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I sindacati non rifiutano l’apertura verso est

Pedrina, Rechsteiner e Gaillard: la direzione dell'USS non vuole il referendum Keystone

L’Unione sindacale svizzera non si oppone all’estensione della libera circolazione ai 10 nuovi Stati membri dell’Unione europea (UE).

L’USS non lancerà quindi alcun referendum contro il protocollo recentemente approvato dal Parlamento. Manterrà tuttavia l’occhio vigile.

Con 20 voti senza opposizione e un astenuto, il comitato dell’Unione sindacale svizzera (USS) ha deciso di rinunciare a lanciare o sostenere un referendum sull’estensione dell’accordo sulla libera circolazione delle persone, in vigore dal 2002 tra la Svizzera e l’UE.

«Le misure d’accompagnamento accettate dalle Camere nella sessione invernale adempiono le condizioni minime poste dai sindacati», ha indicato martedì alla stampa il suo presidente Paul Rechsteiner.

Referendum nefasto

Il referendum, lanciato dai Democratici svizzeri, sarà probabilmente sottoposto a votazione federale il 5 giugno prossimo.

Una delle ragioni che hanno spinto l’USS a decidere di non lanciare il referendum è il fatto che – in caso di bocciatura popolare dell’accordo – si troverebbero affossate sia l’estensione della libera circolazione ai dieci nuovi membri dell’Unione europea che le misure intese a proteggere i salariati.

Una logica che per l’USS può essere adottata solo dall’estrema destra che «coltiva sentimenti xenofobi, senza proteggere le condizioni di lavoro della popolazione che vive in Svizzera».

Rinunciare al lancio del referendum non rima forzatamente con sostegno all’apertura: «Una campagna attiva dei sindacati in favore della libera circolazione è prevedibile soltanto se quest’ultimi possono constatare che è stato fatto tutto il possibile per evitare una pressione al ribasso sui salari e sulle condizioni di lavoro» ha precisato il presidente del Sindacato della comunicazione Christian Levrat.

Secondo Vasco Pedrina, copresidente di UNIA, i sindacati temono infatti la generalizzazione del dumping salariale e sociale.

Sezioni cantonali: l’accordo non è scontato

Questa posizione del comitato dell’USS dovrà ancora essere approvata dall’assemblea dei delegati, il 15 gennaio prossimo.

Sebbene si sia dichiarato ottimista, Vasco Pedrina non ha nascosto che la discussione sarà animata.

«Varie sezioni cantonali, come quella ticinese, propenderebbero per il referendum», ha affermato il sindacalista.

In linea di principio esse devono adeguarsi alla decisione dell’assemblea dei delegati. Tuttavia, Pedrina non si dichiara sicuro al «cento per cento» che non s’impegneranno alla fine contro l’estensione dell’accordo di libera circolazione.

Esperienze negative

Le esperienze legate alle prime misure d’accompagnamento, in vigore dal 1. giugno 2004, non sono positive. Si sono infatti verificate numerose riduzioni salariali.

«In molti cantoni, i controlli salariali e l’attività delle commissioni tripartitiche funzionano poco e male», fa notare il presidente dell’USS Paul Rechsteiner, che aggiunge: «La task force ideata dal ministro dell’economia Joseph Deiss è una misura insufficiente».

Richiesto un maggiore impegno

Anche se non combatterà l’estensione dell’accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone, l’Unione sindacale svizzera non intende abbassare la guardia. L’USS farà infatti dipendere l’intensità del suo appoggio dalla buona volontà dei cantoni, della Confederazione e dei datori di lavoro.

Il sindacato invita infatti tutti i cantoni a migliorare il loro impegno, affinché dei controlli efficaci siano effettuati sui salari, in particolare quelli dei lavoratori dei settori economicamente minacciati, quali la pulizia o della vendita.

L’assunzione di nuovi ispettori preposti a questo compito è una delle misure richieste dal sindacato.

L’USS esige inoltre dalle associazioni patronali che facciano maggiormente pressioni sulle associazioni settoriali che approfittano dei rinnovi e delle lacune convenzionali per imporre un aumento degli orari di lavoro o una diminuzione dei minimi salariali.

Alla Confederazione, il sindacato chiede invece di promulgare dei contratti normali di lavoro per i settore maggiormente minacciati.

Il comitato dell’USS farà un primo bilancio nell’aprile del 2005 e deciderà allora il proprio atteggiamento in vista della votazione popolare.

swissinfo e agenzie

L’estensione della libera circolazione è un protocollo addizionale all’accordo sulla libera circolazione delle persone (bilaterali I) approvato dal popolo elvetico nel 2000.

Il protocollo prevede di estendere progressivamente la libera circolazione dei cittadini dei nuovi Stati membri dell’Unione europea.

Le misure di accompagnamento sono delle disposizioni di controllo destinate in particolare a evitare la riduzione dei salari (dumping) e il peggioramento delle condizioni di lavoro.

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