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Il pessimismo si diffonde nel settore della moda

Keystone-SDA

Il termometro sale ma non l'ottimismo delle famiglie. Le incertezze geopolitiche e un reddito disponibile sempre più limitato dall'aumento del costo della vita pesano sul clima dei consumi.

(Keystone-ATS) Nel settore dell’abbigliamento e delle calzature, in difficoltà cronica da diversi anni, il morale non è dei migliori.

“Il mese di giugno è il secondo più importante per il settore dell’abbigliamento e, da quanto mi viene riferito, non si preannuncia positivo”, ha dichiarato all’agenzia finanziaria AWP Nicolas Inglard, direttore della società di consulenza specializzata Imadeo.

Negli ultimi anni, il settore del “prêt-à-porter” ha subito duri colpi, dalla rivoluzione dei pionieri della “fast fashion” come Zara o H&M, all’arrivo dei “marketplace” come Zalando o, più recentemente, del concorrente cinese Shein. Anche la crescita del mercato dell’usato erode i volumi, sebbene sia difficile valutare statisticamente l’entità del fenomeno.

Di conseguenza, ristrutturazioni e fallimenti si sono susseguiti uno dopo l’altro: Vögele Shoes, Esprit, Tally Weijl, C&A… “E questo trend dovrebbe continuare”, secondo lo specialista.

“L’e-commerce trasforma i metri quadrati in pagine web; solo i rivenditori che riescono ad avere un posizionamento distintivo, a dare un senso di fronte alla valanga di offerte, sono in grado di emergere”, ha spiegato Inglard.

Con un mercato ciclico, il settore vede comparire e scomparire operatori, travolti dall’usura del tempo ma anche da scelte diverse da parte dei consumatori. In 25 anni, il commercio di prodotti alimentari è passato da 30 a 45 miliardi (+50%), mentre il comparto non alimentare è cresciuto “solo” da 52 a 57 miliardi (+9,6%), secondo i calcoli dell’istituto basilese BAK Economics.

“Nel settore alimentare, la crescita è stata trainata dai volumi, grazie all’aumento della popolazione, e dall’inflazione. Il contrasto con l’evoluzione del comparto non alimentare indica che le abitudini di consumo stanno cambiando”, ha aggiunto Inglard.

“L’anno era iniziato bene e, da un giorno all’altro, abbiamo registrato meno affluenza, una situazione già osservata in passato durante le crisi”, ha affermato dal canto suo Laurence Antiglio, fondatrice dei negozi Vestibule. Stabilitasi a Zurigo da circa vent’anni, questa diplomata della Scuola alberghiera di Losanna si è detta comunque fiduciosa per la stagione estiva.

Se il valore medio del carrello resta stabile, la sfida consiste nell’acquisire nuovi clienti. “Ottenere la visibilità online necessaria è sempre più difficile, perché grandi inserzionisti stranieri saturano il mercato; i costi pubblicitari aumentano, ma la visibilità diminuisce”, ha spiegato ancora Antiglio.

L’insegna multimarca ha appena lanciato una propria linea di abbigliamento, prodotta in Portogallo. “Volevamo avere un nostro linguaggio e apportare un valore aggiunto con prodotti unici, beneficiando al contempo dei vantaggi dei prodotti venduti a marchio proprio, senza intermediari”, ha aggiunto la fondatrice di Vestibule.

“Continuiamo a credere nella fascia media, nel giusto rapporto qualità-prezzo, anche se il mercato appare sempre più polarizzato tra il lusso e la ‘fast fashion'”, ha rilevato.

Clima ansiogeno

Anche nelle vendite online, motore di sviluppo per l’abbigliamento negli ultimi anni, la crescita sta rallentando. “Il clima è fonte di ansia e spinge i consumatori ad attendere”, si è rammaricato Jérôme Amoudruz, cofondatore della società di formazione specializzata On Future. “Alcuni commercianti hanno lanciato promozioni già a fine maggio; è estremamente presto nella stagione e ciò significa probabilmente che il livello delle scorte è troppo elevato”, ha precisato Amoudruz.

“Anche i rivenditori dell’Arco lemanico si aspettano un possibile rallentamento a causa dello svolgimento del G7 nella vicina Francia”, ha aggiunto il cofondatore di On Future. Venerdì scorso, il Parlamento ginevrino ha inoltre approvato un aiuto straordinario di 6 milioni di franchi per i commerci ginevrini che dovessero subire danni tra il 12 e il 18 giugno a causa di eventuali disordini legati al Vertice del G7 a Évian-les-Bains (nella vicina Francia).

Con una concorrenza internazionale sempre più feroce, i piccoli operatori dell’e-commerce risultano vieppiù svantaggiati: “La dimensione raggiunta dalle aziende Meta e Google, ormai indispensabili per i commercianti, fa sì che servano sempre più risorse finanziarie per ottenere la visibilità necessaria”, ha spiegato lo specialista.

Inoltre, l’evoluzione tecnologica legata all’ascesa dell’intelligenza artificiale rischia di innescare una rivoluzione nelle abitudini dei clienti, alla quale i commercianti svizzeri non sono preparati. “Stiamo passando da una ricerca basata su parole chiave a richieste molto più precise tramite l’IA conversazionale, aprendo la strada a interazioni su altri canali, come WhatsApp”, ha osservato.

Tuttavia, nulla è ancora deciso: “Senza dubbio, sarà l’ultimo trimestre a determinare la vera traiettoria dell’anno”, ha concluso Amoudruz.

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