Francesi all’estero: una rappresentanza politica tra le più sviluppate al mondo
I circa 2,5 milioni di francesi residenti all'estero beneficiano di un peso politico quasi senza pari. Rappresentata direttamente in Parlamento, la diaspora dispone anche di un'assemblea e di consiglieri e consigliere eletti. A tal punto da risultare sovrarappresentata sul piano politico.
La Francia fa parte di un piccolo gruppo di Paesi che accordano alle proprie cittadine e ai propri cittadini all’estero una rappresentanza diretta in Parlamento, assieme a Italia, Portogallo, Croazia o Romania. Dal canto suo, l’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE), che rappresenta la Quinta Svizzera, può solo sognare dei seggi riservati alle persone espatriate a Palazzo federale: malgrado diversi tentativi, l’idea non ha mai trovato una maggioranza politica.
Come coinvolgono gli altri Paesi le proprie cittadine e i propri cittadini all’estero nella vita politica? Mentre un piccolo gruppo di Stati offre loro una rappresentanza diretta in Parlamento, questa idea non ha mai ottenuto una maggioranza politica in Svizzera. La diaspora elvetica dispone tuttavia di altri strumenti di partecipazione, come la possibilità di prendere parte alle votazioni, una legge specifica e un “Parlamento” della Quinta Svizzera. Questa serie propone un viaggio comparativo attraverso diversi Paesi per capire come rappresentano le persone espatriate e quale posto accordano alla loro diaspora nella vita democratica.
“La diaspora francese è una delle meglio rappresentate al mondo”, afferma Christian Lequesne, professore di scienze politiche a Sciences Po Parigi e autore di un’opera sul tema. Nessun altro Paese attribuisce così tanti seggi parlamentari al proprio elettorato all’estero: i circa 2,5 milioni di francesi stabilitisi fuori dai confini nazionaliCollegamento esterno eleggono 11 deputati e 12 senatori, suddivisi in 11 circoscrizioni che coprono diverse regioni del mondo. A titolo di paragone, otto deputati e quattro senatori rappresentano la comunità italiana all’estero. In Portogallo, l’Assemblea della Repubblica conta quattro seggi riservati alla diaspora.
Una sovrarappresentanza?
Oltre a questa ampia rappresentanza parlamentare, le e i francesi all’estero dispongono anche di una rete di persone elette a livello locale e di un’assemblea dedicata alle loro preoccupazioni. Eletti direttamente nelle circoscrizioni consolari, 433 consiglieri e consigliere dei francesi all’estero difendono gli interessi delle loro comunità presso i consolati. Tra di loro, 90 siedono nell’Assemblea dei francesi all’estero (AFE), un organo consultivo incaricato di far sentire la voce della diaspora presso il Governo francese. Se l’AFE può essere paragonata all’OSE per la sua missione di rappresentanza delle persone espatriate, essa è integrata nelle strutture ufficiali dello Stato, mentre l’OSE è un’associazione di diritto privato.
La storia di questa rappresentanza risale al Dopoguerra. “I primi senatori che rappresentano i francesi all’estero sono apparsi nel 1948. Era un modo per ringraziare le persone espatriate che avevano contribuito alla Resistenza durante la Seconda guerra mondiale”, spiega Christian Lequesne. L’Assemblea dei francesi all’estero ha visto la luce nel 2004, i consiglieri e le consigliere consolari nel 2013, mentre i primi deputati e deputate dei francesi all’estero sono stati eletti nel 2012 in seguito a una riforma costituzionale avviata dal già presidente Nicolas Sarkozy. “Nel corso degli anni sono stati aggiunti diversi livelli. Questo ha portato a una sovrarappresentanza dei francesi all’estero rispetto al loro numero”, giudica Christian Lequesne.
Il professore di scienze politiche ritiene che una rappresentanza al Senato sarebbe sufficiente. “Nicolas Sarkozy ha probabilmente voluto assicurarsi un certo numero di voti creando i seggi di deputati e deputate dei francesi all’estero, poiché questa popolazione allora votava più per la destra classica”, analizza. Sottolinea tuttavia che una volta create le istituzioni, è politicamente difficile tornare indietro.
