Armi leggere: bocciata la proposta svizzera
Il progetto franco-svizzero per la creazione di un registro mondiale per l'individuazione delle armi leggere è stato contrastato dagli Stati Uniti, che hanno tolto ogni sostanza alla conferenza delle Nazioni Unite sulla proliferazione illegale delle armi di piccolo calibro.
La Francia e la Svizzera escono particolarmente frustrate dalla conferenza delle Nazioni Unite contro la proliferazione illegale delle armi leggere. Era la prima del genere, e non ha mantenuto le sue promesse.
I 189 paesi partecipanti dovevano impegnarsi a lottare contro il flagello delle armi di piccolo calibro, dalla pistola al lanciarazzi, che fanno oltre 500mila vittime all’anno, soprattutto civili, donne e bambini.
La Francia e la Svizzera, fin dall’inizio, sostenevano la proposta di creare un registro mondiale per seguire i movimenti transfrontalieri di armi. Un sistema che avrebbe permesso di risalire alla fonte delle armi sequestrate a gruppi di ribelli a o bande criminali.
Partendo dai venditori, gli inquirenti avrebbero potuto trovare le tracce di ogni transazione e risalire quindi fino ai responsabili dei traffici illegali. Ma per essere universale e quindi efficace, un progetto del genere deve poter contare su misure giuridicamente vincolanti. Cosa che gli Stati Uniti non vogliono.
Il potere della lobby delle armi
Spaventati da tutto quanto possa in un qualche modo ledere il sacrosanto diritto degli americani di possedere delle armi, gli Stati Uniti hanno rifiutato qualsiasi nuova regolamentazione del commercio delle armi. La potente lobby delle armi da fuoco, guidata dalla National Rifle Association, si è molto impegnata. E al termine di due settimane di intensi dibattimenti, gli Stati Uniti hanno avuto partita vinta su quasi tutti i punti. Sono perfino riusciti a difendere il diritto di vendere armi a gruppi ribelli.
Temendo un fallimento totale della conferenza, simbolicamente carico di conseguenze, i paesi più progressisti hanno accettato un consenso minimo. E di colpo, il progetto franco-svizzero è stato svuotato della sua sostanza. Ma ciò non vuol dire che sia stato sotterrato.
In effetti, la Svizzera tornerà alla carica. I diplomatici parlano già di creare un registro con i paesi che intendono partecipare su una base volontaria. In tal modo, vogliono dare l’esempio e convincere i più reticenti a raggiungerli.
Philippe Bolopion, Nuova York
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