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Meno “cashless” rispetto ai suoi vicini, la Svizzera rimane molto attaccata ai contanti

denaro contante
L'uso del contante è in forte calo in Svizzera, ma la popolazione non vuole che scompaia del tutto. Keystone / Gaetan Bally

Sebbene le venga ancora spesso accostata l'immagine di Paese del contante, la Svizzera è oggi molto avanti nella dematerializzazione delle transazioni nel confronto internazionale. Ma, più che altrove, il contante rimane un bene rifugio irrinunciabile e le banconote di grosso taglio trovano ancora posto in molti portafogli.

Nonostante la tendenza – o forse proprio a causa di essa – alla scomparsa delle monete e delle banconote, all’inizio di marzo la popolazione elvetica voterà sull’inserimento del contante nella Costituzione.

>>Leggi il nostro articolo che spiega la posta in gioco della votazione dell’8 marzo:  

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Bisogna iscrivere il denaro contante nella Costituzione? La risposta alle urne l’8 marzo

Questo contenuto è stato pubblicato al L’8 marzo il popolo svizzero si esprimerà in votazione sulla preservazione del denaro contante tramite la sua iscrizione nella Costituzione. Sottoposti al giudizio delle urne sono un’iniziativa popolare e il controprogetto diretto ad essa proposto dal Consiglio federale.

Di più Bisogna iscrivere il denaro contante nella Costituzione? La risposta alle urne l’8 marzo

Un gruppo di cittadini, già distintosi per la sua opposizione all’obbligo vaccinale, promuove questa iniziativa. L’obiettivo è garantire che il denaro contante sia sempre accessibile e disponibile in quantità sufficienti.

Il testo si fonda sull’idea che il contante offra una sicurezza di fronte a diversi rischi percepiti come intrinseci alla digitalizzazione delle transazioni (guasti, pirateria informatica, sorveglianza dei flussi finanziari). I sondaggi indicano che il “sì” ha ottime probabilità alle urne. E questo nonostante negli ultimi anni l’uso del denaro contante nel Paese sia sensibilmente diminuito.

Un calo del contante più marcato in Svizzera che altrove in Europa

Ancora un decennio fa, nella Confederazione non era raro doversi affrettare a prelevare banconote allo sportello automatico per saldare i propri acquisti in un negozio che non accettava la carta. Quell’epoca sembra definitivamente tramontata.

Nel 2017, secondo la Banca nazionale svizzera (BNS)Collegamento esterno, più di 7 transazioni su 10 nei punti vendita venivano saldate in contanti. Cinque anni e una pandemia dopo, questa quota era scesa a meno di 4 su 10. Il contante era tuttavia ancora il metodo di pagamento più utilizzato dalla popolazione.

Oggi non è più così. Nel 2024, superato dalla carta di debito, rappresentava solo il 30% dei pagamenti effettuati di persona. Questa percentuale scende al 27% se si considera l’insieme delle transazioni (ovvero anche gli acquisti online e i pagamenti tra privati).

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Anche nell’Eurozona il ricorso al denaro contante è diminuito, ma in misura minore. Nel 2016, i pagamenti in contanti rappresentavano quasi 8 transazioni su 10. Nel 2024, secondo uno studio della Banca centrale europeaCollegamento esterno (BCE), costituivano ancora più della metà del totale delle operazioni. Nello stesso periodo, la quota delle transazioni con carta è raddoppiata.

Le applicazioni di pagamento mobile, invece, hanno raggiunto solo il 6% del totale delle operazioni nell’UE. In Svizzera, al contrario, questa modalità di pagamento ha registrato una crescita fulminea in pochi anni, trainata principalmente dall’applicazione Twint.

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Oggi in Svizzera una transazione su 5 viene effettuata tramite un’applicazione di pagamento. Nessun altro Paese europeo raggiunge questa proporzione, ad eccezione dei Paesi Bassi. Questo spiega in gran parte perché la Svizzera sia oggi tra i Paesi europei che utilizzano meno il contanteCollegamento esterno. Al di fuori dell’Europa, Hong Kong, l’Australia e la Cina sono in prima linea.

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Una tendenza globale

La tendenza alla dematerializzazione dei pagamenti si osserva in tutto il mondo. Secondo un rapporto di McKinsey Collegamento esternopubblicato nel 2024, il ricorso al denaro contante a livello mondiale si attesta oggi all’80% del suo livello del 2019. Continua a diminuire di 4 punti percentuali all’anno.

Tra il 2014 e il 2024, la quota delle persone adulte che dichiara di effettuare o ricevere pagamenti con strumenti digitali è quasi triplicata nei Paesi a basso reddito (dal 13% al 37%). È raddoppiata in quelli a reddito medio (dal 24% al 47%), secondo il Global FindexCollegamento esterno della Banca mondiale.

