Commissione Bergier: restituire i documenti significa colpire la trasparenza
La Commissione Bergier deplora la decisione presa martedì dal Consiglio federale, che autorizza la restituzione alle imprese delle fotocopie di documenti messi a disposizione per i suoi lavori di ricerca. Il governo ha dato un falso segnale e inferto un colpo alla trasparenza, hanno dichiarato i suoi membri.
Il fondo di oltre 100’000 copie di documenti messo insieme in anni di lavoro sarà di nuovo sparpagliato, ha affermato Jakob Tanner, uno dei nove membri della Commissione indipendente di esperti “Svizzera – Seconda guerra mondiale” (CIE) istituita dal governo nel dicembre 1996. Una centralizzazione all’Archivio federale – ha aggiunto – avrebbe facilitato di molto, da parte degli storici, l’esame del lavoro della commissione e il giudizio sulla sua credibilità.
Ora non resta che sperare nell’interesse delle imprese alla trasparenza, ha detto Tanner. Georg Kreis, altro membro della CIE, nutre tuttavia seri dubbi. Lo storico basilese ha rammentato la scarsa cooperazione di molte imprese nell’apertura dei loro archivi ai ricercatori della commissione.
La decisione del Consiglio federale, in base alla quale all’Archivio federale saranno consegnate soltanto le copie di documenti di cui le società proprietarie non avranno chiesto la restituzione, rafforza questo atteggiamento non cooperativo. Alcuni anni fa il governo avrebbe fatto un’altra scelta, ritiene il professor Kreis.
La restituzione dei documenti porrà inoltre grossi problemi organizzativi, hanno detto Jean-François Bergier e Myrta Welti, presidente e segretaria della commissione. Parecchie questioni non sono state ancora risolte. I Dipartimento federali dell’interno e degli affari esteri dovranno elaborare delle proposte.
La sorte delle circa 130 mila fotocopie di documenti conservati negli archivi delle imprese, e utilizzati dalla commissione Bergier per le proprie ricerche, aveva suscitato negli scorsi mesi un’aspra polemica fra gli storici e il mondo economico.
Le imprese interessate si sono battute per la restituzione temendo “manipolazioni” o un uso “sensazionalistico” della documentazione che le riguarda. Al contrario la Società Svizzera di Storia (SSS) voleva che le copie fossero trasmesse tutte all’Archivio federale e quindi rese accessibili agli studiosi. Per gli storici, il valore scientifico del lavoro della commissione Bergier risulterebbe compromesso senza la possibilità di consultare le fonti utilizzate.
La decisione di ieri è comunque ininfluente per il lavoro della CIE, che consegnerà come previsto al governo il suo rapporto finale a fine anno. Questo sarà composto di una sintesi e di 23 studi storici e due giuridici su questioni particolari: alcuni verranno presentati già a fine agosto, ha indicato Jacques Picard, altro membro della commissione.
Tanner ha assicurato che si è cercato di tener conto, per la redazione del rapporto finale, delle critiche fatte in occasione della presentazione dei precedenti rapporti, in modo che possa uscirne un giudizio il più equo possibile sulla Svizzera nella Seconda guerra mondiale.
La sintesi di 400-500 pagine sarà prodotta in quattro lingue: i lavori di traduzione cominceranno tra un paio di settimane. In marzo o aprile del 2002 sarà presentata al pubblico. Il prezzo d’acquisto dovrebbe aggirarsi tra i 40 e i 50 franchi.
swissinfo e agenzie
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