Il difficile compito di sostenere la democrazia nei Balcani
La democrazia e la sicurezza devono venir sostenute nei Balcani attraverso la collaborazione tra le organizzazioni internazionali e la popolazione locale. È questo il messaggio lanciato sabato dal consigliere federale Joseph Deiss al Forum di Crans Montana.
Il Forum di Crans Montana si autodefinisce un’occasione esclusiva, dove esponenti di spicco della politica e dell’economia possono incontrarsi in un ambiente discreto e tranquillo. All’edizione di quest’anno hanno preso parte all’incontro nella località vallesana, esponenti provenienti da 120 paesi.
Il ministro degli esteri elvetico ha introdotto sabato la discussione dedicata al tema “democrazia e sicurezza nell’Europa sud-orientale”. Fra i problemi centrali, Deiss ha localizzato le tensioni etniche e regionali.
Il processo di democratizzazione deve, secondo il consigliere federale, essere inserito in un contesto più ampio. Deve uscire dall’ambito limitato della politica e contemplare altri parametri. Fra questi la corruzione e il rispetto dei diritti dell’uomo. La collaborazione è dunque fondamentale, ma non deve limitarsi all’aiuto internazionale, la solidarietà regionale e interetnica assume un ruolo preponderante.
Mezzi limitati
Carl Bildt, inviato straordinario dell’ONU per i Balcani, ha ammesso che i mezzi sono limitati. La rilevanza economica della regione ha infatti un’importanza limitata. La popolazione che rappresenta non più del 7 per cento del totale europeo, non raggiunge lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo del continente. Come tale la ricchezza prodotta per abitante è ben dieci volte inferiore alla media europea.
Il patto di stabilità per i Balcani è anche stato fortemente intaccato dalle tensioni che attanagliano la Macedonia. Per questo Bildt si è espresso per un limite alle autonomie regionali per passare ad un concetto di cooperazione. Per raggiungere questo traguardo è però necessario uno sforzo particolare da parte della comunità internazionale.
La discussione del villaggio alpino ha anche toccato l’estradizione di Milosevic. Il ministro degli esteri montenegrino, Branko Lukovac, ha espresso la speranza che questo sia “l’inizio della fine di un incubo vissuto dalla regione”.
Adesso, secondo Lukovac, è arrivato il momento di eliminarne le cause provocate da “mostri come Milosevic e i suoi pari”, e dare una svolta di rotta.
swissinfo e agenzie
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