Elezioni a Friburgo: l’UDC cerca conferme malgrado qualche imbarazzo
Fine settimana elettorale a Friborgo. L'UDC riuscirà a ribadire la propria crescita in Romandia ?
Il ritiro del candidato dell’Unione democratica di centro ha fatto calare la tensione e l’interesse per l’elezione del governo. Per l’UDC non è però svanita l’opportunità di confermarsi come partito con una presenza importante, secondo la tendenza delineatasi di recente in tutta la Svizzera Romanda.
Cinque anni fa, dopo la pubblicazione dei risultati delle ultime elezioni cantonali friburghesi, diversi analisti politici affermavano che la sconfitta dell’UDC consacrava la marginalizzazione di quel partito sulla scena politica romanda e faceva nascere degli interrogativi sulla legittimità della presenza in consiglio federale. Ebbene, quattro anni dopo, gli eventi hanno preso un’altra piega: l’Unione democratica di centro si presenta più che mai agguerrita all’appuntamento con le urne a Friburgo, per confermare i brillanti risultati ottenuti di recente in Romandia, ribadire la propria vocazione di partito nazionale e candidarsi, in vista delle elezioni federali tra due anni, a un secondo seggio in consiglio federale.
Già nel 98 i centristi conquistavano un seggio nel Consiglio di Stato vodese e accumulavano una serie di successi nelle scadenze elettorali successive. Quest’anno, in particolare, l’UDC ha saputo trasmettere alla Romandia l’onda favorevole già suscitata in Svizzera tedesca. I centristi hanno fatto la loro entrata nel Gran Consiglio vallesano, con due deputati. A Ginevra hanno ottenuto un successo insperato con oltre il 10 per cento dei voti e 10 seggi. Due settimane fa alle elezioni comunali vodesi l’UDC si è ancora imposta eleggendo importanti rappresentazioni nei legislativi comunali di cittadine come Montreux, Vevey e Nyon. Inoltre è nata una sezione del partito a Neuchâtel, l’ultimo cantone svizzero che ne era ancora privo.
Seguendo questa tendenza era lecito pensare ad un facile assalto del partito di Christoph Blocher al seggio in governo perso nel 96 a Friburgo, invece l’impresa si è fatta molto più ardua. La candidatura al consiglio di stato di Romain Barras si è rivelata un fallimento già ad un mese dalla contesa. Prima di accettare, questo agricoltore e ex comandante dei caschi gialli svizzeri a Sarajevo aveva segnalato d’aver avuto problemi con la giustizia, ma i dirigenti del partito ci sono passati sopra. In piena campagna, tre settimane fa, “La Liberté” rivelava che Barras aveva subito una condanna con la condizionale per aver diffamato il suo vicino di casa presso suoi clienti con lettere anonime. In un primo tempo aveva negato, ma era stato smascherato dall’analisi del DNA sulle tracce di saliva lasciate sulle buste.
Romain Barras ha quindi dato le dimissioni e pregato gli elettori di ignorare il suo nominativo sulla lista dei candidati al governo. Non è escluso però che quella casella lasciata libera possa servire all’UDC per presentare un altro candidato al secondo turno. Questo se il contesto sarà favorevole e se saprà ottenere un buon risultato nell’elezione dei granconsiglieri. Impresa, quest’ultima, peraltro probabile, vista la tendenza di cui sopra e la progressione già registrata dall’8 per cento delle cantonali del 96 al 12 per cento delle federali del 99.
Già poco avvincente, la corsa ai sette posti in Consiglio di Stato rischia di essere decisamente scontata. Se negli ultimi 50 anni la formula del governo è sempre cambiata, stavolta potrebbe ricevere una conferma. Dei sette ministri (3 democratici-cristiani, 2 socialisti, un radicale e un indipendente) solo il PDC Augustin Macheret non si ricandida e la lotta per la sua successione appare ristretta ai colleghi di partito Isabelle Chassot e Jean-Luc Bächler. Atteso, comunque, anche il risultato del socialista Claude Grandjean, che recentemente ha gestito l’emergenza dei sans-papier e il cui dipartimento di giustizia e polizia è scombussolato da qualche anno dallo scandalo dell’ex capo della sezione narcotici della polizia Paul Grossrieder: una vicenda fatta di poliziotti viziosi, favori a prostitute e false testimonianze che ha gettato nel discredito l’intero governo.
Nel bilancio di legislatura sarebbe tuttavia riduttivo non citare importanti concretizzazioni ottenute dal governo grazie alla dimostrata capacità di ricercare il consenso nel rispetto della collegialità. Risultati come quelli ottenuti nel dossier delle fusioni comunali, l’approvazione quasi senza ostacoli della legge sul personale dello stato, l’apertura del capitale delle Imprese Elettriche, la ristrutturazione ospedaliera e l’avvio dei lavori dell’Assemblea Costituente.
Flavio Fornari
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