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Democrazia diretta in Svizzera

Solo 12 mesi per la riuscita di un’iniziativa

La riduzione del tempo di raccolta delle firme potrebbe tornare utile anche per la motivazione degli iniziativisti Keystone

Una commissione del Consiglio degli Stati vuole «ritoccare» i diritti popolari. Il termine per la raccolta delle firme per le iniziative potrebbe essere ridotto da 18 a 12 mesi. In cambio, il popolo potrebbe modificare la legge per mezzo dell'iniziativa generale.

Dopo che le due Camere non erano entrate in materia sulla riforma dei diritti popolari, la commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati è tornata a occuparsi del problema. Tuttavia, per evitare nuovi ostacoli, si è limitata a proporre una «mini-riforma».

Il punto contestato sarà probabilmente la riduzione del termine legale per la raccolta delle 100mila firme necessarie alla riuscita di un’iniziativa. La riduzione a 12 mesi è del resto stata accolta in commissione – che si è espressa con 4 voti contro 4 e 2 astenuti – solo grazie al voto preponderante del presidente. Il progetto governativo, respinto dal parlamento, chiedeva l’aumento delle firme per le iniziative da 100 a 150 mila e per i referendum da 50 a 100 mila. Un aumento definito politicamente irrealizzabile e che avrebbe comportato anche problemi materiali.

Per contro, secondo la maggioranza della commissione, la riduzione del termine per la raccolta delle firme presenta anche certi vantaggi. Per esempio, i termini troppo lunghi possono essere controproducenti per gli iniziativisti stessi, «la cui motivazione andrebbe col tempo scemando». Rimangono invariati invece i 100 giorni concessi per la raccolta delle 50 mila firme necessarie alla riuscita di un referendum.

Secondo la commissione, «l’introduzione di un leggero inasprimento delle condizioni da adempiere per la riuscita di un’iniziativa è pienamente giustifica», dato che il ventaglio di strumenti a disposizione dei cittadini sarà arricchito dall’introduzione dell’iniziativa popolare generale. Questo nuovo diritto, incontestato nella prima riforma dei diritti popolari, permetterebbe a 100 mila cittadini di proporre la revisione di una legge, oppure della Costituzione, in termini generali. L’iniziativa popolare attuale consente infatti di procedere soltanto a modifiche costituzionali, ciò che costituisce una lacuna.

Una minoranza della commissione vorrebbe che l’iniziativa popolare generale venga depositata con 120 mila firme. Un’altra minoranza chiede che otto cantoni possano a loro volta depositare un’iniziativa popolare o generale.

La commissione raccomanda inoltre d’estendere il campo d’applicazione del referendum in materia di diritto internazionale. Il popolo dovrebbe potersi esprimere sugli impegni internazionali della Svizzera e non essere chiamato a pronunciarsi – com’è oggi il caso – solo al momento dell’adozione delle leggi che ne conseguono. La soluzione limita tuttavia questo diritto alle norme importanti.

I commissari si sono chiesti se la legge non debba vietare la retribuzione delle persone preposte alla raccolta delle firme. I cittadini devono essere chiamati alle urne per esprimersi su temi controversi e non perché gruppi o persone «danarose» lo auspicano.

La commissione non ha comunque voluto agire direttamente. Propone al plenum di trasmettere al Consiglio federale un postulato che lo invita a esaminare l’opportunità di reprimere penalmente la retribuzione della raccolta delle firme.

swissinfo e agenzie

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