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Merz afflitto per i due ostaggi in Libia

Il presidente della Confederazione si è detto "afflitto" per la condanna dei due ostaggi svizzeri in Libia. Secondo Hans-Rudolf Merz si tratterebbe tuttavia di un "passo avanti", in quanto segnerebbe il ritorno allo Stato di diritto.

La sentenza rappresenta uno sviluppo spiacevole, ma ha anche dei lati positivi, ha dichiarato il presidente della Confederazione. La pena inflitta di sedici mesi di carcere corrisponderebbe infatti al periodo già trascorso dai due ostaggi in Libia. I due svizzeri – un ingegnere bernese che dirigeva la filiale libica di ABB e uno svizzero-tunisino domiciliato nel canton Vaud – sono trattenuti in Libia dal 19 luglio 2008, in segno di ritorsione per l’arresto a Ginevra di Hannibal Gheddafi, costretto a trascorrere due notti in guardina tra il 15 e il 17 luglio. Il figlio del leader libico Muammar e sua moglie Aline erano stati denunciati per maltrattamenti da due domestici, una tunisina e un marocchino.

Dicendosi “afflitto” per la condanna e “sorpreso” per la pena imposta dal tribunale di Tripoli, Merz ha affermato che la decisione delle autorità giudiziarie libiche può essere vista come un “passo avanti”, in quanto rappresenterebbe un ritorno allo Stato di diritto. Questo “è un vantaggio”, poiché apre la possibilità di “chiudere il dossier giuridico con misure giuridiche” e permetterebbe inoltre al potere politico di graziare i due svizzeri, ha aggiunto il presidente della Confederazione.

Il 20 agosto 2009 Hans-Rudolf Merz si era recato a Tripoli a sorpresa e si era scusato pubblicamente, definendo l’arresto dei coniugi Gheddafi “sproporzionato”. Il presidente della Confederazione aveva ottenuto oralmente l’assicurazione che i due ostaggi svizzeri sarebbero tornati in patria entro fine mese. Ma così non è stato. Il 4 novembre il governo svizzero aveva quindi sospeso un accordo concluso il 20 agosto con la Libia, in base al quale i due paesi si impegnavano a chiarire, con l’ausilio di esperti internazionali, le circostanze dell’arresto di Hannibal.

swissinfo.ch e agenzie

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