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Libera circolazione Freno all'immigrazione: i cantoni vogliono poter dire la loro



La Svizzera potrebbe applicare il freno all'immigrazione deciso dal popolo svizzero il 9 febbraio 2014 in funzione dei settori economici o delle regioni. 

La Svizzera potrebbe applicare il freno all'immigrazione deciso dal popolo svizzero il 9 febbraio 2014 in funzione dei settori economici o delle regioni. 

(KEYSTONE/Ennio Leanza)


I cantoni vogliono poter gestire in modo autonomo l’immigrazione, con una clausola di salvaguardia da attivare a seconda dei bisogni delle regioni e dei settori economici. Riuniti giovedì a Berna, i rappresentanti della Conferenza dei governi cantonali (CdC) si sono detti favorevoli a un modello “bottom-up” per l’applicazione dell’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”. Questa proposta, elaborata su richiesta del Ticino, è considerata compatibile con gli accordi sulla libera circolazione delle persone.

A due anni dall’approvazione dell’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, lanciata dall’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), la Svizzera è ancora alla ricerca di un modello per applicare la volontà popolare senza violare gli accordi con Bruxelles.

Tra le varie proposte sul tavolo vi è anche quella elaborata dall'ex Segretario di Stato Michael Ambühl, professore al Politecnico federale di Zurigo. Basata su un modello “bottom-up”, prevede la possibilità di limitare temporaneamente l’immigrazione in quei settori o in quei cantoni in cui gli impieghi o i salari sono messi sotto pressione da un afflusso importante di lavoratori stranieri, superiore alla media europea.

I datori di lavoro dovrebbero in questo caso privilegiare la manodopera indigena. Queste misure sarebbero applicate a livello locale e spetterebbe poi al Consiglio federale decidere se estenderle a tutto il paese.

"Si tratta di una proposta pragmatica e rispettosa del federalismo", hanno precisato giovedì in una conferenza stampa i rappresentanti della Conferenza dei governi cantonali.

L'impatto della libera circolazione sul mondo del lavoro è molto diverso da cantone e cantone, non solo a causa della prossimità alla frontiera, ma anche per le specificità del tessuto economico locale. "Il modello bottom-up permette di tener conto di queste disparità", ha affermato dal canto suo Benedikt Würth, responsabile delle finanze del canton San Gallo.

La proposta ha però già suscitato critiche da parte italiana. Secondo un’informazione del quotidiano Tages-Anzeiger, Paolo Gentiloni ha fatto sapere che la Penisola non accetterà che l’immigrazione sia regolamentata in modo diverso a seconda delle regioni. 

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swissinfo.ch, ATS e RSI (TG 3.7.2016)

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