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Notti tropicali? Il medico spiega l’effetto che hanno sul sonno

Keystone-SDA

L'impatto delle notti tropicali è tutt'altro che trascurabile: il caldo frammenta il riposo, riduce le fasi più rigeneranti e lascia il corpo e la mente in uno stato di affaticamento cronico, afferma il dottor Geoffroy Solelhac.

(Keystone-ATS) Il meccanismo è fisiologico e inesorabile, sottolinea il ricercatore al CHUV, l’ospedale universitario di Losanna, in un’intervista pubblicata oggi da Le Matin Dimanche. “Essendo il sonno associato a una diminuzione della temperatura, l’addormentamento sarà logicamente più difficile in periodi di forte caldo”. E non si tratta solo di addormentarsi: “Nel corso della notte ci saranno anche più risvegli, che siano micro-risvegli, della durata da tre a quindici secondi e di cui non ci si ricorda mai, o risvegli coscienti. Quindi il calore induce una diminuzione della durata totale del sonno, così come una riduzione della sua qualità soggettiva, con le conseguenze negative che conosciamo”. Ovvero stanchezza, difficoltà cognitive, irritabilità e sonnolenza diurna.

La fase più preziosa per il recupero fisico è la prima a farne le spese. “Il sonno profondo, che si verifica all’inizio della notte e che ci permette di recuperare fisicamente, è quello che ha più bisogno del raffreddamento della temperatura. Secondo diversi studi, la durata del sonno profondo diminuisce in periodi di canicola”, afferma l’esperto. Anche la fase REM, quella dei sogni e del controllo emotivo, subisce alterazioni. “Il sonno paradossale, che si verifica piuttosto verso la fine della notte e che gioca un ruolo fondamentale nel controllo delle emozioni, è disturbato anch’esso. Nell’insieme di una notte, il calore modificherebbe quindi la struttura del sonno e le proporzioni delle diverse fasi. Il sonno diventa generalmente più leggero e frammentato”.

Ma il cervello è capace di adattarsi giorno dopo giorno? “A breve termine, gli adattamenti sono essenzialmente fisiologici”, risponde l’intervistato. “Il corpo tenterà di evacuare maggior calore grazie alla vasodilatazione cutanea e alla sudorazione notturna. L’adattamento è però solo parziale: “Forse altri meccanismi adattativi potrebbero instaurarsi a più lungo termine, ma è ancora poco descritto nella letteratura scientifica. E sappiamo che le persone che vivono in regioni calde mantengono generalmente un sonno disturbato durante le notti estremamente calde. Dunque, se ci sono adattamenti, sono solo parziali”.

La buona notizia è che il recupero, una volta passata l’ondata di calore, può essere rapido. “Non c’è necessariamente un debito di sonno che dovrebbe poi essere compensato, per così dire. Appena il corpo beneficia di una temperatura normale per dormire, il sonno può normalizzarsi rapidamente. Dopo una mancanza di ore dormite l’organismo può in particolare aumentare la quantità o l’intensità del sonno profondo”. Ma il tempo necessario per un completo recupero è soggettivo e difficile da prevedere.

Intanto, in attesa di notti più fresche, il medico offre alcuni consigli pratici per chi lotta contro il caldo in camera da letto. “Preferite la doccia tiepida alla doccia fredda, che indurrà una vasocostrizione e quindi impedirà l’evacuazione del calore. Evitate le lenzuola umide poiché l’umidità tende a rafforzare la sensazione di calore. Forse i materassi rinfrescanti possono essere interessanti, perché diminuiscono la temperatura nelle immediate vicinanze”.

Intanto il domenicale riferisce anche di uno studio pubblicato il mese scorso dall’organizzazione non governativa Climate Central, che ha passato al setaccio oltre 1300 città. È emerso che tra il 2020 e il 2025, a livello mondiale, l’essere umano ha perso in media 56 ore di sonno all’anno a causa di una temperatura ambiente elevata e circa il 10% di questa perdita (cioè quasi sei ore) può essere attribuita al riscaldamento climatico. In 840 città, il dato è addirittura triplicato rispetto agli anni Settanta.

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