Questa architettura istituzionale permette alla diaspora di far sentire la propria voce presso le autorità francesi, secondo Christian Lequesne. “Tutte queste persone elette costituiscono un gruppo d’interesse che riesce a far valere le proprie rivendicazioni presso il Ministero degli affari esteri, in particolare quando si tratta di difendere misure fiscali favorevoli o di ottenere maggiori mezzi per i licei francesi all’estero”, afferma.
Lo Stato sociale oltre i confini
Christian Lequesne evidenzia anche un’altra caratteristica del sistema francese: l’extraterritorializzazione dello Stato sociale. Secondo lui, i consolati francesi sono tra i più generosi in termini di servizi offerti a queste cittadine e cittadini stabilitisi all’estero. Le persone espatriate possono in particolare beneficiare di aiuti sociali, d’integrazioni pensionistiche o ancora di borse di studio per gli allievi e le allieve che frequentano i licei francesi. “La Francia dedica molte risorse alla protezione della sua diaspora, ma ha ancora difficoltà a considerarla uno strumento di prestigio e d’influenza”, riassume.
Christian Lequesne evidenzia anche un paradosso. L’ampiezza di questa rappresentanza politica traduce una vera e propria volontà dello Stato di mantenere un legame politico con la diaspora. Tuttavia, la partecipazione elettorale dei e delle francesi all’estero è bassa, meno del 20% in media.
Inoltre, la vasta rete di rappresentanza costituita dai consiglieri e dalle consigliere dei francesi all’estero e dall’AFE è sconosciuta a molte persone espatriate. È il caso in particolare della Svizzera, dove vive la più grande comunità di francesi all’estero, osserva Rémy Crégut, consigliere dei francesi all’estero presso il Consolato di Ginevra e membro dell’AFE. “Bisognerebbe darci più visibilità, comunicare meglio sul nostro ruolo e sulla nostra ragion d’essere”, ritiene.
I consiglieri e le consigliere dei francesi all’estero sono le persone elette di prossimità della diaspora. Siedono in un consiglio consolare, incaricato di formulare pareri su questioni consolari o d’interesse generale, in particolare culturali, educative, economiche e sociali, che riguardano i e le francesi residenti nella circoscrizione. “Presenti sul territorio nei diversi cantoni, facciamo anche da tramite tra le persone espatriate e i consolati”, spiega Rémy Crégut.
Secondo il franco-svizzero, che vive a Montreux (canton vaud) dal 2005, la diaspora non è sovrarappresentata. Riconosce tuttavia che una riflessione sull’organizzazione della sua rappresentanza politica meriterebbe di essere condotta in un contesto di razionalizzazione della spesa pubblica. Per lui, la posta in gioco principale risiede però altrove: nella capacità della diaspora di contribuire al prestigio della Francia. “Cerchiamo di creare un legame con imprenditori e imprenditrici, persone creative e attori e attrici del mondo della cultura. Tutti e tutte contribuiscono al prestigio culturale ed economico della Francia”, sottolinea.
“L’emigrazione non è un vanto”
Christian Lequesne constata anche una scarsa conoscenza degli organi che rappresentano i e le francesi all’estero. “Se si facesse un sondaggio in una città francese, la maggior parte delle persone non saprebbe che questo sistema esiste”, afferma. Rileva anche che i e le francesi all’estero godono di poca visibilità nel dibattito pubblico. “Nella stampa, se ne parla soprattutto quando si affronta la problematica degli esuli fiscali. Questo non rispecchia la realtà della grande maggioranza delle persone espatriate”, deplora.
Questo scarto tra l’importanza istituzionale accordata ai e alle francesi all’estero e il poco spazio che occupano nel dibattito pubblico si spiega forse con la storia nazionale, stima Christian Lequesne. “L’identità francese non si è mai costruita attorno all’emigrazione, a differenza di quella di Paesi come l’Irlanda o la Polonia. Se ne parla poco, perché non è un vanto lasciare il proprio Paese”, osserva il politologo.
Testo riletto e verificato da Samuel Jaberg
Tradotto dal francese e verificato da Marija Milanovic
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