Centro e destra difendono le esportazioni d’armi
Vietare l'esportazione di materiale bellico minaccia oltre 10'000 posti di lavoro in Svizzera: è l'argomento con il quale un comitato intende combattere l'iniziativa popolare del Gruppo per una Svizzera senza esercito.
Il comitato – che non ha ancora un nome in italiano – riunisce persone del Partito liberale radicale (PLR), dell’Unione democratica di centro (UDC) del Partito popolare democratico (PPD) e del Partito borghese democratico (PBD).
Per il comitato, che si è presentato alla stampa il 2 ottobre, in un periodo di crisi sarebbe assolutamente «insensato» accogliere l’iniziativa «per il divieto di
esportare materiale bellico» del Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE), in votazione il 29 novembre.
L’iniziativa rappresenterebbe un ostacolo per l’innovazione e il mantenimento di competenze industriali in Svizzera. Inoltre, metterebbe in pericolo l’indipendenza dell’esercito nei confronti dell’estero.
Contro «l’iniziativa assassina di posti di lavoro», come l’ha definita il liberale radicale Hans Altherr, militano anche le grosse organizzazioni economiche, ossia la Federazione delle imprese svizzere (economiesuisse), Swissmem (organizzazione padronale che rappresenta l’industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica) e l’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM).
Per il comitato contrario all’iniziativa, i posti a rischio sono 10’000, il doppio di quelli menzionati dalla ministra dell’economia Doris Leuthard, che pure invita la popolazione a votare no.
swissinfo.ch e agenzie
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