Corsa alla Casa Bianca: economia e diplomazia svizzere tifano per Bush
Di fronte alla scelta che sono chiamati a fare gli Americani, gli ambienti diplomatici e il mondo economico svizzero esternano ben poca neutralità. Gli appoggi finanziari ai partiti sono andati per due terzi ai Repubblicani e per un terzo ai Democratici.
Nelle cerchie dell’ambasciata elvetica e dei consolati negli Stati Uniti, il sostegno al candidato repubblicano George W. Bush si manifesta a mezza voce e naturalmente dietro le quinte. Nulla d’ufficiale. Eppure lo schieramento appare deciso, convinto.
Per molti rappresentanti svizzeri che gravitano negli ambienti delle rappresentanze diplomatiche, il governatore del Texas impersona meglio i desideri degli Americani, la loro aspirazione ad una maggiore autonomia individuale e ad un incremento delle prerogative dei singoli Stati.
Sempre “off the records”, alcuni diplomatici elvetici osservano le presidenziali nell’ottica della crisi dei fondi ebraici, le cui ferite non sono state del tutto rimarginate. Benché tra i più accaniti accusatori vi fosse il senatore repubblicano Al D’Amato, la battaglia sui conti in giacenza e l’oro nazista, che ha marcato in modo indelebile i rapporti bilaterali, è stata principalmente condotta dall’amministrazione Clinton e da esponenti locali del partito democratico. Ecco allora che serpeggia tra gli Svizzeri all’estero un malcelato spirito di rivincita.
Bisogna ricordare che molte delle comunità elvetiche negli Stati Uniti (in particolare nel Midwest, nella Carolina del Sud o in California) sono tradizionalmente schierate con la destra conservatrice. A tifare per i repubblicani vi è anche il mondo economico: il metro di misura del sostegno è quello della “Soft Money”, cioè dei soldi versati nelle casse dei partiti.
Tutto è documentato e basta una scorsa agli archivi per rendersi conto che le aziende elvetiche con sede o succursali in America, sperano in una vittoria del governatore del Texas. Il Credit Suisse ha versato negli ultimi mesi 100’000 dollari ai Repubblicani e neanche un “cent” ai Democratici. La Nestlé si è mostrata con i Democratici un po’ più generosa del CS, ma non di molto: al partito di Clinton ha donato 23 dollari, ai Repubblicani 10’000.
Più generosa di tutti è la multinazionale chimica Novartis: nel 2000 ha fatto confluire 128’350 dollari nelle casse repubblicane e 80’250 in quelle democratiche. Dall’Asea Brown Boveri all’Hofmann La Roche, la disponibilità finanziaria nei confronti dei politici americani sembra rispecchiare tendenzialmente la logica dei 2/3 (per i Repubblicani) 1/3 (per i Democratici).
Non è certamente fortuito il fatto che gli antagonisti delle istituzioni elvetiche, durante la battaglia sui fondi ebraici, abbiano fatto una scelta diametralmente opposta: lo studio legale Cohen-Milstein-Hausfeld ha donato 25’000 dollari al partito del presidente; meno generoso, ma pur sempre schierato, l’avvocato Ed Fagan che ha firmato un assegno di 1000 dollari per i Democratici.
Il più generoso di tutti è risultato comunque Edgar Bronfman: il presidente del Congresso Mondiale Ebraico ha versato al partito del suo amico Bill Clinton la cospicua somma di 610’000 dollari.
Roberto Antonini, Washington
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