Petroplus chiude temporaneamente tre raffinerie, tra cui Cressier
(Keystone-ATS) Confrontata a gravi problemi di liquidità, Petroplus ha deciso di chiudere temporaneamente in gennaio tre delle sue cinque raffinerie, tra cui quella di Cressier (NE), che dà lavoro a circa 260 persone.
In una nota diffusa oggi pomeriggio il gruppo con radici olandesi e sede a Zugo annuncia anche la sospensione dell’attività negli stabilimenti di Anversa, in Belgio, e di Petit-Couronne, in Francia.
La società non è in grado di pagare i propri fornitori di petrolio dopo che martedì le banche hanno congelato una linea di credito di un miliardo di dollari. Lo stesso giorno Joseph Watson, direttore delle finanze dell’impresa, aveva indicato che Petroplus dispone ancora di scorte solo per pochi giorni.
La riapertura delle raffinerie dipenderà dalla disponibilità di crediti e dalle condizioni economiche in Europa, spiega il gruppo, che si trova nelle cifre rosse dal 2008. I colloqui con il consorzio di 13 banche – tra cui UBS e Credit Suisse – proseguiranno nei prossimi giorni; le discussioni avute ieri a Zurigo sono state “aperte e costruttive”. Tuttavia se non si dovesse giungere presto a un accordo Petroplus dovrà chiudere anche gli impianti di Coryton, in Gran Bretagna, e Ingolstadt, in Germania.
Ieri analisti avevano parlato di una situazione molto grave, con il rischio di un’insolvenza. Sempre ieri le agenzie di valutazione Standard & Poor’s e Moody’s avevano tagliato il voto attribuito a Petroplus rispettivamente da “B” a “CCC+” e da “B2” a “Caa2”.
Dopo che negli scorsi giorni sindacati francesi avevano chiesto al governo di intervenire, oggi anche Unia ha lanciato un appello al Consiglio di Stato neocastellano perché faccia maggiore pressione sulle banche per salvaguardare lo stabilimento di Cressier. Stando al sindacato, oltre ai circa 260 dipendenti della raffineria sono interessati indirettamente dalla situazione altrettanti posti di lavoro. Unia chiede la convocazione di una tavola rotonda per discutere i problemi.