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Simboli razzisti: la multa non piace

La proposta del governo di multare chi utilizza o diffonde pubblicamente simboli razzisti raccoglie critiche a destra e a sinistra.

A poche ore dalla fine della procedura di consultazione, il progetto di modifica del codice penale proposto dal Consiglio federale sembra destinato ad una rielaborazione. Giuristi e partiti ai quali è stato sottoposto hanno infatti espresso un parere negativo.

Per i Giuristi democratici svizzeri (GDS), le misure proposte interessano soltanto una parte marginale della società. Il razzismo, però, non è un male diffuso solo tra i simpatizzanti dell’estrema destra o in determinati gruppi. A loro avviso, il codice penale non è il mezzo giusto per lottare contro il razzismo.

Il procuratore generale del canton Vaud, Eric Cottier, che parla a nome della Conferenza delle autorità inquirenti svizzere, ritiene che alcune delle disposizioni proposte siano difficilmente applicabili: non è possibile evitare le divergenze d’opinione nelle zone grigie.

Il Partito popolare democratico (PPD) ha deciso di non esprimersi in merito. Gli altri sembrano tutti contrari. Per i liberali radicali (PLR) la volontà di lottare efficacemente contro il razzismo è una cosa buona, ma va concretizzata con la prevenzione e non con la repressione. Il problema è sociale e va affrontato nelle famiglie, a scuola, nella formazione e nella vita di tutti i giorni. Stessi argomenti per i Verdi, che ricordano come l’Unione europea abbia rinunciato già nel 2005 alla proibizione generale dei simboli nazisti.

Dal canto suo, l’Unione democratica di centro osserva che il testo proposto non dice in modo chiaro chi infrange la legge: un simbolo oggi inoffensivo potrebbe essere interpretato domani come simbolo razzista. Questa mancanza di chiarezza potrebbe trasformarsi in un freno alla libertà d’espressione: vignette satiriche e manifesti elettorali perderebbero così il loro mordente.

swissinfo.ch e agenzie

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