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Medio Oriente, riunita la commissione ONU

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Martedì si é aperta una sessione straordinaria della Commissione dei diritti umani. Anche la Svizzera chiede un'inchiesta indipendente sugli scontri a Gaza e in Cisgiordania. Mary Robinson: "priorità alla tutela dei bambini".

E’ la quinta volta che la Commissione Onu dei diritti umani si riunisce d’urgenza in seguito a gravi crisi internazionali. Due volte per la ex Jugoslavia, una volta per il Rwanda e una per Timor est, appena un anno fa.

Adesso tocca al Medio Oriente in seguito alla violenta escalation degli scontri tra palestinesi e israeliani. Il momento é estremamente delicato perché nello stesso giorno in cui i 53 rappresentanti della Commissione siedono al palazzo dell’Onu di Ginevra, le principali diplomazie sono al lavoro a Sharm el Sheick per trovare uno sbocco pacifico al confronto che dura ormai da venti giorni.

Lo scopo di questa quinta sessione straordinaria, convocata su richiesta della Lega Araba e della Conferenza Islamica una settimana fa, dovrebbe essere di raccomandare la creazione di una commissione d’inchiesta indipendente, come già indicato dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza del 7 ottobre. Altri punti che saranno discussi: l’invio immediato nella regione dell’Alto Commissario Mary Robinson e di una folta schiera di inviati speciali.

I punti sono indicati una progetto di risoluzione presentata dall’Algeria e sostenuta in parte dai paesi in via di sviluppo. Su questo testo non ci sarebbe ancora un accordo a causa dell’opposizione dei paesi occidentali, soprattutto degli Stati Uniti. Sulla necessità “di fare luce su fatti e responsabilità” è d’accordo anche la Svizzera, che partecipa ai lavori come paese osservatore allo stesso piano della Santa Sede e dell’Autorità Palestinese.

L’ambasciatore Francois Nordman, che guida la delegazione elvetica ha detto che la Svizzera è disposta “ad appoggiare il lavoro di una commissione d’inchiesta che potrebbe essere creata conformemente alla risoluzione 1322 del Consiglio di Sicurezza e, eventualmente, è pronta anche a farne parte” . La Svizzera, nel suo ruolo di Stato depositario delle Convenzioni di Ginevra ha ricordato alcune palesi violazioni da parte di Israele, “che sono la causa delle violenze di questi giorni, come la questione degli insediamenti colonici e la messa in discussione del diritto di residenza per i palestinesi che vivono a Gerusalemme”.

Il riferimento è, in particolare all’art 49 della IV Convenzione di Ginevra che proibisce “il trasferimento individuale o di massa e la deportazione di una parte della popolazione civile nelle zone occupate”. L’ambasciatore Nordman ha poi citato anche le limitazioni della libertà di circolazione dei palestinesi, particolarmente gravi in questi giorni, “che sono ai nostri occhi una forma di punizione collettiva proibita dalla IV convenzione e si aggiungono agli altri problemi a cui un accordo di pace dovrà trovare una soluzione”.

La Svizzera, infine ha puntato il dito contro Israele per il bilancio degli scontri: “le forze israeliane hanno fatto un uso sproporzionato dei loro metodi repressivi, come mostrano il tipo di armi e il bilancio delle vittime. Tra queste è scioccante il grande numero di bambini”. Tra i minori le vittime sarebbero più di 20 e centinaia i feriti. La condanna della violenza contro i bambini è stata al centro dell’intervento della Robinson, che ha lanciato alla comunità internazionale un accorato appello perché le parti in conflitto si impegnino a tenere i bambini lontano dalle prime linee.

L’Alto Commissario ha ricordato anche gli attacchi contro le ambulanze e il personale medico di soccorso e ha concluso richiamando la comunità internazionale sui mezzi per promuovere la pace e la tolleranza, soprattutto in vista della Conferenza Mondiale sul Razzismo, prevista per il prossimo anno in Sudafrica.

Un puntuale quadro della situazione di questi giorni è infine stato tracciato dall’inviato speciale per i territori palestinesi occupati, l’italiano Giorgio Giacomelli, reduce da un visita nella regione dall’11 al 15 ottobre (una vista effettuata senza l’autorizzazione e la collaborazione delle autorità di Tel Aviv). Giacomelli ha ricordato che il bilancio delle vittime causate dalle forze israeliane è equivalente a quello raggiunto nei primi quattro o cinque mesi di Intifada nell’87-88. La Commissione dovrebbe terminare i suoi lavori giovedì.

Maria Grazia Coggiola

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