La libera circolazione in bilico
I cittadini svizzeri sono divisi per quanto riguarda l'estensione della libera circolazione delle persone ai nuovi membri dell'Unione europea.
Il sondaggio dell’Istituto gfs.bern, eseguito su incarico della Società svizzera di radiotelevisione, parla di un 43% di sì e di un 40% di no.
Venerdì, l’Istituto gfs.bern ha pubblicato i risultati del primo sondaggio in merito alla votazione del 25 settembre. In quella data, i cittadini svizzeri dovranno decidere se estendere o meno l’accordo di libera circolazione delle persone ai paesi che hanno raggiunto l’Unione europea il primo maggio 2004.
Il 43% delle persone che hanno preso parte all’inchiesta afferma di essere favorevole all’estensione. I no arrivano al 40%. Il restante 17% non si è ancora fatto un’opinione precisa in merito.
La destra dura agli avamposti
Il sondaggio permette di farsi un’idea chiara degli schieramenti che si affrontano. Da un punto di vista politico gli oppositori si trovano nei ranghi dell’Unione democratica di centro (UDC, destra). L’87% dei suoi membri, infatti, è contrario all’estensione della libera circolazione.
Recentemente, diverse personalità in vista dell’UDC si sono pronunciate in favore di un’estensione dell’accordo. Ma evidentemente la base non ha seguito il loro esempio. Solo il 4% dei membri o simpatizzanti dell’UDC si è detto disposto a mettere un “sì” nell’urna.
Tra gli altri tre partiti di governo è il “sì” ad avere la meglio. I sostenitori più ferventi si trovano tra le file dei socialisti (PS, 74% di sì). Seguono i liberali (PLR, 63%) e i popolari democratici (PPD, 56%).
Ma l’appartenenza politica non è il solo criterio determinante. Anche l’origine linguistica ha un suo peso. I francofoni sono i più favorevoli (47% sì, 33% no). I germanofoni (41% di sì e 41% di no) e gli italofoni (40% di sì e 47% di no) dimostrano di avere più riserve nei confronti dell’oggetto in votazione.
Senza entrare nei dettagli, si può aggiungere che l’estensione dell’accordo sulla libera circolazione delle persone riscuote l’approvazione di chi abita nei grandi centri, ha un reddito alto e una buona formazione. Il numero di consensi cala in modo proporzionale all’abbassamento del livello di formazione e del salario.
Una campagna emozionale
Gli svizzeri sembrano molto interessati al tema. In effetti, il 55% delle persone intervistate ha affermato che si recherà senz’altro a votare. Un altro 23% pensa di farlo.
L’Istituto gfs.bern avanza delle ipotesi per spiegare questa forte mobilitazione. Constata innanzitutto che non c’è stata una pausa tra la votazione del 5 giugno sull’adesione della Svizzera ai trattati di Schengen e Dublino e l’inizio della campagna per il voto sulla libera circolazione.
Del resto l’estensione di quest’ultimo accordo era stato già discusso anche nel quadro di Schengen/Dublino. Per gli elettori, dunque, si tratta di un tema famigliare da diversi mesi.
Inoltre, il dibattito è stato alimentato da elementi sempre nuovi. Si possono citare ad esempio il referendum francese sulla Costituzione europea o le dichiarazioni della commissaria europea Benita Ferrero-Waldner sulle conseguenze di un eventuale rifiuto svizzero dell’estensione della libera circolazione.
Di conseguenza, anche se ci si recherà alle urne solo in settembre, la mobilizzazione dei cittadini è già forte e la campagna «emozionale».
Convincere gli indecisi
I dati mostrano una forte polarizzazione. Per il momento avversari e partigiani dell’estensione lottano gomito a gomito e nessuno dei due schieramenti riesce ad avere una maggioranza assoluta.
Per ottenere una vittoria il 25 settembre bisognerà dunque riuscire a convincere il 17% d’indecisi. Entrambi gli schieramenti dispongono di argomenti che potrebbero servire da esca.
I fautori del “sì” hanno un approccio molto pragmatico e sottolineano che l’estensione dell’accordo è un’opportunità per l’economia svizzera e che un rifiuto comporterebbe l’insorgere di problemi con l’Unione europea.
Dal canto loro, gli oppositori insistono sugli effetti negativi: pressione sui salari, apertura delle porte ad un’ondata migratoria dai paesi dell’Est e, più in là nel tempo, anche a turchi e rumeni.
Al momento, tuttavia, il processo di formazione delle opinioni è ancora in corso, per questo l’Istituto gfs.bern ritiene che sia ancora prematuro fare delle previsioni in merito al risultato dello scrutinio.
swissinfo, Olivier Pauchard
(traduzione, Doris Lucini)
43% di sì all’estensione della libera circolazione delle persone ai nuovi membri dell’Unione europea (sondaggio gfs.bern).
40% di no.
17% d’indecisi.
Il sondaggio è stato realizzato tra il 25 giugno e il 2 luglio e ha coinvolto 1201 persone delle tre principali regioni linguistiche (margine d’errore 3%).
Gli svizzeri voteranno sull’estensione dell’accordo di libera circolazione delle persone il 25 settembre 2005.
L’accordo riguarda i paesi che hanno raggiunto l’Unione europea il primo maggio 2004: Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Slovenia, Cipro e Malta.
Lo scorso 5 giugno, il 54,6% dei cittadini aveva accettato l’adesione della Svizzera ai trattati di Schengen e Dublino che permettono una migliore collaborazione con l’Unione europea in materia di sicurezza e asilo.
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