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Campagne elettorali L'impatto di ‘fake news’ e bufale sulla democrazia

una donna infila una scheda in un'urna
(KEYSTONE)

Mentre il popolo americano si appresta a votare per le elezioni di metà mandato, in Europa cresce il timore per gli effetti negativi di disinformazione e manipolazione sui processi democratici. La Svizzera sarà risparmiata dalle 'fake news' alle prossime elezioni federali?

Il referendum svoltosi in Macedonia a fine settembre illustra bene l'impatto crescente dei social e delle false notizie sui processi democratici. Con l'ausilio di troll e account fittizi, durante la campagna sono state diffuse false informazioniLink esterno su Twitter e Facebook per convincere i cittadini a boicottare il voto sul nuovo nome da dare al paese ex jugoslavo - anticamera di un'adesione all'Unione europea e alla NATO. Per convalidare la consultazione era necessario un quorum del 50% più uno. L'affluenza è stata però solo del 34% e così malgrado lo schiacciante sì uscito dalle urne (oltre il 90%), il referendum è stato affossato.

Il problema delle fake news non è nuovo, ma ha cominciato a preoccupare la classe politica, i media e la società civile a partire da due anni fa, con la controversa elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Da allora, l'uso di questo termine sarebbe aumentato del 365%.

Cosa sono le false notizie?

"Le fake news corrispondono a tutto ciò a cui una persona non crede"

Linards Udris, esperto di media

Fine della citazione

In Svizzera, il dibattito sulla manipolazione del discorso politico si è intensificato tra la fine del 2016 e il 2017, spiega Linards Udris, esperto di media all'Istituto di ricerca sulla sfera pubblica e la societLink esternoà di Zurigo. Secondo un sondaggio condotto quest'anno dall'Istituto Reuters, il 50% dei partecipanti si dice preoccupato dal fenomeno, anche se soltanto il 13% afferma di aver avuto un'esperienza diretta nelle settimane precedenti l'inchiesta.

Ma cosa si intende per fake news? Secondo Linards Udris si tratta di storie inventate. Il termine è però utilizzato anche in senso più ampio. "Spesso viene associato a un errore politico o a una notizia giornalistica che infastidisce. In altre parole, le fake news corrispondono a tutto ciò a cui una persona non crede", sottolinea l'esperto. "Quando un politico afferma il falso, invece di accusarlo di essere un bugiardo la gente parla di fake news. Così facendo, tesse un legame diretto tra disinformazione e giornalismo e ciò costituisce un problema".

Pur riconoscendo il rischio di manipolazione politica, nel 2017 il governo svizzeroLink esterno ha deciso di non intervenire, giudicando sufficiente la base legale esistente. Contattata da swissinfo.ch, la Cancelleria federale precisa inoltre che al momento non esiste una strategia nazionale per limitare l'impatto delle fake news sulle prossime elezioni federali, in programma nell'autunno del 2019, ma che il governo continuerà a monitorare la situazione.

Campagne politiche nel mirino

Questo approccio può ritenersi giustificato, secondo Linards Udris. Finora, infatti, la Svizzera non è così toccata dal fenomeno come altri paesi. La popolazione continua ad aver fiducia nei media tradizionali e i siti di notizie false sono rari. Ciò è legato a diversi fattori: la dimensione dell'elettorato, la scarsa polarizzazione, il fatto che i media tradizionali sono ancora un luogo privilegiato di dibattito politico e che i social, invece, non vengono usati molto a questo scopo.

I rischi di derive però esistono, come ha evidenziato la campagna in vista della votazione del 4 marzo 2018 sull'iniziativa 'No Billag', che chiedeva di sopprimere il canone radiotelevisivo. Stando a uno studio della Scuola universitaria professionale del Nord-Ovest della Svizzera, la maggior parte dei messaggi apparsi su Twitter nei mesi precedenti lo scrutinio sono stati pubblicati da bot, ossia programmi autonomi che fanno credere all'utente di comunicare con una persona umana.

