Tesi di estrema destra sempre più tollerate
Ampie cerchie della popolazione svizzera accettano oggi argomentazioni sugli stranieri e i richiedenti l'asilo che in passato erano proprie dell'estrema destra. È la conclusione di un'analisi dell'Associazione per i popoli minacciati (APM), che auspica un'interpretazione più ampia dell'articolo del codice penale sulla discriminazione razziale.
Nello studio dell’organizzazione non governativa, presentato lunedì a Berna, sono stati analizzati articoli sulla politica dell’asilo e degli stranieri apparsi fra il gennaio del 1989 e l’aprile 2001 in pubblicazioni della destra.
L’APM ha raccolto articoli pubblicati da «Schweizerzeit» (30 numeri all’anno e 23 825 copie) del consigliere nazionale Ulrich Schlüer (UDC/ZH), «Grauen Brief» dell’ASNI, l’Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (sei uscite annuali e 36 000 esemplari), «Pro» (12 numeri e una tiratura nel 2001 di ben un milione di esemplari), «Tacho» del Partito della libertà (ex Partito degli automobilisti) e «Schweizer Demokrat» dei Democratici svizzeri. A questa lista sono stati inclusi anche i discorsi di «Albisgüetli» del leader dell’UDC zurighese Christoph Blocher.
Gli interventi sono stati studiati in funzione di diversi criteri come l’ostilità agli stranieri, la critica al sistema, la xenofobia e il razzismo. Dei 990 articoli che hanno preso posto in queste categorie, 604 sono stati pubblicati dallo «Schweizer Demokrat».
Ciò che un tempo era proclamato da piccole frange estremistiche è ormai giudicato «normale». Responsabili di questa «banalizzazione» sarebbero – secondo l’APM – i discorsi dell’ASNI e dei partiti conservatori di destra, come l’Unione democratica di centro (UDC) e i Democratici svizzeri (DS). A causa di politici come i consiglieri nazionali Ulrich Schlüer e Hans Fehr (UDC/ZH) molte dichiarazioni estremistiche sono ora accettate dalla società, ha detto in una conferenza stampa la loro collega socialista bernese Ruth-Gaby Vermot-Mangold, presidente dell’APM.
Occorre verificare – continua l’APM – se elementi di queste argomentazioni vìolino la norma penale contro il razzismo (articolo 261 bis del Codice penale) e ledano le regole dell’etica giornalistica del Consiglio della stampa. L’APM chiede un più ampio margine di interpretazione di tali norme in modo da poter racchiudere nella lista dei termini «tutelati» anche quello di «straniero» e «richiedente l’asilo».
Per Peter Studer, presidente del Consiglio della stampa ed ex caporedattore della televisione svizzerotedesca, si deve però distinguere fra il discorso di politica estera e dichiarazioni che possono avere risvolti perseguibili penalmente. La Vermot-Mangold chiede una verifica della pratica delle sovvenzioni per le tariffe di spedizione dei giornali per ogni organo di stampa le cui linee direttive ledono le disposizioni contro il razzismo.
Il risultato più importante dello studio è di aver dato una prova empirica che le tesi di estrema destra influenzano la società elvetica, ha affermato Hanspeter Bigler, segretario generale dell’APM e coautore del testo assieme a Natalie Känel. Ruedi Tobler, del Consiglio svizzero della pace, spiega questa tendenza con la mancanza di una vera tradizione antifascista in Svizzera.
swissinfo e agenzie
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