La Fed trema, incognita Trump sulla successione di Powell
La Federal Reserve (Fed) trema e si prepara a uno scenario senza precedenti.
(Keystone-ATS) Le minacce di Donald Trump rendono sempre più improbabile l’idea di una transizione dolce fra Jerome Powell e Kevin Warsh, lasciando gli investitori con il fiato sospeso in un momento di incertezza economica e mentre l’inflazione è tornata a correre.
Warsh, nominato dal presidente a guidare la Fed al posto di Powell, apparirà per la prima volta in Senato martedì 21 aprile. Ma la sua conferma è tutt’altro che scontata: molti repubblicani infatti si oppongono all’ipotesi di votare se non sarà prima risolta l’azione legale avviata dall’amministarzione contro la Fed e Powell per i lavori di ristrutturazione della sede della banca centrale.
La presa di posizione dei conservatori, in particolare di Thom Tillis, rischia di far slittare la conferma di Warsh e quindi rendergli impossibile assumere l’incarico alla scadenza di Powell il 15 maggio. L’attuale presidente della Fed si è detto disponibile a restare in carica ‘pro tempore’ fino a quando il processo di conferma del suo successore non si sarà completato, come avvenuto più volte in passato e come previsto dalla legge. Trump però ha minacciato di licenziarlo se non farà un passo indietro immediatamente alla fine del mandato.
Se il tycoon darà seguito alle sue parole, la Fed potrebbe ritrovarsi con un vuoto di leadership e con una nuova probabile battaglia legale. Secondo gli analisti, la Casa Bianca potrebbe chiedere al governatore Stephen Miran – nominato da Trump e fedelissimo del presidente – di prendere il posto di Powell in attesa della conferma di Warsh.
Una mossa che non è chiaro se supererà il possibile esame della giustizia americana. Per evitare un vuoto di leadership alla Fed, Jimmy Carter nel 1978 aveva nominato Arthur Burns come presidente della Fed ad interim mentre in Congresso proseguiva l’iter di conferma della sua nomina. Da allora però la legge è stata rivista e l’approvazione del Senato per la guida della Fed è obbligatoria. Inoltre al presidente è vietato di nominare un funzionario ad interim alla guida di organi collegiali all’interno delle agenzie federali.
Powell e Warsh si ritrovano così all’angolo. E l’attuale presidente della Fed appare nella posizione più difficile in vista dell’attesa conferenza stampa del 29 aprile al termine della due giorni di riunione della banca centrale. L’occasione potrebbe essere la chiusura dell’era Powell alla guida della Fed, anche se non è escluso che decida di esercitare il suo diritto di restare nel board fino al 2028. Powell si è impegnato a farlo se l’indagine sui lavori alla sede della Fed non sarà chiusa.
Con il tempo che stringe anche per Warsh la situazione si complica: la sua ricchezza e i suoi stretti legami con Trump e Wall Street stanno suscitando non poche perplessità. Pur essendo sulla carta un candidato ideale – afferma il board editoriale del New York Times -, Warsh ha un “problema di credibilità” e per questo il Senato deve assicurarsi del suo impegno all’indipendenza della Fed e alla lotta all’inflazione, oltre a capire se intende “consegnare le chiavi della Fed” al Tesoro e se ha “troppa fiducia nei mercati finanziari”.
Non convince neanche il fatto che Warsh potrebbe essere il presidente della banca centrale più ricco della storia con ben oltre 100 milioni di dollari (senza contare quelli della moglie, una delle eredi di Estée Lauder).