Per quanto allarmanti siano questi risultati, il professor Stefan Gürtler - a capo della ricerca - ritiene improbabile che una simile manipolazione si ripeta ad ogni scrutinio. La campagna sull'iniziativa 'No Billag' è infatti stata particolarmente lunga e polarizzata.

Stefan Gürtler e Linards Udris sottolineano tuttavia che alle prossime elezioni federali i partiti politici sfrutteranno maggiormente le reti sociali. Facebook ha d'altronde organizzato di recente un workshop rivolto ai politici elvetici per aiutarli a migliorare le loro competenze in materia di social media, afferma Stefan Gürtler.

Più conversazioni, più manipolazioni

"La tecnologia della manipolazione avanza molto più velocemente degli strumenti per rilevarla e contrastarla"

Stefan Gürtler, ricercatore

Fine della citazione

Tuttavia, un aumento dei dibattiti politici sui social rischia di andare di pari passo con un aumento del livello di manipolazione, spiega Stefan Gürtler. Oggi, qualsiasi persona con conoscenze informatiche di base è in grado di programmare un bot in 30 minuti e di influenzare così l'opinione pubblica. Esistono anche fabbriche di bot nel darknet, che ne permettono un utilizzo su ampia scala, afferma l'esperto. "La tecnologia della manipolazione avanza molto più velocemente degli strumenti per rilevarla e contrastarla".

Stefan Gürtler sottolinea inoltre che "alcuni partiti hanno acquistato software per organizzare i followers"; software che possono essere sfruttati anche per analizzare i dati degli utenti in modo da creare annunci personalizzati.

Il caso della società di consulenza Cambridge Analitica, che ha ottenuto abusivamente i dati di milioni di utenti Facebook per influenzare gli scrutini negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, ha d'altronde destato forti preoccupazioni. L'Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDTLink esterno) ha istituito un gruppo di lavoro che si occupa esclusivamente della protezione della privacy dell'elettorato. Un documento sarà pubblicato prossimamente per spiegare alle società di comunicazione e ai partiti politici le normative svizzere vigenti, afferma il portavoce Hugo Wyler. Il pubblico sarà inoltre informato su eventuali violazioni durante le campagne elettorali.

Nel frattempo, Stefan Gürtler e la sua équipe stanno lavorando alla creazione di un sistema di monitoraggio in tempo reale delle discussioni sui social, "in modo che la gente possa vedere quali argomenti o candidati sono soggetti a manipolazioni". L'idea è quella di rendere i cittadini maggiormente consapevoli dei rischi e di spingerli ad osservare con occhio più critico i contenuti online.

Se strumenti di questo tipo sono necessari è anche perché le società implicate, come Facebook e Twitter, non sono finora intervenute malgrado le forti pressioni dell'opinione pubblica e del mondo politico. Twitter ha chiuso soltanto una manciata di account problematici durante la campagna 'No Billag', rileva Stefan Gürtler. "Se questi siti fossero in grado di far rispettare davvero le regole che impongono, le comunicazioni sui social sarebbero diverse e meglio controllate".

Cosa accade in Europa

Con una ventina di elezioni in programma nei prossimi due anni, l'Europa non è ancora pronta a combattere l'impatto di disinformazione e manipolazione sui processi politici, secondo la Commissione transatlantica per l'integrità delle elezioni.

Ecco una serie di misure adottate negli ultimi mesi.

In vista delle elezioni europee, in programma nel maggio 2019, il Parlamento europeo ha adottato un codice di autoregolamentazione per le piattaforme digitali. Molti osservatori dubitano però dell'impatto reale di questa strategia.

In Francia, il Parlamento ha approvato questa estate una legge "anti fake news", che permette ai candidati o ai partiti di chiedere l'intervento di un giudice affinché determinati contenuti vengano rimossi dalla rete.

La Svezia ha annunciato la creazione di un piano nazionale per identificare le fake news e le ingerenze estere nelle campagne politiche.

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Traduzione dall'inglese di Stefania Summermatter

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