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Liste nere, la Svizzera non vuole sanzioni ingiustificate

Quando c'è una palese violazione del diritto, la Svizzera non deve più applicare sanzioni nei confronti di persone inserite su "liste nere" del terrorismo. È quanto chiede il Consiglio degli Stati, che martedì ha approvato una mozione in tal senso del senatore ticinese Dick Marty.

Nel suo atto parlamentare, il consigliere agli Stati chiede al governo di comunicare all’ONU che, dalla fine di quest’anno, non applicherà più le sanzioni se le persone che figurano su queste liste da oltre tre anni non sono ancora state deferite alla giustizia, se non hanno avuto la possibilità di ricorrere davanti ad un’autorità indipendente o se nei loro confronti non è stata formulata alcuna accusa da un’autorità giudiziaria.

Dal canto suo, il governo svizzero si è detto contrario, non per il contenuto in sé della mozione, ma per non andare contro la prassi delle Nazioni Unite. I diritti umani e il diritto internazionale umanitario devono in ogni caso essere rispettati, anche nell’ambito della lotta al terrorismo, ha dichiarato la ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey.

Il Consiglio federale – ha proseguito – riconosce che le procedure d’iscrizione e di cancellazione dalla lista non sono esenti da critiche. Insieme ad altri Stati che condividono la stessa opinione, la Svizzera si sta adoperando affinché vengano apportati dei miglioramenti.

Secondo Dick Marty, che ha menzionato il caso di Yussef Nada, la Svizzera deve invece “riaffermare l’impossibilità per un paese democratico di accettare che le sanzioni pronunciate al di fuori di ogni garanzia processuale comportino la sospensione per più anni di quei diritti fondamentali elementari che le stesse Nazioni Unite giustamente proclamano e propagano”.

Swissinfo.che e agenzie

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