The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera
In primo piano
Restate in contatto con la Svizzera

Putsch: la parola svizzero-tedesca più rivoluzionaria al mondo

Zuriputsch
Scontri sulla Paradeplatz di Zurigo durante lo Züriputsch. Public Domain / Zentralbibliothek Zürich

Tutte le lingue del mondo annoverano vocaboli presi in prestito da altri idiomi. Raramente, però, tra questi compare il dialetto svizzero‑tedesco. Eppure proprio dallo Schwyzerdütsch nasce una delle eccezioni più sorprendenti: un’onomatopea che evoca lo scontro tra due oggetti, diventata una parola di uso globale.

Da blitz a kitsch, da Zeitgeist a hinterland, passando per leitmotiv o bunker: le parole tedesche utilizzate in italiano sono piuttosto numerose. Ma quando si tratta di parole svizzero‑tedesche, la storia è diversa. Qualcuno potrebbe citare müsli, magari rösti, ma poco altro.

Non bisogna biasimare nessuno. Non tutte le parole sono così difficili da pronunciare come Chuchichäschtli (armadietto da cucina), ma il dialetto svizzero‑tedesco rimane pur sempre una lingua che può risultare assai ostica.

Eppure, una piccola parola è riuscita a conquistare il mondo.

“È un putsch parlamentare dei padroni e dei pezzi grossi contro i lavoratori di questo Paese […]. È un putsch contro la sovranità dei cantoni”. Così si esprimeva Cédric Wermuth, copresidente del Partito socialista svizzero, reagendo in Parlamento a una decisione sui salari minimi cantonali. “Posso rassicurarvi”, replicava Philipp Matthias Bregy, presidente del Centro, “oggi qui non c’è nessun putsch in corso”.

Un italofono avrebbe forse impiegato l’espressione colpo di Stato o il termine spagnolo golpe, ma anche putsch è ampiamente diffuso tra chi parla la lingua di Dante. Basti pensare al Putsch di Monaco del 1923.

Ma facciamo un passo indietro. La Svizzera contemporanea è sinonimo di stabilità politica. Due secoli fa la situazione era ben diversa.

Uno dei principali punti di tensione contrapponeva le popolazioni rurali conservatrici ai governi progressisti e ai centri urbani. Nel 1833, ad esempio, scontri politici e militari portarono alla divisione del cantone di Basilea in due entità: Basilea Città e Basilea Campagna

Il putsch di Zurigo

La situazione esplose nel 1839, con la nomina del teologo liberale tedesco David Friedrich Strauss all’Università di Zurigo. Le sue posizioni — secondo cui i miracoli di Gesù sarebbero miti utilizzati dalla Chiesa come strumento di propaganda — provocarono uno scandalo tale che Strauss venne pensionato prima ancora di iniziare l’incarico.

Il compromesso non bastò a placare le ire della popolazione rurale, “conservatrice e critica nei confronti della modernizzazione”, che “deplorò la carente religiosità delle scuole elementare e magistrale e domandò la soppressione dell’Università”, indica il Dizionario storico della SvizzeraCollegamento esterno.

Le autorità di Zurigo vietarono quindi le manifestazioni organizzate da un comitato conservatore e dispiegarono la fanteria per mantenere l’ordine pubblico. Il 5 settembre, Bernhard Hirzel, un pastore di Pfäffikon, un comune della campagna zurighese, ordinò che le campane della chiesa suonassero per quattro ore nel corso della serata. Altre comunità seguirono l’esempio. La mattina seguente scoppiò il putiferio.

“Alle 7:00 del mattino, la Paradeplatz di Zurigo fu presa d’assalto da circa 2’000 rivoltosi”, ricorda in un articolo il quotidiano BlickCollegamento esterno. “A quell’ora, il Governo cantonale era già da ore barricato nell’ufficio postale. La folla, armata di forconi, falci e alabarde, era venuta per rovesciarlo”. Intervennero i soldati e gli scontri che ne seguirono costarono la vita a 14 manifestanti e a un membro del Governo cantonale (che aveva cercato di ordinare un cessate il fuoco). Il Governo cadde e tre giorni dopo si tennero nuove elezioni, che si conclusero con la vittoria dei conservatori.

“Questi eventi suscitarono grande interesse all’estero”, osserva ancora il Blick. “I giornali tedeschi parlarono dello Züriputsch [il putsch di Zurigo]. In Francia e in Inghilterra, i resoconti iniziarono ben presto a riferirsi a ‘le putsch’ o ‘the putsch’ in Svizzera”.

foto in bianco e nero di soldati
Uno dei putsch (falliti) più famosi della storia: l’8 novembre 1923 Adolf Hitler e Erich Luddendorf cercano di rovesciare il Governo bavarese, con l’intento di marciare poi su Berlino. Nell’immagine: delle barricate davanti all’allora ministero della guerra. Keystone-SDA

Crash! Putsch!

