La Posta rilancia il suo sistema di e-voting e si attira fulmini

Prioritario per gli svizzeri all'estero, il voto online è attualmente al centro delle polemiche. Nel mirino delle critiche c'è la Posta, che ha rilevato il sistema di e-voting – sospeso dall'anno scorso a causa di gravi falle – dalla spagnola Scytl, per svilupparlo in modo indipendente dalla sua ex partner tecnologica. Questa è in bancarotta.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 giugno 2020 - 16:00
La Posta Svizzera prosegue lo sviluppo del sistema di voto elettronico affinché sia disponibile di nuovo per i test l'anno prossimo. Ma la strada è irta di ostacoli e il parlamento potrebbe anche decidere uno stop temporaneo. SRF-SWI

La transazione è stata rivelata il 17 maggio dal domenicale zurighese SonntagsBlick che aveva chiesto lumi alla Posta, in seguito alla notizia giunta da Barcellona dell'avvio della procedura di fallimento della Scytl. Sul prezzo è mantenuto il riserbo assoluto.

La Posta aveva già deciso alla fine dell'estate 2019 di proseguire per conto proprio lo sviluppo del sistema di e-voting che in precedenza proponeva in collaborazione con la Scytl e, "dopo diversi mesi di negoziati", ha acquisito i diritti sul codice sorgente, ha indicato in una risposta scritta a swissinfo.ch il portavoce del gigante giallo Oliver Flüeler. L'obiettivo è di proporre nel 2021 un sistema "che risponda alle esigenze della Confederazione e sia pronto per l'uso da parte dei cantoni per un'operazione test".

Con questa operazione, la Posta si prefigge di proporre in futuro ai cantoni una soluzione sviluppata in Svizzera, "che tenga conto delle numerose peculiarità federali" e che "risponda ancora meglio alle esigenze elevate e specifiche di un sistema svizzero di voto elettronico", precisa Flüeler, sottolineando che la Posta "prende sul serio le preoccupazioni espresse nel dibattito pubblico sul voto elettronico riguardo al ruolo dei fornitori esteri".

Il portavoce puntualizza d'altra parte che indipendente non significa sola: "In futuro la Posta collaborerà sempre più con le scuole universitarie professionali, le università e gli esperti di crittografia svizzeri". Per massimizzare in permanenza la sicurezza, la Posta "pubblicherà il nuovo codice sorgente migliorato, affinché esperti nazionali e internazionali indipendenti possano verificare eventuali debolezze".

Ricominciare daccapo per riconquistare fiducia

Argomenti che non convincono affatto il comitato dell'iniziativa popolare "Per una democrazia sicura e affidabile (Moratoria sul voto elettronico)", il cui presidente Franz Grüter ha reagito con indignazione. Il deputato nazionale dell'Unione democratica di centro (UDC) lucernese ha stigmatizzato l'operato della Posta e sollecitato indagini parlamentari.

Franz Grüter ha spiegato a swissinfo.ch di aver contattato il collega di parlamento e di partito Alfred Heer, membro della Commissione della gestione del Consiglio nazionale (Camera del popolo) e presidente della sottocommissione che si occupa della Cancelleria federale, il quale intraprenderà i passi necessari per chiedere l'apertura di un'inchiesta.

"Ci sono validi motivi di voler verificare se la Posta – ossia un'azienda in mano alla Confederazione – abbia agito correttamente e se abbia pagato un prezzo corretto, poiché tutto è caratterizzato da un'assoluta mancanza di trasparenza", afferma Franz Grüter.

Per il parlamentare e imprenditore informatico, è incomprensibile che "la Posta abbia pagato di nuovo – un prezzo non rivelato – per un sistema che già si sa che non funziona correttamente. Anche in altri Paesi si sono già registrati grossi problemi con i sistemi di Scytl. Forse questo è proprio il motivo per cui la società è in fallimento".

A suo giudizio, la Posta avrebbe dovuto ripartire su nuove basi, ossia sviluppare un sistema completamente nuovo: ciò "avrebbe potuto ricreare fiducia e dunque attenuare fortemente l'opposizione all'e-voting", che ora serpeggia in tutto lo scacchiere politico del Paese.

La prova del fuoco in parlamento

"Nelle votazioni è fondamentale poter confidare sul fatto che tutto funzioni correttamente. Come si può avere fiducia in un sistema nel quale sono stati riscontrati errori straordinari? Ritengo che si debba abbandonare quel sistema, perché certi problemi rimarrebbero", osserva il deputato UDC, assicurando che il suo parere è condiviso da membri di tutti i partiti e da molte persone attive nel campo dell'informatica.

Egli stesso attivo in questo campo da 25 anni, Franz Grüter non è contrario all'e-voting in linea di principio. Anzi, è convinto che "arriverà il giorno in cui esisterà un sistema di voto elettronico con tutte le garanzie di sicurezza. Ma per arrivarvi è necessaria una nuova partenza".

Allo stato attuale dello sviluppo tecnologico, egli calcola che per realizzare un sistema di e-voting sicuro "occorrano al minimo dai 3 ai 5 anni di lavoro. Corrisponde esattamente al lasso di tempo previsto dalla moratoria chiesta dall'iniziativa. Se questo lasso di tempo non fosse necessario ne sarei felice e la ritirerei con gioia. Ma con il sistema attuale della Posta non vedo altra scelta, se non quella di bloccare le attività. Peccato".

Ma i promotori dell'iniziativa potrebbero anche veder soddisfatta la loro rivendicazione ancor prima di aver raccolto il numero di firme necessarie per portare il testo al voto popolare. Il Consiglio nazionale ha infatti avallato lo scorso dicembre un'iniziativa parlamentare che esige l'interruzione di tutte le sperimentazioni e i progetti di e-voting finché i problemi di sicurezza non sono stati risolti e i cittadini sono disposti ad assumere i costi supplementari connessi a questo canale di voto.

La proposta non ha ancora superato l'esame del Consiglio degli Stati, ma Franz Grüter non esclude che il "grave errore strategico della Posta" porti acqua al suo mulino.

L'OSE ferma sulla sua risoluzione

L'Organizzazione degli svizzeri all'estero (OSE) per ora non commenta i progetti della Posta, poiché non ha ancora ricevuto le informazioni chieste alla Cancelleria federale, ha dichiarato a swissinfo.ch la sua direttrice Ariane Rustichelli. "Ma la nostra posizione non è cambiata rispetto alla risoluzione adottata dal Consiglio degli svizzeri all'estero nell'agosto 2019. In particolare, abbiamo chiesto di esaminare la possibilità che una nuova istituzione pubblica riprenda e sviluppi il sistema del cantone di Ginevra, che non ha potuto continuare a svilupparlo per motivi finanziari, non per problemi tecnici", ha rammentato la direttrice dell'OSE.

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