Gli italiani in Svizzera eleggono i nuovi «Comites»
Il 26 marzo gli italiani nel mondo eleggono i propri Comitati dell’emigrazione. Con 600 candidati per 18 seggi, la più importante comunità straniera in Svizzera conferma la vitalità.
Grazie all’introduzione del voto per corrispondenza, si attende una maggiore partecipazione. Rispetto al passato, il dibattito si rivela già ora notevolmente più acceso.
«La politica italiana espatria», afferma con un sorriso Attilio Tassoni, direttore di «La Pagina», il settimanale dell’emigrazione italiana più diffuso. Grazie ad una serie di riforme, promosse dal Parlamento italiano negli ultimi anni, la partecipazione alla vita istituzionale della patria da parte della comunità degli italiani nel mondo è stata rafforzata.
Gli italiani in Svizzera sono oltre 300’000 e, su poco più di sette milioni di abitanti, rappresentano la maggiore comunità di immigrati. Ma finora, le elezioni dei «Comites» non avevano suscitato grande interesse. Cos’è cambiato?
«Sono due le ragioni che mi sembra di individuare: da una parte c’è stata l’introduzione del voto per corrispondenza che rende tutto più facile; dall’altra questa tornata elettorale è un po’ un test per le formazioni politiche, oltre che l’occasione per farsi conoscere», spiega ancora Tassoni.
La principale posta in gioco è chiara: le elezioni nazionali italiane si avvicinano e, dalla scorsa legislatura, gli italiani nel mondo dispongono di alcuni seggi nelle due camere del legislativo italiano. Implicitamente si è già ai blocchi di partenza per le prossime politiche.
«Comites» combattenti
Ma per il momento, gli iscritti alle liste elettorali sono chiamati a rinnovare i rispettivi «Comites», i Comitati dell’emigrazione italiana all’estero. Il compito di questo organo è garantire un collegamento fra gli emigrati e le istituzioni italiane, in primo luogo i consolati.
Un secondo impegno – fa notare nel suo messaggio il ministro degli esteri italiano Franco Frattini – è quello di promuovere e sostenere «le iniziative nel campo sociale, culturale e ricreativo che possono facilitare l’integrazione nel paese di accoglienza».
Si eleggono comitati composti da 12 o 18 membri in corrispondenza del numero di italiani iscritti nelle circoscrizioni. Il territorio svizzero è suddiviso in sette unità amministrative.
I temi caldi
Anche se il mandato di questi rappresentanti popolari fuori dai confini della patria è limitato, non manca un certo interesse nelle posizioni difese. Si parla anche di cose pratiche: di servizi al cittadino, di corsi di lingua e cultura per i figli nati in Svizzera, ma non solo.
Con le misure di risparmio adottate negli scorsi anni, la rete di rappresentanza consolare è stata notevolmente ridimensionata. Meno personale e meno competenze fanno reagire gli italiani. Non è un caso dunque che una lista del canton Lucerna si chiami semplicemente «Pro agenzia consolare». Il nome è in questo caso un programma.
Poi ci sono le liste delle Associazioni cattoliche «Acli», in tre regioni la sinistra compare unita sotto il simbolo dell’Ulivo e anche la destra è presente in numerose circoscrizioni.
Così Tassoni riassume il ventaglio di liste che concorre: «È uno specchio della politica italiana, con centro-destra e centro-sinistra. A volte, popolari e DS sono uniti e a volte non sono riusciti a mettersi d’accordo. Analoga la situazione a destra. Nuova è la concorrenza di formazioni apartitiche, come la lista “Tre generazioni” di Zurigo».
Il successo del voto per corrispondenza
Queste elezioni sembrano catalizzare un interesse nuovo. Il merito maggiore è da attribuire sicuramente all’introduzione del voto per corrispondenza. Per gli italiani il sistema è una vera novità.
Mentre in Svizzera il voto da casa è ritenuto normale da anni, gli italiani dovevano in passato recarsi al luogo d’origine per votare. Questo implicava spesso un lungo viaggio, anche se il biglietto del treno regalato dalla Repubblica era senz’altro un buon argomento per fare una puntatina a casa.
Nel 2003 c’è stato il primo test referendario. In Svizzera si sono raggiunte punte di partecipazione del 41% degli iscritti, un segnale che il Console generale di Zurigo, Bernardo Carloni, ritiene un successo che conferma l’interesse della comunità italiana in Svizzera. Si tratta infatti di un risultato tra i più alti al mondo.
Legati alle origini
Numerosi i fattori che mantengono viva l’identità italiana: da una parte la vicinanza alla patria, cosa che consente di mantenere vivi i contatti, dall’altra l’ampiezza della comunità residente in Svizzera e il suo grado di organizzazione.
L’emigrazione italiana ha avuto il suo apice negli anni Sessanta. Come tale, una buona parte degli emigrati appartiene ancora alla prima generazione. Chi è nato e cresciuto in Italia ha un rapporto emozionale immediato e, vivendo al nord delle Alpi, tende a ricercare la solidarietà linguistica dei compatrioti.
Adesso, con un’Europa che cresce fuori dalla Svizzera, gli emigrati italiani scoprono il loro contributo alla politica della patria.
swissinfo, Daniele Papacella
I «Comites» sono eletti in 7 circoscrizioni in Svizzera: Basilea, Berna, Ginevra, Losanna, Lugano, San gallo e Zurigo
Sono candidate 600 persone
Il voto è per corrispondenza e la partecipazione ha già superato il 25%
Il termine è il 26 marzo
I «Comites» sono i rappresentanti degli italiani nel mondo. Il loro compito è quello di collaborare con le autorità consolari, individuando le necessità dei connazionali nella rispettiva circoscrizione.
Si vota in tutti i paesi del mondo dove è presente una comunità di emigrati. In Brasile, hanno suscitato proteste le candidature di due ex-brigatisti rossi, condannati in contumacia.
Ampie discussioni suscitano anche le falle nei registri AIRE (Anagrafe italiani residenti all’estero). Registri incompleti, ritardi e aggiornamenti mancati: i giornali dell’emigrazione denunciano un po’ ovunque delle carenze.
In Svizzera la battaglia per questa seconda elezione sembra particolarmente accesa: 39 sono le liste che hanno mobilitato più di 5’000 persone. Dominano le liste del centro-sinistra.
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