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Pedofilia: in Australia preti contro denunce confessione

(Keystone-ATS) Un gruppo di 600 sacerdoti cattolici di tutti gli stati e territori d’Australia ha respinto le nuove leggi in via di attuazione che impongono di denunciare casi di pedofilia appresi in confessione.

Le norme hanno l’obiettivo di applicare una delle 122 raccomandazioni della Commissione nazionale d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi di pedofilia, che per oltre due anni ha indagato su chiese, enti di beneficenza, governi locali, scuole, organizzazioni comunitarie e polizia.

Il ‘no’ dei sacerdoti segue le proteste della Conferenza Episcopale Australiana che aveva definito qualche giorno fa la nuova legge “prematura e sconsiderata, apparentemente provocata dal desiderio di penalizzare la Chiesa cattolica senza considerare correttamente le conseguenze della decisione”, come detto dal presidente dei vescovi, mons. Mark Coleridge.

Già in passato, in Irlanda, era stato messo in discussione il segreto del confessionale in relazione ai reati di pedofilia. Ma la proposta del 2011 non divenne mai legge. Da ottobre il South Australia sarà invece il primo degli Stati ad abolire l’esenzione finora accordata al segreto del confessionale dall’obbligo di denuncia. I sacerdoti saranno passibili di multe di 10 mila dollari se non riferiranno informazioni su casi di abusi apprese in confessione. Leggi simili sono state annunciate in Western Australia, in Tasmania e nel Territorio della capitale federale Canberra.

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