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Operazione contro pornografia infantile: arresti anche in Svizzera

Keystone-SDA

Investigatori operanti a livello internazionale hanno dichiarato di aver smantellato una vasta rete di frodi sul darknet spesso contenente materiale pedopornografico. Alle indagini ha partecipato anche la Svizzera.

(Keystone-ATS) Oltre 373’000 pagine sono state chiuse e circa 440 dei circa 600 sospettati sono stati già identificati, hanno comunicato il Ministero della Giustizia e la polizia dello Stato federale tedesco della Baviera.

In Svizzera, coinvolta nelle indagini, sono state identificate cinque persone e arrestate provvisoriamente, ha dichiarato a Keystone-ATS l’Ufficio federale di polizia (fedpol). Gli indagati vengono accusati di aver consumato sul darknet, tramite la piattaforma “Alice with Violence CP”, immagini di abusi sessuali su minori e di aver tentato attivamente di procurarsi ulteriore materiale.

È in corso una ricerca internazionale del presunto capo dell’organizzazione: si tratterebbe di un cinese di 35 anni residente nella Repubblica Popolare. In totale, sono indagati in tutto il mondo circa 600 utenti che avrebbero effettuato pagamenti su piattaforme di pornografia infantile tra febbraio 2020 e luglio 2025. In Germania sono state effettuate perquisizioni nei confronti di 14 sospetti in nove Länder.

Fedpol e le polizie cantonali coinvolte

Alla “Operazione Alice”, coordinata dall’agenzia di polizia europea Europol, hanno partecipato 23 Stati, tra cui, oltre a diversi Paesi europei, anche Stati Uniti, Canada e Australia. In Svizzera, oltre a fedpol, sono state coinvolte la polizia di Lucerna, la polizia cantonale di San Gallo, la polizia cantonale di Turgovia e la polizia cantonale di Zurigo.

Secondo quanto riferito, da oltre quattro anni gli investigatori bavaresi tenevano sotto osservazione una piattaforma del darknet sulla quale, con intenti fraudolenti, venivano principalmente pubblicizzate immagini di gravi violenze sessuali su minori per indurre gli interessati ad acquistare ulteriori foto e video.

Anche se questi ultimi non venivano poi consegnati, “i falsi negozi pubblicizzavano materiale pedopornografico reale”, ha sottolineato il ministro della Giustizia bavarese Georg Eisenreich. “Non bisogna dimenticare: dietro ogni immagine, dietro ogni video c’è l’inimmaginabile sofferenza di un bambino”. Il caso dimostra anche quanto sia allarmante l’entità della domanda.

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