Permessi falsi per varcare il confine italo-svizzero
Passaporti falsificati e permessi di soggiorno fasulli. In un anno raddoppiato il numero delle persone fermate con documenti personali taroccati.
I paesi di provenienza sono i soliti, l’Africa del Nord, l’area balcanica e gli Stati del’ex Unione sovietica, ma è cambiata la tecnica per entrare clandestinamente in Svizzera. Invece, di passare attraverso boschi e gole, si cerca di farlo più comodamente esibendo alle guardie di confine documenti personali contraffatti. Passaporti, carte d’identità, patenti e persino permessi di soggiorno per i paesi dell’Unione Europea. L’industria del falso gira a pieno regime.
Dal gennaio al dicembre del 2001, ben 800 persone, il doppio dell’anno scorso, sono state trovate in possesso di documenti falsificati. Un aumento preoccupante per gli addetti ai controlli. E per essi diventa ancora più difficile accertare l’identità dei clandestini, e capire se si tratta di gente in fuga da guerre e miseria o di delinquenti internazionali che cercano d’infiltrarsi nella Confederazione e nei Paesi dell’UE.
Finita l’emergenza dei veri profughi, che negli anni scorsi ha messo sotto pressione le autorità, sulla frontiera ticinese è rimasto solo un contingente delle Guardie delle fortificazioni. Assieme alle Guardie di confine devono tenere testa ad un flusso migratorio che si muove sempre da sud verso nord.
Negli ultimi tempi particolarmente ricercate e usate dai clandestini, sono le autorizzazione false di soggiorno per l’Italia o altri documenti che consentono comunque la residenza o lo spostamento da uno Stato all’altro dell’Ue. Solitamente accompagnate da carte d’identità e passaporti contraffatti o da patenti di guida originali, ma lavate chimicamente. Un giro su scala internazionale visto che i fermati appartengono a ben 40 nazionalità diverse.
Per scoprirli, oltre che sul loro fiuto, le Guardie di confine possono contare su sofisticate apparecchiature tecnologiche come il “Docubox”. Un occhio elettronico capace di individuare nei documenti falsificati anche le più microscopiche imperfezioni che rivelano la contraffazione.
Libero D’Agostino
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