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Accordi bilaterali bis pronti per la firma

Matthias Brinkman (sinistra), Michael Ambuehl (centro) e Monique Jametti (destra) Keystone

Alla missione elvetica a Bruxelles, Svizzera e Unione europea (UE) hanno completato gli ultimi dettagli sul testo degli accordi bilaterali bis.

La firma è prevista per la fine dell’estate. Il ministro degli interni, Pascal Couchepin, non esclude però dei bilaterali tris fra Svizzera e UE.

«Non si può mai smettere di negoziare tra vicini. Lo impone la realtà politica». Con queste parole alquanto sibilline il ministro degli interni Pascal Couchepin ha accolto la versione definitiva del testo dei nove accordi bilaterali bis approntata a Bruxelles.

Ora parte il procedimento che si concluderà con la ratifica dei nove oggetti. Sette di essi nella Confederazione sono sottoposti a referendum facoltativo.

Berna avrebbe voluto siglare i nuovi accordi già subito dopo la riunione ministeriale del 19 maggio a Bruxelles. Ma dopo l’intesa politica è stato ancora necessario risolvere qualche problema tecnico.

Il passo odierno interviene due giorni dopo il nullaosta dei Venticinque al rinvio al luglio 2005 dell’applicazione della direttiva che regola la tassazione dei risparmi.

Iter procedurale elvetico

A causa dell’iter procedurale elvetico – consultazione, messaggio governativo alle Camere federali, approvazione del parlamento e termine referendario – per la Svizzera sarebbe stato infatti praticamente impossibile rispettare la scadenza del 1° gennaio 2005 chiesta da Bruxelles.

Attuate le ultime modifiche, venerdì i negoziatori hanno reso definitivi i nove testi. La delegazione svizzera, che contava la presenza di Monique Jametti, mediatrice degli accordi di Schengen–Dublino, era diretta dal capo negoziatore Michael Ambühl. Quella europea da Matthias Brinkmann, della Direzione generale delle relazioni esterne della Commissione europea.

Procedura di consultazione

Sul fronte elvetico, gli accordi saranno ora sottoposti a procedura di consultazione presso Cantoni, Tribunale federale, partiti e cerchie interessate. Dopo la procedura di consultazione e la traduzione dei testi nelle tre lingue ufficiali della Svizzera e nelle 20 dell’UE, potranno infine essere firmati, probabilmente in settembre.

In seguito saranno discussi dalle Camere: il Consiglio federale ha proposto al parlamento di trattarli in una sola sessione. Il parlamento potrebbe pronunciarsi in dicembre o in marzo. Da quel momento si dovranno attendere cento giorni per la scadenza di eventuali referendum.

Referendum facoltativo

Secondo l’esecutivo, nessuno dei nove testi adempie i criteri del referendum obbligatorio e deve dunque essere sottoposto d’ufficio a votazione, con la necessità dell’approvazione della doppia maggioranza di popolo e cantoni.

Il Consiglio federale ritiene che debbano essere sottoposti a referendum facoltativo gli accordi sulla partecipazione a Schengen/Dublino, la statistica, le pensioni, l’ambiente, la lotta contro la frode e la tassazione dei risparmi.

Nessun tipo di referendum è necessario per l’accordo sui prodotti agricoli trasformati, perché si tratta unicamente di un adeguamento a un trattato esistente, e per il testo sull’educazione, la formazione e la gioventù, poiché si tratta di una dichiarazione di intenti ed è dunque esclusivamente di competenza governativa.

UDC scandalizzata

Il parere del Consiglio federale è condiviso dai partiti socialista (PS), liberale radicale (PLR) e popolare democratico (PPD). Di opinione diversa invece l’Unione democratica di centro (UDC) e l’Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI), che si sono dette «scandalizzate».

A loro avviso, partecipare al Trattato di Schengen equivale ad aderire a un’organizzazione sopranazionale. Perciò si imporrebbe il referendum obbligatorio.

L’UDC e l’ASNI sono ad ogni modo fermamente intenzionate a sottoporre il testo al voto popolare. Dovranno dunque raccogliere almeno 50mila firme valide, per chiamare l’elettorato alle urne.

swissinfo e agenzie

I nove testi dei bilaterali bis riguardano: cooperazione in materia di giustizia, polizia, asilo e migrazione (Schengen/Dublino), statistica, pensioni, ambiente, lotta contro la frode e la tassazione dei risparmi, prodotti agricoli trasformati, formazione professionale e giovani e collaborazione scientifica.

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