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Democrazia diretta in Svizzera

L’iniziativa Strade per tutti ostacolerebbe i servizi pubblici

In Svizzera le strade con la limitazione della velocità a 30 chilometri orari sono già oltre 700 Keystone

Proposta utopica e controproducente. E' il parere del comitato contrario all'iniziativa popolare che chiede l'abbassamento del limite di velocità a 30 chilometri nelle località, in votazione il 4 marzo. Le ragioni del no presentate a Berna.

Dopo le votazioni sui grandi progetti ferroviari della fine degli Anni Novanta, nel nuovo millennio l’interesse sembra essere tornato sulle proposte in materia di circolazione stradale. Il primo appuntamento è in agenda il 4 marzo con l’iniziativa popolare “per una maggiore sicurezza stradale grazie ad una velocità massima dei 30 chilometri orari nelle località, con eccezioni”.

Lanciata dall’Associazione traffico e ambiente (ATA), l’iniziativa punta ad introdurre la nuova regolamentazione a livello federale allo scopo di diminuire le vittime della strada e di contribuire al rispetto dell’ambiente.

Già respinta da governo e parlamento, l’iniziativa è stata duramente criticata da un comitato composto da 140 deputati borghesi secondo i quali gli obiettivi che si prefiggono i sostenitori della proposta (oltre agli ecologisti anche il partito socialista) sarebbero non solo irraggiungibili, ma provocherebbero pure il caos generalizzato sulle strade.

Studi all’estero hanno dimostrato che l’abbassamento dagli attuali 50 a 30 chilometri orari, senza interventi di riassetto stradale, provoca un numero maggiore di incidenti gravi, ha osservato la consigliera liberale ginevrina Barbara Polla. La riduzione della velocità porterebbe soprattutto ad un calo dell’attenzione da parte degli utenti della strada. Interventi del genere sulla viabilità devono quindi restare di competenza dei singoli comuni.

Negli ultimi anni, ha fatto presente il comitato, in Svizzera sono già state introdotte oltre 700 zone con il limite dei 30 chilometri orari. In questo settore nuove restrizioni vengono sostenute e accettate solo se l’esigenza è riconosciuta dai cittadini.

Una violazione dei limiti provocherebbe un moltiplicarsi di controlli di polizia e un simile confronto tra cittadini e Stato non è nell’interesse della politica nazionale né, soprattutto, della politica comunale, ha messo in guardia il deputato radicale democratico sangallese Peter Weigelt. Malgrado l’iniziativa preveda delle eccezioni, queste non riguardano però i trasporti pubblici che si troverebbero in una situazione assai difficile.

Infine, ma non da ultimo vi è anche l’aspetto finanziario, un elemento non certo trascurabile se si considera che il costo medio dell’introduzione di una zona a 30 chilometri orari ammonta a 665 mila franchi. Anche con costi contenuti per le misure di riassetto, l’applicazione dell’iniziativa causerebbe spese per circa 2 miliardi di franchi, ha sottolineato il deputato UDC Max Binder.

Gli oppositori possono guardare con giustificata tranquillità al voto di marzo. Vista l’aria che tira attualmente sulla politica dei trasporti, è facile prevedere una netta bocciatura dell’iniziativa dell’ATA.

Archiviati i progetti di trasversali ferroviarie alpine, almeno a livello politico se non a livello di realizzazione, la maggioranza borghese del parlamento e con lei una buona fetta dell’opinione pubblica si sta preoccupando piuttosto di favorire e non di limitare il traffico stradale. Il Consiglio nazionale sta elaborando una proposta per il traforo di una seconda galleria autostradale del Gottardo, mentre il Touring Club Svizzero ha recentemente depositato un’iniziativa popolare che oltre al raddoppio del Gottardo chiede l’ampliamento a 6 corsie dei principali tratti autostradali del paese.

Luca Hoderas

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