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Scudo fiscale: sospendere negoziati doppia imposizione?

La Confederazione dovrebbe sospendere i negoziati con l'Italia sulla revisione della convenzione di doppia imposizione. È quanto domanda il consigliere agli Stati ticinese Filippo Lombardi, dopo il blitz della Guardia di finanza nelle filiali italiane delle banche elvetiche.

In un’intervista pubblicata giovedì dalla Mittelland Zeitung, il senatore democristiano, che è pure presidente della delegazione che cura le relazioni con il parlamento italiano, chiede di interrompere i negoziati “fino a quando la situazione non sarà più chiara”.

La revisione dell’accordo di doppia imposizione – già andata in porto con diversi paesi – prevede in particolare che la Svizzera conceda l’assistenza amministrativa in materia fiscale anche in caso di evasione e non solo di frode (vedi altri sviluppi – Da Roma buone notizie per Micheline Calmy Rey).

Un portavoce del Dipartimento delle finanze non ha dal canto suo voluto fornire dettagli né sul contenuto delle discussioni né sul termine entro il quale l’accordo sullo scambio di informazioni fiscali dovrebbe essere stipulato.

Lombardi ha sottolineato che bisogna prendere molto sul serio l’attacco di Giulio Tremonti, “poiché è forse l’unico ministro delle finanze al mondo che nella sua precedente professione quale giurista finanziario ha lui stesso trasferito importanti somme sui conti svizzeri. Conosce quindi perfettamente l’argomento”.

In seguito alla raffica di controlli nelle filiali italiane delle banche elvetiche, mercoledì il Dipartimento federale degli affari esteri aveva convocato l’ambasciatore italiano a Berna per avere da lui i necessari chiarimenti. Dal canto suo, il ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz aveva dichiarato che la Svizzera “non starà a guardare e valuterà le misure necessarie per difendere la piazza finanziaria ticinese”.

Provvedimenti sembra averli già decisi il Municipio di Chiasso che in una nota diramata giovedì ha indicato di avere predisposto – in collaborazione con la polizia cantonale e le guardie di confine – controlli per verificare “un’attività investigativa non autorizzata sul territorio comunale”. Si tratterebbe di una prima reazione dopo le segnalazioni sulla presenza di agenti italiani in borghese in territorio elvetico. Sul tema si era espresso mercoledì, in un intervista pubblicata dalla Neue Zürcher Zeitung anche il presidente del governo ticinese, Gabriele Gendotti, il quale aveva precisato che agenti del fisco italiani sarebbero giunti in Svizzera per spiare loro connazionali e avrebbero eseguito controlli sui treni.

Il mnistro degli esteri italiano Franco Frattini ha da parte sua dichiarato che l’Italia “non ha assolutamente nulla contro la Svizzera”, paese con il quale ci sono “eccellenti reazioni”. Per quanto concerne il blitz della Guardia di finanza, Frattini ha precisato che si è trattato di una “questione interna di investigazioni”.

swissinfo.ch e agenzie

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