Le tensioni Svizzera-UE preoccupano la diaspora elvetica

I delegati del Consiglio degli svizzeri all'estero, riuniti a Montreux, hanno adottato una risoluzione che chiede al governo elvetico di non dimenticarli nell'ambito delle discussioni con l'UE sull'accordo quadro istituzionale. swissinfo.ch

Gli Svizzeri all'estero vogliono continuare ad avere la possibilità di stabilirsi e lavorare liberamente in Europa. I loro rappresentanti, riuniti questo fine settimana a Montreux per il congresso annuale, hanno di nuovo espresso il loro impegno a favore dell'accordo sulla libera circolazione delle persone.

Questo contenuto è stato pubblicato il 16 agosto 2019 - 15:37
Samuel Jaberg, Montreux, swissinfo.ch

Congresso annuale

Più di 400 membri della "Quinta Svizzera" si riuniscono ogni anno per tre giorni in Svizzera per il loro congresso annuale. L'evento inizia tradizionalmente con la sessione del Consiglio degli svizzeri all'estero, il "parlamento della Quinta Svizzera", prima dell'apertura ufficiale il venerdì sera. La giornata del sabato è dedicata all'assemblea plenaria e al tema ufficiale del congresso. Quest'anno è: "Quale mondo per domani?" La domenica è un'occasione per visitare la regione ospitante.

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I delegati del Consiglio degli Svizzeri all'estero (CSE), il "parlamento" della Quinta Svizzera, sono preoccupati per l'evoluzione delle relazioni tra Berna e Bruxelles. Con il sostegno quasi unanime dei 98 delegati presenti (97 voti a favore e 1 astensione), venerdì hanno adottato una risoluzione in cui si chiede al Consiglio federale di non dimenticarli nelle discussioni in corso tra la Confederazione e l'Unione sull'accordo quadro istituzionale (cfr. riquadro alla fine dell'articolo).

Gli svizzeri all'estero esigono che il governo presenti al più presto questo accordo al parlamento per mantenere un percorso bilaterale che, a loro avviso, ha dimostrato la sua validità. In particolare, temono che uno stallo prolungato possa compromettere l'accordo sulla libera circolazione delle persone (ACLP). Per i rappresentanti della diaspora, non c'è dubbio che gli svizzeri all'estero beneficiano direttamente dei vantaggi di questa intesa.

"Grazie a questo regolamento, queste persone beneficiano di diritti quali il diritto al cambiamento di domicilio e il diritto di cambiare attività lavorativa in seno all'Unione europea (mobilità geografica e professionale) o alla parità di trattamento con i cittadini dei paesi dell'UE in diversi settori (stesse condizioni di lavoro, coordinamento dei sistemi di assicurazioni sociali, stesse prestazioni sociali, stesse agevolazioni fiscali)", scrivono nella risoluzione.

Il 60% della diaspora interessato

L'Organizzazione degli Svizzeri all'estero (OSE) ha sempre sostenuto vigorosamente la libera circolazione delle persone e negli ultimi anni ha combattuto contro tutti gli attacchi – la maggior parte dei quali provenienti dalle file dell'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) – che avevano direttamente o indirettamente nel mirino l'accordo firmato nel 1999 da Berna e Bruxelles.

Per comprendere questo impegno costante, basta guardare alle statistiche: dei circa 760'000 svizzeri che alla fine del 2018 risiedevano fuori dalla Confederazione, più del 60% (458'000) viveva in un Paese europeo. Inoltre, i tre quarti degli svizzeri all'estero hanno un'età compresa tra i 18 e i 65 anni e sono quindi potenzialmente attivi professionalmente.

Sempre più persone lasciano inoltre il proprio paese più volte nel corso della loro carriera, ciò che rende la libertà di movimento e di insediamento sempre più vitale all'interno dello spazio europeo. "Ogni giorno, quando accendo la BBC, vedo come la mancanza di intelligenza di un governo può portare un paese al disastro", ha sottolineato Vincent Croset, un deputato svizzero della Gran Bretagna, riferendosi alle difficoltà causate dalla "Brexit".

Iniziativa UDC

Una minaccia ancora più diretta aleggia sulla libera circolazione delle persone. Con l'iniziativa popolare "Per un'immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)", l'UDC attacca ancora una volta direttamente la libera circolazione dei lavoratori tra la Svizzera e l'Unione europea. Il testo, depositato l'estate scorsa, impone alla Svizzera di disciplinare autonomamente l'immigrazione degli stranieri.

Se l'iniziativa fosse accettata dal popolo svizzero, le autorità avrebbero un anno di tempo per negoziare la fine dell'accordo sulla libera circolazione con Bruxelles. Se non si trovasse una soluzione entro tale termine, il Consiglio federale dovrebbe denunciare l'accordo il mese dopo quella scadenza. La votazione dovrebbe tenersi l'anno prossimo. Indubbiamente, i rappresentanti dell'OSE si batteranno di nuovo per impedirne l'accettazione.

swissinfo.ch


Accordo quadro: punto della situazione

Il Consiglio federale si trova attualmente tra il martello e l'incudine: da un lato, le pressioni dell'UE, dall'altro, il rischio di un rifiuto dell'accordo quadro da parte del parlamento o del popolo, qualora il testo definitivo non ottenesse il sostegno della maggioranza tra le forze del centro e della sinistra.

Il governo sta quindi cercando di guadagnare tempo, spiegando l'importanza dell'accordo e cercando di ridurre le resistenze. Il 7 giugno ha inviato una lettera al presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, in cui ha riconosciuto chiaramente che non sarebbe stato possibile "raggiungere una maggioranza" in Svizzera a favore dell'accordo senza chiarire o rivedere tre punti importanti: la protezione dei salari, gli aiuti di Stato e la direttiva europea sulla cittadinanza.

Insoddisfatta dell'atteggiamento attendista del governo svizzero, l'UE ha adottato misure di ritorsione economica contro la Svizzera. All'inizio di luglio ha deciso di non rinnovare l'equivalenza borsistica, concessa temporaneamente alla Svizzera fino alla fine di giugno.

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