Tasse e riforma scolastica tengono banco
In concomitanza con la votazione federale, in sedici cantoni i cittadini domenica erano chiamati ad esprimersi anche su una serie di oggetti di carattere regionale. Fiscalità e adesione al concordato per l'armonizzazione scolastica fra i cantoni erano i due temi di spicco.
Nuovamente sottoposto al verdetto popolare in tre cantoni della Svizzera tedesca, l’Accordo intercantonale sull’armonizzazione della scuola obbligatoria HarmoS ha conosciuto sorti diverse domenica. Mentre l’elettorato bernese lo ha approvato, urani e zughesi lo hanno bocciato.
I votanti di Uri hanno seccamente smentito governo e parlamento cantonali, pronunciandosi contro l’adesione con 8515 suffragi contro 3840. Di stretta misura, con uno scarto di sole 73 schede, invece, è stato il no degli elettori del canton Zugo, dove i voti contrari sono stati il 50,11%. In entrambi i casi, il referendum era stato lanciato dall’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), ma era stato sostenuto anche da rappresentanti dei Partiti popolare democratico (PPD) e liberale radicale (PLR).
I risultati negativi di Uri e di Zugo confermano che il concordato nella Svizzera centrale è poco amato. In precedenza, infatti, HarmoS era stato rifiutato in votazione popolare nei cantoni Lucerna e Nidvaldo, a Svitto era stato respinto dal parlamento e in Obvaldo è stato “congelato” dal governo.
Coesione salva nel canton Berna
Positiva, invece, l’accoglienza riservata al concordato dalla maggioranza dell’elettorato bernese, che lo ha avallato con il 51,5% dei voti. I maggiori consensi sono giunti dalle regioni francofone del cantone e dagli agglomerati.
Anche in questo caso, il referendum contro l’adesione del cantone ad HarmoS era stato promosso da un comitato composto di numerosi esponenti dell’UDC e dell’Unione democratica federale (UDF, destra cristiana).
La maggioranza dei votanti ha però seguito gli argomenti dei fautori di HarmoS, secondo cui numerosi aspetti del concordato sono già in vigore nel cantone. Inoltre Berna avrà una politica molto flessibile in materia di età di scolarizzazione, che l’accordo fissa a quattro anni. È questo l’aspetto che ha suscitato le maggiori opposizioni in tutti i cantoni in cui i cittadini sono stati chiamati alle urne.
Il risultato della votazione, qualunque esso fosse stato, non avrebbe avuto conseguenze per la parte francofona del cantone, che applica già la Convenzione scolastica romanda. Questa prevede per la Romandia gli stessi obiettivi previsti da HarmoS per l’insieme della Svizzera. Un “no” avrebbe potuto nuocere alla coesione dell’insegnamento all’interno del cantone e in particolare nella città bilingue di Bienne.
Berna diventa così l’undicesimo cantone che approva il controverso concordato. In precedenza avevano già dato il beneplacito i parlamenti dei cantoni di Sciaffusa, Vaud, Giura, Neuchâtel, Vallese, Ginevra e Ticino, come pure gli elettorati di Glarona, San Gallo e Zurigo. Per potere avviare il progetto, era necessaria l’adesione di almeno dieci cantoni.
Niente flat rate tax in Turgovia
Battuta d’arresto domenica anche per l’imposta sul reddito ad aliquota unica: i turgoviesi hanno infatti respinto con il 54,7% dei voti, la proposta governativa in tal senso. Il progetto era combattuto non solo dal Partito socialista e dai Verdi, che criticano i vantaggi per i ricchi, ma anche da un comitato “borghese” che temeva per le riduzioni del gettito nei comuni. Finora la “flat rate tax” è stata adottata dai cantoni di Obvaldo e di Uri.
Sempre in campo di tassazioni, l’elettorato lucernese ha nettamente approvato – con oltre 64mila voti contro 30mila – il “pacchetto fiscale 2011” che prevede sgravi per la classe media, le famiglie, gli alti stipendi e le imprese.
