
Mini-rivoluzione in Ticino: aiuto pubblico alle scuole private

Il Gran Consiglio ticinese ha deciso: i genitori che mandano i loro figli sulle scuole private ricevono un contributo dallo Stato. Ciò significa un cambiamento radicale per la storia del Cantone. La sinistra ha preannunciato il lancio di un referendum.
Aiuti pubblici per chi frequenta la scuola privata. Questo tema accende le anime da tempo in Ticino. I fautori della scuola statale si scontrano con quelli che vogliono più libertà di scelta in campo educativo. In termini partitici lo scontro vede storicamente il PS ed il PLR da parte della scuola pubblica, il PPD a favore della scuola privata con un sostegno in tempi recenti della Lega, della UDC e alcuni esponenti della ala liberale del PLR. Persino la consigliera di stato Marina Masoni (PLR) non ha nascosto la sua simpatia per un certa apertura verso gli istituti privati.
La profonda sensibilità in Ticino per la questione si è potuto costatare durante il dibattito fiume che ha animato per due giorni l’aula del Gran Consiglio a Bellinzona. Anche deputati che normalmente scaldano solo le loro sedie hanno voluto esprimersi in merito. Otto ore di dibattito per arrivare ad una decisione sulla quale comunque spetterà al popolo l’ultima parola
All’origine del dibattito l’iniziativa popolare “per una effettiva libertà di scelta della scuola” che nel 1997 ha raccolto ben 24.000 firme. Si chiedeva aiuti finanziari dallo Stato per chi mandava i propri figli ad una scuola privata lasciando aperte la modalità del finanziamento.
Tre anni si è già voluto per elaborare un testo conforme che dalla Commissione speciale scolastica è però stato respinto. La minoranza (relatore il leghista Giorgio Salvadè) era favorevole. Un controprogetto è stato presentato dalla deputata popolare Monica Duca Widmer, limitando i contributi statali solo per gli allievi che frequentano le scuole dell’obbligo.
Ed è stato proprio questo controprogetto che ha trovato una maggioranza (PPD, Lega, UDC e qualche liberale) di 47 voti contro 38 voti in parlamento. Accettando l’inziativa con 44 verso 36 voti, il Gran Consiglio raccomanda comunque di votare per il controprogetto durante la votazione popolare.
Il controprogetto dimezza i costi per lo stato per i contributi da 10 milioni (iniziativa) a 5. Concretamente i genitori ricevano da 1.500 franchi fino a 5.000 franchi per anno, dedotti dal reddito imponibile. Non c’è però un tetto massimo. Ricevono dunque sussidi anche i super ricchi – un fatto, che è stato duramente criticato dal presidente PLR Giovanni Merlini.
Durante il dibattito emergeva chiaramente il bisogno che si debba migliorare la scuola pubblica in Ticino. Effettivamente la scuola pubblica negli ultimi anni ha perso molta attrattività e non è riuscita ad rinnovarsi. Questo è dovuto anche al fatto che il compianto Consigliere di Stato Giuseppe Buffi (PLR), che dirigeva il dipartimento della pubblica educazione, non si interessava più gran che per la scuola. Preferiva l’università e poi il Festival di Locarno. Nell’aula del Gran Consiglio questo non è stato detto. Probabilmente per rispetto del defunto politico. Nei corridoi del palazzo questi voci si potevano comunque sentire.
Gerhard Lob

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