entusiasmanti presentati di recente a “Prima OraCollegamento esterno” alla RSI.
Un geologo marziano a Neuchâtel
La ricerca di vita extraterrestre si muove innanzitutto sul pianeta dove la vita ha potuto effettivamente svilupparsi: la Terra. Ad esempio, alcuni studiosi si occupano di osservare da vicino i cosiddetti organismi estremofili, in grado di sopravvivere in ambienti estremi, come le sorgenti bollenti di Yellowstone o i gelidi ghiacci artici, condizioni simili a quelle che potremmo ritrovare su altri pianeti inospitali; altri esperti studiano rocce terrestri antichissime per rintracciare batteri e microbi fossili, nel tentativo di applicare poi queste tecniche ad ambienti extraterrestri.
“Rocce così vecchie esistono in pochi posti sul nostro pianeta, come Sudafrica e Australia”, spiega il geologo ticinese Tomaso Bontognali, mostrando in studio una roccia sudafricana di quasi 3,5 miliardi di anni. “Capire cosa dobbiamo misurare sulla Terra per trovare la vita ci aiuta a capire cosa dobbiamo misurare con dei robot su Marte”.
Bontognali, originario di Cureglia e oggi attivo presso lo Space Exploration InstituteCollegamento esterno di Neuchâtel, si occupa dello sviluppo di tecnologie per l’analisi di campioni rocciosi che verranno impiegate nella missione ExoMarsCollegamento esterno dell’Agenzia Spaziale Europea, con partenza prevista per il 2028.
La missione, riprogrammata più volte a causa della pandemia e dell’invasione russa in Ucraina, dovrebbe nel giro di qualche anno riuscire a portare il primo rover europeo sulla superficie di Marte con l’obiettivo di esplorare il sottosuolo a caccia di tracce di vita. “Dobbiamo essere in grado di fare le analisi giuste e soprattutto di trovare le rocce in grado potenzialmente di preservare tracce di vita passata”, spiega il geologo, che di recente nella trasmissione LaserCollegamento esterno di Rete Due ha svelato la sua passione per l’ultratrail nell’audiodoc “Sciogliersi nelle rocce”.
La luce riflessa degli esopianeti
Si spinge ben più lontano lo sguardo di Svetlana Berdyugina, che osserva i pianeti al di fuori del sistema solare a caccia di vita extraterrestre in ambienti simili alla Terra. Ai cosiddetti esopianeti, ovvero pianeti extrasolari orbitanti attorno a una stella diversa dal Sole, l’attuale Direttrice scientifica dell’Istituto ricerche solari “Aldo e Cele Daccò” (IRSOL) di LocarnoCollegamento esterno ha dedicato un’intera carriera, con la sviluppo di metodi innovativi come la polarimetria di alta precisione.
“La polarizzazione della luce, cioè la direzione in cui oscillano le onde luminose, è la chiave per rilevare e identificare molecole di vita complesse, in particolare quelle che contribuiscono alla fotosintesi”, spiega la scienziata, che dal 2022 insegna presso la Facoltà di scienze informatiche dell’USICollegamento esterno, a cui l’IRSOL è affiliato.
La ricercatrice ha dimostrato come le mappe delle superfici di mondi distanti simili alla Terra, con continenti, oceani e colonie di organismi fotosintetici (simili alla vegetazione terrestre e ai batteri), possano essere ricostruite a partire da osservazioni astronomiche utilizzando tecniche numeriche avanzate e misurazioni di laboratorio. “La fotosintesi rappresenta un indizio chiave della presenza di organismi viventi”, precisa l’esperta.
Finora sono stati scoperti più di 5’000 pianeti nella nostra galassia, ma quelli dalle dimensioni simili alla Terra e con condizioni potenzialmente abitabili sono una settantina. L’obiettivo è quello di individuarne sempre di più: “Prima di trovare la vita cerchiamo pianeti potenzialmente abitabili dove la vita potrebbe essere emersa. Questi sono i nostri obiettivi principali”, aggiunge la scienziata.
Uno sguardo al futuro
Il progetto della Professoressa Berdyugina, che nell’ambito della cooperazione multidisciplinare NCCR GenesisCollegamento esterno ha ricevuto di recente importanti finanziamenti federali, proseguirà nel suo intento: capire se siamo soli nell’universo, oppure no. “Sarebbe più facile dire di no, perché sappiamo che prima o poi troveremo una risposta”, spiega.
Tornando invece al nostro sistema solare, la scoperta di vita su Marte avrebbe chiare implicazioni sulle ambizioni della ricerca di pianeti extrasolari abitati. “Questo sarebbe un forte indizio che la vita è qualcosa di non così raro e che, se ci sono le giuste condizioni, si sviluppa in modo molto naturale”, afferma Tomaso Bontognali.
Al contempo, sapere che Marte un tempo era un pianeta simile al nostro e che, a causa di cambiamenti climatici drastici, oggi appare un pianeta deserto e inospitale, è un monito per il nostro futuro: “Questo dovrebbe aiutarci a capire quanto sono uniche e preziose le condizioni climatiche che abbiamo sul nostro pianeta”, conclude il geologo.
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