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Offensiva svizzera all’ONU

Jenö Staehelin, ambasciatore svizzero all'ONU Keystone

L’ambasciatore svizzero alle Nazioni Unite, Jenö Staehelin, ha chiesto maggiore trasparenza nel dibattito sulla non-proliferazione delle armi di distruzione di massa.

Un progetto di risoluzione sul tema è stato discusso finora solo dai cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza.

La Svizzera ritiene che sia necessaria “un’azione urgente” per arginare il pericolo di una proliferazione delle armi di distruzione di massa, “uno dei massimi pericoli contemporanei”, ha detto Staehelin di fronte al Consiglio di sicurezza dell’ONU.

Il discorso dell’ambasciatore svizzero presso la sede delle Nazioni Unite a New York è stato pronunciato in relazione ad una risoluzione elaborata dal Consiglio di sicurezza su proposta degli Stati Uniti, il cui scopo è evitare che armi di distruzione di massa finiscano nelle mani di gruppi terroristici.

Più trasparenza e chiarezza

In origine la proposta era stata discussa solo dai cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza (Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Cina e Russia).

Questa procedura unilaterale ha però suscitato le proteste degli altri paesi membri dell’ONU, per i quali appare inaccettabile che pochi stati possano arrogarsi il diritto di legiferare a nome di tutti gli altri.

La Svizzera – insieme a Svezia, Canada, Messico, Sudafrica e Nuova Zelanda (tutti paesi che non fanno parte del Consiglio di sicurezza – si è perciò impegnata perché il dibattito sul progetto di risoluzione divenga più aperto e democratico. E è riuscita a imporre un dibattito sul tema nel Consiglio di sicurezza.

In linea di principio, ha ricordato Staehelin, “obblighi di natura legislativa come quelli previsti nel progetto di risoluzione dovrebbero essere fissati attraverso dei trattati multilaterali (…) Un tale ruolo di natura legislativa del Consiglio di sicurezza è accettabile solo in casi eccezionali”.

Poiché la risoluzione riguarda tutti i paesi dell’ONU, ha fatto notare ancora il diplomatico elvetico, dovrebbe essere redatta con la “massima trasparenza possibile”.

Troppe imprecisioni

Secondo Staehelin la risoluzione deve prevedere delle misure provvisorie e limitate nel tempo, che possano essere riviste alla luce delle esperienze fatte, e contenere una descrizione chiara del campo di applicazione e degli obblighi ad esso connessi.

Vari passaggi della bozza attuale conterrebbero inoltre troppe imprecisioni, ha criticato Staehelin. In particolare, nella lotta alle armi di distruzione di massa dovrebbe essere data maggiore importanza alle procedure e agli strumenti di controllo. Un aspetto che nel progetto di risoluzione trova poco spazio.

La Svizzera è tuttavia soddisfatta che nel preambolo della risoluzione siano esplicitamente menzionati gli obblighi di controllo e riduzione degli armamenti a cui sottostanno tutti gli stati membri delle Nazioni Unite.

“L’obiettivo a lungo termine è e resta comunque quello di eliminare completamente le armi di distruzione di massa”, ha concluso Staehelin.

Conseguenza dell’11 settembre

Il progetto di risoluzione risale al discorso pronunciato nel settembre scorso davanti all’Assemblea delle Nazioni Unite dal presidente degli Stati Uniti, George Bush.

Difendendo la politica americana dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, Bush aveva domandato una risoluzione che costringesse tutti gli stati membri a lottare con il massimo impegno contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa.

swissinfo e agenzie

Un progetto di risoluzione dell’ONU contro la proliferazione di armi di distruzione di massa è stato discusso finora solo dai cinque paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza.

Ma sei paesi, tra cui la Svizzera, si sono opposti ad una procedura che ritegono poco democratica e trasparente e hanno chiesto un dibattito allargato.

Per questi paesi non è ammissibile che i membri permamenti del Consiglio di sicurezza, per quanto potenti, possano arrogarsi il diritto di legiferare a nome di tutti gli altri.

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