Il piano – il terzo dal 2005 – era combattuto dalla sinistra che aveva lanciato il referendum. L’elemento più contestato è una forte riduzione dell’imposta sull’utile delle imprese, che scenderà dal 4 al 3% nel 2010 e poi all’1,5% a partire dal 2012.
Pure a larga maggioranza, l’elettorato di Basilea Campagna ha dato il via libera a due revisioni di leggi che porteranno una riduzione delle imposte sulle successioni e le donazioni e sgravi fiscali per le imprese e i loro proprietari. Per il cantone queste modifiche comporteranno minori entrate di circa 20 milioni di franchi all’anno.
Con il 67,2% dei voti, i solettesi hanno rifiutato l’introduzione di una “eco-imposta” sui veicoli a motore. A seconda del consumo energetico la tassa sarebbe variata da 0 a 660 franchi all’anno, da aggiungersi a una tassa di base di 85 franchi. La riforma è stata combattuta con successo dall’UDC.
Nel cantone di Ginevra, invece, l’elettorato ha dato il via libera a larghissima maggioranza – con il 76% dei voti – all’imposizione dei veicoli in funzione della potenza del motore e delle emissioni di CO2.
Fumata bianca per il bando del… fumo
Con il 70,1% dei voti, i ginevrini hanno anche accettato il pacchetto fiscale varato dal parlamento, che comporta fra l’altro l’introduzione dello “splitting integrale”. Le coppie sposate con figli, in particolare quelle appartenenti al ceto medio, pagheranno meno imposte dall’anno prossimo.
Il pacchetto comprende pure un meccanismo fiscale – combattuto dalla sinistra – di cui beneficeranno i contribuenti facoltosi: le loro imposte su reddito e patrimonio saranno prelevate sul 60% del reddito netto.
Con una maggioranza del 54%, i ginevrini hanno pure accolto una diminuzione dell’imposta sul capitale delle persone giuridiche.
Ancora una volta, l’elettorato ginevrino era chiamato a pronunciarsi sul bando del fumo dai locali pubblici, e ancora una volta ha detto sì a stragrande maggioranza – 81,7% dei voti – a questa misura. La legge adottata autorizza l’allestimento di spazi riservati ai fumatori nei caffè e ristoranti di dimensioni superiori a 80 m2.
La nuova legge è stata combattuta con un referendum promosso dagli esercenti, che auspicavano l’applicazione della legge federale. Quest’ultima lascia ai gestori di piccoli ritrovi la possibilità di tollerare la presenza di fumatori.
swissinfo.ch e agenzie
Con una maggioranza del 62% dei voti, l’elettorato ginevrino ha dato il nullaosta alla costruzione di un nuovo edificio dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) sull’attuale parcheggio.
Approvato dalle autorità comunali, cantonali e federali, il progetto di ampliamento della sede della WTO era combattuto dall’estrema sinistra e dall’associazione Action Patrimoine Vivant. I promotori del referendum contestano il piano perché comporta la costruzione di un recinto che impedirà l’accesso pubblico al lago e al parco circostante.
Secondo le autorità, un rifiuto popolare avrebbe indebolito la posizione di Ginevra, quale sede di numerosi organismi internazionali.
Il braccio di ferro non è comunque ancora concluso. Gli avversari del progetto, infatti, hanno inoltrato un ricorso al Tribunale amministrativo di Ginevra – tuttora pendente – contro lo stesso scrutinio popolare, sostenendo che l’opuscolo con le spiegazioni sul voto è “lacunoso” e “menzognero”.
La città di Zurigo si doterà di una banca di dati per schedare a titolo preventivo persone che tendono alla violenza in occasione di manifestazioni sportive.
L’elettorato ha approvato la creazione di “Gamma” – questo il nome della banca dati – con il 72,6% dei voti.
Il progetto era combattuta dalla sinistra e dai Verdi, che la ritengono contraria ai principi del diritto. Il punto più controverso è la possibilità di schedare persone che cercano la provocazione o hanno tendenze violente, anche se non commettono atti perseguibili.
Secondo i fautori, esperienze analoghe all’estero hanno dato risultati positivi.
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