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Pernottamenti record in stagione invernale, aumento anche in Ticino

Keystone-SDA

Numeri record per il turismo svizzero nella stagione invernale 2025/2026, cioè nel semestre che va da inizio novembre a fine aprile: sono stati registrati 18,7 milioni di pernottamenti, il dato più alto mai osservato.

(Keystone-ATS) Forte aumento anche in Ticino (+7,2%), mentre i Grigioni marciano sul posto (+0,1%).

Stando ai dati diffusi stamani dall’Ufficio federale di statistica (UST), a livello nazionale si registra una progressione del 1,1% rispetto all’analogo periodo del 2024/2025, che era già stato da primato. A trainare il comparto sono stati gli ospiti svizzeri, che segnano +1,6% a 9,5 milioni di notti, superando i livelli record osservati nelle ultime quattro stagioni invernali. La domanda estera è cresciuta di poco (+0,5%), ma con 9,3 milioni ha comunque raggiunto il livello più alto dalla stagione invernale 2007/2008.

Tre regioni turistiche elvetiche si sono particolarmente distinte per la loro crescita, ovvero il Ticino (+7,2%, pari a +49’000 pernottamenti), nonché quelle urbane di Ginevra (+2,5%, +42’000) e Zurigo (+1,6%, +51’000). Meno marcata è la crescita del Vallese (+0,7%, +15’000), mentre nei Grigioni la domanda è rimasta stabile (+0,1%, +2’800).

Tornando alla componente straniera, va sottolineato che i pernottamenti sono aumentati in sette regioni sulle tredici definite dall’UST. In questo caso, l’incremento più consistente è stato registrato nei Grigioni (+5%, +57’000). Quanto alla domanda indigena, essa è aumentata in nove regioni: Zurigo ha messo a referto l’incremento maggiore (+4,4%, +54’000).

L’UST ha pubblicato anche i dati dei pernottamenti mensili: gli aumenti più consistenti sono stati registrati nei mesi di dicembre 2025 (+5,9 %) e aprile 2026 (+5,1 %), mentre marzo si è invece contraddistinto per un calo significativo (-5,7%).

Record di ospiti provenienti dagli USA

Gli ospiti europei hanno generato durante l’inverno 5,8 milioni di pernottamenti, pari a un aumento dell’1,8%. Gli incrementi sono arrivati in particolare da Germania (+1,5%, pari a +26’000), Regno Unito (+2,3%, +18’000) e Spagna (+7,3%, +17’000).

La domanda dall’America ha raggiunto un valore record con un aumento del 5,5% a 1,8 milioni di pernottamenti, con gli Stati Uniti che hanno registrato la crescita assoluta più forte (+4,5%, +52’000) nonché il miglior risultato degli ultimi 30 anni. Si è inoltre osservato un aumento dei pernottamenti di ospiti provenienti dal Brasile (+8,2%, +17’000) e Canada (+8,0%, +9’400)

La domanda dall’Asia è invece diminuita in modo significativo. Il numero di pernottamenti è infatti sceso del 10,1% a 1,4 milioni. Già in calo da gennaio, la domanda ha registrato una forte contrazione in marzo (-16,9%) e in aprile (-28,4%) soprattutto a causa degli effetti del conflitto in Medio Oriente. Nello specifico, il calo è stato particolarmente marcato per gli ospiti provenienti da India (-15,8%, -33’000), Stati del Golfo (-9,6%, -26’000) e Corea del Sud (-18,4%, -22’000).

Cautamente ottimisti per l’estate

Per la prossima stagione estiva, il settore si mostra moderatamente ottimista nonostante le incertezze geopolitiche. I mercati più importanti dopo quello interno – ovvero Germania, USA, Regno Unito e Francia – dovrebbero fornire una base stabile, stando a un comunicato diffuso oggi dall’organizzazione di promozione turistica Svizzera Turismo. Anche il franco forte dovrebbe incidere meno negativamente sulla competitività di quanto temuto, tanto più che i prezzi all’estero sono aumentati di più.

Resta invece problematico l’andamento nei mercati lontani. Per l’Asia, in estate si prevede un calo dei pernottamenti di circa il 18%. Nei Paesi del Golfo si intravede un miglioramento grazie a una ripresa della domanda da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ma la flessione rispetto all’anno precedente dovrebbe comunque attestarsi intorno al 30%.

L’ottimismo contenuto è sostenuto anche dagli economisti. Il Centro di ricerche congiunturali KOF del Politecnico federale (ETH) di Zurigo e l’istituto basilese BAK Economics hanno previsto recentemente un calo rispettivamente dell’1,6% e dell’1,0% in confronto all’estate record del 2025. Anche per l’intero anno 2026 si preconizza una lieve diminuzione.

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