“No a una Svizzera da 10 milioni!”: il Paese deve limitare la sua popolazione?
Il 14 giugno il popolo svizzero voterà sull’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni!”. Il quesito chiede di limitare l’immigrazione dall’estero. Ma cosa significherebbe farlo?
Come è nata questa iniziativa?
L’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni!” è promossa dall’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice). Il partito sostiene che dal 2007 l’immigrazione sia aumentata in modo “incontrollato” e che presto la popolazione potrebbe superare la soglia dei 10 milioni. Per questo, secondo l’UDC, la Svizzera deve tirare il freno d’emergenza.
Dopo l’iniziativa “Per un’immigrazione moderata (Iniziativa di limitazione)” del 2020 e quella “Contro l’immigrazione di massa” del 2014, si tratta della terza iniziativa con un obiettivo simile che il maggiore partito svizzero porta alle urne. Dopo il risicato sì del popolo all’iniziativa del 2014, l’UDC ritiene che il suo contenuto non sia stato correttamente applicato.
Cosa chiede l’iniziativa?
Con “No a una Svizzera da 10 milioni!”, l’UDC vuole obbligare il Consiglio federale a prendere misure affinché la popolazione residente permanente non superi i 10 milioni entro il 2050. Già al raggiungimento dei 9,5 milioni prima del 2050, Consiglio federale e Parlamento dovrebbero intervenire.
Nel settore dell’asilo, per esempio, le persone ammesse provvisoriamente non potrebbero più ottenere un permesso di domicilio. Anche il ricongiungimento familiare verrebbe limitato.
Per quel che concerne l’immigrazione regolare, in una seconda fase la Svizzera dovrebbe rinegoziare gli accordi internazionali che contribuiscono alla crescita della popolazione. Se tutto ciò non bastasse, la Svizzera dovrebbe infine disdire l’Accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Unione Europea (UE).
Come argomenta chi sostiene l’iniziativa?
L’UDC ritiene che la Svizzera sia sotto pressione a causa dell’immigrazione e parla di “stress da densità”. Il partito cita treni pieni, strade congestionate, tensione nel mercato immobiliare, aumento della criminalità, elevati costi sociali e altri fenomeni negativi che attribuisce all’immigrazione.
Chiede quindi una “crescita sostenibile della popolazione”, motivo per cui parla anche di “iniziativa per la sostenibilità”. “Abbiamo perso il controllo. Molte persone si sentono sempre più straniere nel proprio Paese”, afferma il co-iniziatore e consigliere nazionale UDC Thomas Matter.
Un argomento centrale dell’UDC è la cosiddetta “spirale dell’immigrazione”: secondo l’UDC, la popolazione in crescita a causa dell’immigrazione richiederebbe a sua volta nuova immigrazione per soddisfare i propri bisogni. Questo circolo vizioso andrebbe interrotto.
L’iniziativa distingue tra asilo e migrazione regolare. Sostiene che “troppe persone, e quelle sbagliate” immigrerebbero in Svizzera. Per questo prevede che le prime misure debbano interessare il settore dell’asilo. Ogni anno potrebbero comunque entrare ancora 40’000 lavoratori qualificati e non.
Come argomenta chi si oppone?
Il campo dell’opposizione ritiene che l’iniziativa metta in pericolo la prosperità della Svizzera. La definisce “iniziativa di disdetta”, perché porterebbe alla rescissione degli accordi svizzeri con l’UE. Oppure “iniziativa del caos”, perché creerebbe incertezza.
Consiglio federale e Parlamento la respingono, sostenendo che metterebbe in discussione la via bilaterale con l’UE e che la Svizzera dipende dall’immigrazione. Non solo per la carenza di manodopera qualificata, ma anche per l’evoluzione demografica della popolazione residente. Le assicurazioni sociali, basate sul sistema di ripartizione, dipendono dal fatto che le persone attive nel mondo lavorativo continuano a versare contributi.
Chi si oppone sostiene, inoltre, che la Svizzera abbia finora assorbito bene l’immigrazione e che non vi sia stress da densità. Integrazione e crescita sarebbero parte del modello di successo elvetico.
La sinistra critica in particolare la regolamentazione del settore dell’asilo, che rappresenta solo una piccola parte dell’immigrazione. Dal campo conservatore, invece, chi si oppone teme invece caos proprio nel settore dell’asilo, poiché nel peggiore dei casi potrebbero decadere gli accordi Schengen/Dublino che regolano questo ambito.
A favore dell’iniziativa: UDC.
Contro l’iniziativa:
PS, Verdi, Centro, PLR, EDU, PEV.
Consiglio federale e Parlamento.
Sindacati, associazioni del mondo economico.
Cosa significa l’iniziativa per la Quinta Svizzera?
Gli effetti concreti non sono chiari, poiché Confederazione e Cantoni dovrebbero prima elaborare le misure applicative. Nel testo dell’iniziativa, la popolazione residente permanente non include gli 830’000 svizzeri all’estero.
Il Consiglio degli svizzeri all’estero (CSE) teme che, in caso fosse approvata, la libera circolazione possa essere messa in pericolo e raccomanda quindi di respingere l’iniziativa. Le circa 475’000 persone di nazionalità svizzera che risiedono nello spazio UE/AELS hanno infatti interesse a una libera circolazione regolata.
Quali gli effetti sull’economia?
“L’economia svizzera dipende da sempre dalla manodopera straniera”, scrive l’UDC nel suo catalogo di argomenti sull’iniziativa. Il partito sostiene però che una parte importante del fabbisogno di personale qualificato sarebbe generata dalla stessa immigrazione, mentre chi si oppone sottolinea la carenza già esistente.
Molti settori dipendono dalla manodopera immigrata: cure, edilizia, gastronomia, agricoltura e turismo. “La Svizzera cresce e cresce e cresce”, afferma il presidente dell’UDC Dettling. Ma i benefici di questa crescita non arriverebbero alla popolazione. Inoltre, secondo l’UDC, l’immigrazione non risolverebbe la carenza di personale qualificato.
L’organizzazione mantello del mondo economico Economiesuisse mette in guardia su incertezza, burocrazia e ulteriore carenza di manodopera.
Quali gli effetti sui rapporti tra Berna e Bruxelles?
L’approvazione dell’iniziativa metterebbe in discussione a lungo termine la libera circolazione delle persone e creerebbe nuove incertezze nei rapporti tra Svizzera e UE. Una popolazione con tetto massimo contraddice infatti il principio della libera circolazione.
Nel peggiore dei casi, la Svizzera dovrebbe rinegoziare la libera circolazione o come minimo ottenere una clausola di salvaguardia. Tuttavia, la clausola negoziata nei nuovi accordi con l’UE difficilmente sarebbe applicabile agli obiettivi dell’iniziativa. Se la Svizzera fosse costretta a disdire l’accordo sulla libera circolazione, decadrebbero anche gli altri accordi bilaterali.
A cura di Samuel Jaberg
Traduzione con il supporto dell’IA/tins
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