Italia: sciopero generale, 1,5 mln in piazza, paese bloccato
(Keystone-ATS) Oltre un milione e mezzo di persone tra lavoratori, pensionati, studenti e precari è sceso in 54 piazze italiane per lo sciopero generale indetto da Cgil e Uil. I sindacati fanno i conti della giornata “straordinaria” che segna “un passaggio cruciale” della mobilitazione “contro le scelte sbagliate del governo, per un cambiamento vero”, a partire dal Jobs act e dalla legge di stabilità. Una giornata che ha bloccato il Paese, accompagnata da nord a sud dallo slogan “Così non va”.
Tra caos trasporti e disagi. Scontri a Torino, Milano e Roma ma in cortei di gruppi di autonomi e movimenti per la casa. L’adesione media allo sciopero generale è stata superiore al 60%, sempre secondo i dati di Cgil e Uil.
Centinaia i voli cancellati (oltre 300 solo a Fiumicino) e treni non garantiti fermi (in media il 50%), metro chiuse e autobus in deposito (oltre il 70%, con punte del 90%). Traffico rallentato, se non in tilt nelle città. I cortei sono sfilati per lo più senza problemi.
Scontri e tensioni si sono registrati a Torino tra gli autonomi e le forze dell’ordine (fermate nove persone e feriti due poliziotti); a Milano al corteo dello sciopero sociale con molti studenti (undici i contusi tra le forze dell’ordine); a Roma con i movimenti per la casa che hanno occupato uno stabile con conseguenti cariche (una decina i feriti e due arrestati). Episodi di violenza che la Cgil “condanna con fermezza”, che “non sono associabili alle pacifiche manifestazioni” del sindacato.
Proprio da Torino, al termine della sua visita alla città, è arrivato il richiamo del presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, al “rispetto reciproco” tra le prerogative di governo e sindacati: “Non si vada ad una esasperazione come quella di cui oggi abbiamo il segno”. Senza entrare “nel merito delle ragioni degli uni o degli altri”, lo sciopero generale è “segno senza dubbio di una notevole tensione tra sindacati e governo”, ha detto ancora il capo dello Stato, auspicando quindi “la via di una discussione pacata”.
In piazza, Cgil e Uil hanno portato le loro ragioni. “Continueremo a contrastare le scelte sbagliate” del governo “per avere una prospettiva di lavoro in questo Paese”, che è la vera “emergenza”: un lavoro di qualità, di diritti e di tutele, ha insistito dal palco di Torino, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, in corteo con cappotto e borsa rossi “il copyright del colore è nostro”, ha scherzato.
“Oggi fermiamo l’Italia per farla ripartire nella direzione giusta”, ha detto il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, dal palco di Roma, replicando anche al premier italiano Matteo Renzi: “Noi veramente vogliamo cambiare l’Italia, non a parole”. E assicurando che “non ci rassegniamo: faremo la nuova Resistenza contro coloro che pensano di poter fare a meno dei sindacati”.
Ma “caro presidente del Consiglio – si è rivolto ancora a Renzi – ci stupisca, ci convochi e discutiamo del futuro del Paese”. È “una scelta del governo se continuare a provare a innescare il conflitto oppure discutere. Deve essere chiaro che noi non ci fermiamo”, ha insistito Camusso, tornando a dire basta con “i dilettanti allo sbaraglio”.