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Morto Otar Iosseliani, regista vittima della censura sovietica

Otar Iosseliani nel 2015 al Locarno Film Festival KEYSTONE/URS FLUEELER sda-ats

(Keystone-ATS) È morto oggi a Tbilisi a 89 anni Otar Iosseliani, regista georgiano naturalizzato francese, fino al 1990 sovietico. È stato più volte ospite del Locarno Film Festival. Nel 2013 sulle rive del Verbano gli era stato attribuito un Pardo alla carriera.

La notizia della scomparsa è stata confermata dal quotidiano francese “Le Monde”, dopo l’annuncio dato da un suo amico, il fotografo Yuri Rost, sul canale Telegram, e rilanciato dal giornale russo “Pravda”.

Con i suoi film che rifiutano apertamente la trama romanzesca e la psicologia, per interessarsi unicamente alle azioni di personaggi osservati a distanza, Iosseliani è anche stato premiato per tre volte alla Mostra del Cinema di Venezia e ha conquistato i riconoscimenti dei festival di Cannes e Berlino.

A lungo vittima della censura in Unione Sovietica fin dagli esordì agli inizi degli anni ’60, per la sua poetica inclassificabile e sovversiva rispetto ai canoni del realismo socialista, dal 1982 Iosseliani si era rifugiato in Francia, stabilendosi a Parigi. Da meno di un decennio era tornato a Tbilisi, dove era nato il 2 febbraio 1934.

Iosseliani studiò pianoforte al conservatorio della capitale della Georgia dal 1944 al 1953. Trasferitosi a Mosca, si iscrisse alla Facoltà di Matematica, che frequentò per due anni (1953-1955), per poi abbandonarla e iscriversi alla Vgik, l’Università di cinematografia, dove ebbe come insegnante Aleksandr P. Dovženko.

Diplomatosi nel 1961, realizzò il mediometraggio, “Aprile” (1962), che però non ottenne l’autorizzazione a circolare. Autore poetico del cinema sovietico, estraneo ai canoni del realismo socialista. il suo primo lungometraggio “La caduta delle foglie” (1966) venne premiato con il Fipresci al festival di Cannes; poi diresse “C’era una volta un merlo canterino” (1971) – lanciato internazionalmente nel 1974 dal Pesaro Film Festival – e quindi “Pastorale” (1976), che tuttavia fu bloccato per diversi anni in Urss.

Dopo il premio speciale a “Pastorale”, proiettato per la prima volta al Festival internazionale del Cinema di Berlino nel 1982, Iosseliani lasciò l’Unione Sovietica e si trasferì in Francia dando vita a una nuova fase creativa segnata da film assai elogiati dalla critica quali: “I favoriti della Luna” (1984), “Un incendio visto da lontano” (1989), “Briganti” (1996), tutti e tre premi speciali della giuria alla Mostra del Cinema di Venezia, e “Lunedì mattina” (2002), con il quale ottenne l’Orso d’argento per la regia al Festival di Berlino.

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