Nei Paesi ricchi, la maggior parte della popolazione ha superato questa soglia già da diversi anni. Molti di loro si trovano ora alla fase successiva: la transizione verso ambienti “cash-lite” (in cui il contante è marginale)Collegamento esterno e persino “cashless” (senza contanti). È il caso della Svizzera, dove sempre più ristoranti rifiutano il contante e dove i braccialetti prepagati fungono da unico mezzo di pagamento in numerosi festival.

La Svizzera pronta per un futuro “cashless”

Nel 2024, il sito d’informazione finanziaria norvegese Finansplassen Collegamento esternoha analizzato il grado di preparazione delle infrastrutture dei Paesi europei a un futuro senza contanti. I Paesi che ottengono il punteggio più alto (in questo caso quelli nordici) dispongono di un maggior numero di terminali per i pagamenti elettronici e di un minor numero di sportelli automatici (segno di una minore dipendenza dal contante). Un’enorme maggioranza della loro popolazione utilizza servizi bancari online.

La Svizzera si classifica al 10° posto su 45 Paesi presi in esame. La sua densità ancora relativamente elevata di bancomat la fa retrocedere in classifica.

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Non dover prelevare e trasportare contanti, la rapidità e la semplicità di utilizzo: sono queste le ragioni principali addotte da chi preferisce i pagamenti digitali.

Su scala macroeconomica, la fine del denaro contante è vista da alcuni come uno strumento per combattere il riciclaggio e i finanziamenti illeciti. Era, in particolare, l’argomentazione addotta nel 2016 dalla principale banca norvegese Collegamento esternoper raccomandare l’abbandono del contante.

Ancora la primavera scorsa, il ministro della Giustizia francese Gérald Darmanin ha fatto molto discutere con una proposta in tal sensoCollegamento esterno.

Il denaro contante rimane un bene rifugio

Senza contare che molte persone rimangono legate alle banconote e si rifiutano di vederle scomparire. In Svizzera, la generalizzazione del “100% cashless” fa talvolta storcere il nasoCollegamento esterno.

Sempre secondo lo studio della BNS, quasi 7 persone su 10 dichiarano di voler continuare a usare il denaro contante in futuro. Una percentuale che sale all’85% tra chi ha più di 55 anni e che è aumentata in due anni.

>> Leggi anche questo articolo sull’argomento:

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Anche le persone che non usano più contanti desiderano che questi rimangano accessibili. Solo il 4% è favorevole alla loro abolizione.

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Nella zona euro, chi predilige il contante cita come motivi principali l’anonimato e la tutela della vita privata. L’argomento della sicurezza si colloca solo al settimo posto.

In Svizzera invece, la sicurezza è il secondo motivo (citato da quasi il 40% delle persone intervistate) dopo il controllo delle spese.

“Keep calm and carry cash” 

La sicurezza del denaro contante è tuttavia sempre più messa in evidenza dalle autorità europee. A cominciare da quelle dei Paesi scandinavi, che fino a poco tempo fa caldeggiavano l’avvento di una società “cashless”.

Nel contesto dell’aumento della criminalità informatica e della guerra ibrida condotta dalla Russia, l’anno scorso la Svezia e la Norvegia hanno emesso la raccomandazione di pagare maggiormente in contanti. Invitano a costituire delle riserve per poter far fronte a eventuali malfunzionamenti del sistema, ha riportato The GuardianCollegamento esterno.

Keep calm and carry cashCollegamento esterno” (“Mantenete la calma e conservate del denaro contante”): è anche la raccomandazione emessa a settembre dalla BCE. La banca centrale raccomanda alla popolazione dell’UE di disporre da 70 a 100 euro (tra 65 e 90 franchi svizzeri) in contanti a persona. Lo scopo sarebbe quello di poter continuare a saldare le spese essenziali in caso di una grave interruzione di corrente, di un attacco informatico o di una crisi sanitaria.

Contanti in casa per 6 persone svizzere su 10

La nota dell’OCSE dedicata all’argomentoCollegamento esterno sottolinea inoltre che la scomparsa del denaro contante può indebolire ed escludere alcune fasce della popolazione per le quali è indispensabile. È il caso, in particolare, delle persone con disabilità, in difficoltà finanziarie o a disagio con gli strumenti digitali.

Attualmente, l’importo mediano di denaro contante nei portafogli dell’UE ammonta a 59 euro. Questa cifra è inferiore nei Paesi altamente digitalizzati come i Paesi Bassi (35 euro) e la Finlandia (47 euro).

La Svizzera si colloca nella media europea, con un importo mediano di 50 franchi, secondo lo Swiss Payment MonitorCollegamento esterno – che precisa tuttavia che il suo campione include valori individuali molto più elevati.

Le persone in Svizzera sono invece più propense a tenere risparmi in casa. Il 60% dichiara di conservare denaro tra le mura domestiche. Una quota nettamente superiore a quella di tutti i Paesi dell’Eurozona (solo la Slovacchia si avvicina, con il 57%), dove in media un terzo della popolazione dispone di riserve di contanti. 700 franchi: è l’importo medio nascosto nei cassetti elvetici.

Testo riletto e verificato da Samuel Jaberg

Traduzione di Marija Milanovic

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