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Maxi raid di Israele a Jenin, 8 palestinesi uccisi

Una grande operazione militare è stata condotta da Israele. KEYSTONE/AP/Nasser Nasser sda-ats

(Keystone-ATS) Israele ha lanciato a Jenin la maggiore operazione militare su larga scala da almeno 20 anni in Cisgiordania.

Un attacco via aria e via terra “contro i focolai del terrore” – come ha detto il ministro della Difesa Yoav Gallant – che ha causato l’uccisione di 8 palestinesi e il ferimento di altri 80, tra cui almeno 17 gravi, secondo un primo bilancio che appare però ancora provvisorio.

“Un nuovo crimine di guerra”, ha tuonato Nabil Abu Rudeinah, portavoce del presidente Abu Mazen, compiuto dal “governo di occupazione israeliano” contro “il nostro popolo indifeso”. Lo stesso Abu Mazen, mentre Hamas e la Jihad islamica minacciano vendetta, ha convocato una riunione urgente dell’Autorità nazionale palestinese e Giordania ed Egitto hanno condannato il raid israeliano.

L’operazione – che secondo l’esercito non è ancora finita e che gli analisti ritengono possa prolungarsi di altre 24 ore ed oltre – è cominciata nella notte tra domenica e lunedì quando velivoli israeliani hanno preso di mira “un centro operativo di comando unificato” nel campo profughi della città che serviva, secondo la versione dell’esercito, anche come nascondiglio di armi e esplosivi oltre che come “hub di coordinamento e comunicazione tra i terroristi”.

Quasi in contemporanea nel campo profughi sono entrati via terra almeno mille soldati e sono cominciati gli scontri con i miliziani. Obiettivo delle truppe – ha spiegato il portavoce militare – è stato quello di requisire armi e scoprire depositi segreti nel campo profughi: bulldozer hanno raschiato le strade nel timore che fossero stati piazzati ordigni esplosivi. In parti della città è stata interrotta l’erogazione della corrente elettrica.

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