Sebbene questo non fosse propriamente il primo caso in cui il termine “putsch” venisse utilizzato nel senso moderno e comunemente inteso di colpo di Stato o di tentativo improvviso e violento di rovesciare un Governo con la forza (il Freiämterputsch nel vicino cantone di Argovia era avvenuto nove anni prima), il significato della parola ha subito alcune evoluzioni sorprendenti negli ultimi 500 anni. Perché si è iniziato a usarlo in ambito politico?

“Il termine putsch è un’onomatopea. Quando due cose si scontrano, fanno ‘putsch’”, osserva Christoph Landolt, linguista per l’IdiotikonCollegamento esterno, un dizionario di svizzero-tedesco. Landolt cita fonti del XIX secolo in cui i verbi putsche, butsche o pütsche indicavano il rumore prodotto quando qualcuno lanciava un sasso contro qualcosa, sparava con una pistola o dava uno schiaffo a qualcuno.

Già nel XVI secolo compare in testi religiosi con il senso di “battere” o “colpire”. In seguito ha assunto anche connotazioni più leggere, come il tintinnio dei bicchieri durante un brindisi. E nella Svizzera odierna sopravvive persino nelle Putschauto, ovvero gli autoscontro delle fiere

Autoscontro
Auto da corsa in una fiera. Keystone

Secondo l’Idiotikon, da questo significato concreto e letterale si è sviluppato, in particolare nel canton Zurigo, un significato più figurato, nel senso di “partire a singhiozzo; precipitarsi verso”. Landolt cita il saggio consiglio: “bim Hüraate mues me nüd driipütsche”, che in sostanza significa “quando si tratta di matrimonio, non bisogna precipitarsi”.

“Slancio d’entusiasmo”

Per quanto riguarda il sostantivo “putsch”, anch’esso indicava un suono provocato da una collisione, un impatto, uno schianto o uno sparo, oltre che una scossa violenta o un colpo. Un altro significato era quello di “sforzo particolare”. L’Idiotikon rileva che già nel 1555 il drammaturgo bernese Hans von Rüte, in un’opera su Davide e Golia, scriveva che, nonostante la vittoria sui nemici in una battaglia, “der putsch ist noch vorhanden” (la lotta non è ancora finita).

“È interessante notare che l’Idiotikon attribuisca alla parola Züriputsch due significati”, spiega Landolt. “Da un lato, nel senso specifico riferito alla rivolta del 1839. Dall’altro, in un senso generale e per nulla lusinghiero, ovvero ‘un improvviso slancio d’entusiasmo che si spegne rapidamente; una corsa verso un’impresa’”. Landolt osserva che “da lì il passo verso il significato di ‘rivolta popolare, insurrezione’ è breve”.

Lo scrittore Gottfried Keller contribuì alla diffusione del termine nel suo romanzo Enrico il verde (1855), spiegando come a Zurigo si definisca putsch un temporale improvviso e, per estensione, qualsiasi impulso emotivo passeggero — rabbia, entusiasmo o capriccio.

Una diffusione globale

Per quanto riguarda l’uso del termine putsch in italiano, il NGram ViewerCollegamento esterno di Google, che indica la frequenza delle parole nelle fonti a stampa tra il 1500 e il 2022, mostra un picco negli anni Trenta e Quaranta del XIX secolo.

Il termine decolla però davvero solo nel Secondo dopoguerra, in particolare negli anni Sessanta e Settanta, due decenni durante i quali si potevano contare fino a una ventina di colpi di Stato ogni anno.

Contenuto esterno

Oggi questa parola di origine svizzero‑tedesca si sente dappertutto, in lingue come lo spagnolo (el putsch), il portoghese (o putsch), l’inglese (the putsch) il francese (le putsch) e senza dubbio molte altre. Il polacco ne modifica leggermente l’ortografia (pucz), così come l’esperanto (la puĉo).

Ma a prescindere da come lo si scriva, la buona notizia è che, per il momento, in Svizzera non è in corso alcun colpo di Stato.

Articolo a cura di Samuel Jaberg/gw

Traduzione e adattamento di Daniele Mariani

Altri sviluppi

Dibattito
Moderato da: Zeno Zoccatelli

Avete mai sentito dire qualcosa di “strano” a proposito della Svizzera che vi ha incuriosito?

C’è un aneddoto legato alla Svizzera che ha stuzzicato il vostro interesse? Parlatecene e potremmo approfondire il tema in un articolo.

91 Mi piace
99 Commenti
Visualizza la discussione

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR