“La Svizzera liberale-progressista ha prevalso su quella conservatrice”
Quattro oggetti alle urne molto diversi tra loro e in primo piano l’iniziativa SSR: come interpretare i risultati odierni? La politologa Martina Mousson dell’istituto gfs.bern spiega ciò che rende notevole questa giornata di votazioni.
Swissinfo: Che cosa l’ha sorpresa questa domenica?
Martina Mousson: All’inizio la cosa più interessante era capire quale sarebbe stato il risultato della votazione sull’imposizione individuale. Alla chiusura delle urne, l’esito era tutt’altro che chiaro.
La vera sorpresa è però il ritorno del Partito liberale radicale (PLR) sul trono delle votazioni vinte. Dopo un lungo periodo di difficoltà, il partito si è ritrovato nuovamente in perfetta sintonia con la maggioranza dell’elettorato. In passato era quasi una costante, ma poi il PLR ha perso questa sensibilità a favore dei Verdi liberali. Oggi si può dire che la Svizzera liberale-progressista ha prevalso su quella conservatrice.
Il netto “no” all’iniziativa SSR era prevedibile?
Questo emergeva già dall’interpretazione dei nostri sondaggi. La decisione s’inserisce in un dibattito di lunga durata sul finanziamento della SSR, di cui si discute da anni in Svizzera. Non è la prima volta e la posizione della popolazione è ormai ben nota. A questo si aggiunge il fatto che un ampio fronte si è chiaramente opposto all’iniziativa.
Il Consiglio federale e il Parlamento sono riusciti a imporsi su tutti gli oggetti. Come spiegare questo successo?
È uno schema ricorrente: nelle ultime quattro votazioni federali, il Governo ha sempre prevalso. Nell’attuale contesto di crisi, è un chiaro voto di fiducia e un attaccamento al sistema politico svizzero e alle nostre istituzioni. Il trauma della pandemia – quel periodo in cui il Governo aveva perso un po’ il contatto con la popolazione – sembra ormai superato.
Il Consiglio federale ha anche un buon intuito nello scegliere quali temi presentare al popolo tramite un controprogetto capace di ottenere una maggioranza. Lo dimostra il successo del controprogetto all’iniziativa sul denaro contante.
Anche per l’iniziativa SSR c’era un controprogetto, con cui il Consiglio federale ha tolto slancio a chi l’aveva promossa. Era stato elaborato dal ministro responsabile dei media, Albert Rösti. Che ruolo ha giocato?
Il consigliere federale Rösti ha difeso la SSR da una posizione complessa, dato che inizialmente era anche membro del comitato d’iniziativa. Quando i ministri responsabili di un dossier si astengono dalla campagna, questo si ripercuote sempre sul risultato. Ma Albert Rösti non è stato affatto assente in questa campagna.
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L’istituto gfs.bern ha rilevato una forte mobilitazione nelle città. Come spiega questo fenomeno?
A Zurigo si votava anche per le elezioni comunali, e ciò ha avuto un forte effetto sulla partecipazione. In generale, si può parlare di una mobilitazione urbana su larga scala: anche Berna e Basilea si sono recate in massa alle urne.
Prima del voto si sentiva spesso dire che gli ambienti critici nei confronti del Governo, in particolare attorno all’iniziativa sul contante, si sarebbero fortemente mobilitati. Questo però non sembra essere avvenuto. Nel complesso, questa domenica offriva molti motivi per andare a votare.
Nel caso dell’iniziativa SSR, le considerazioni finanziarie non hanno svolto un ruolo. Nell’imposizione individuale, invece, molte persone hanno calcolato cosa avrebbe significato per le loro tasse. Una contraddizione?
La questione fiscale è d’attualità dato che siamo nel periodo in cui le persone compilano la dichiarazione dei redditi. Inoltre, l’impatto delle imposte sul bilancio familiare è molto più grande rispetto a quello del canone radiotelevisivo.
Come valuta l’insieme delle proposte sottoposte alle urne l’8 marzo? Qual era la proposta principale?
Si è parlato soprattutto dell’iniziativa SSR, ed è quella campagna che ha mobilitato più mezzi finanziari. Il dibattito sull’imposizione individuale è rimasto su un livello medio rispetto ad altre votazioni. Le altre due iniziative – sul contante e sul fondo per il clima – sono risultate nettamente meno rilevanti.
Per l’iniziativa sul contante non c’è stata quasi campagna. Chi ha vinto, in fondo?
È vero: non è stato investito un franco e non c’erano figure di riferimento. È una situazione rara.
A Basilea, a causa di un problema con il voto elettronico, i voti degli svizzeri e delle svizzere all’estero non sono stati conteggiati. Quanto è grave l’accaduto?
Capisco la frustrazione delle persone il cui voto non è stato conteggiato. Questo esempio mostra perché in Svizzera ci sia reticenza nell’introduzione dell’e-voting.
A cura di Samuel Jaberg
Tradotto con il supporto dell’IA/lj
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