Minareti: Couchepin non vuole vietare i manifesti
Mentre diversi comuni hanno deciso di vietare i controversi manifesti a favore dell'iniziativa contro l'edificazione di minareti in Svizzera, il ministro dimissionario Pascal Couchepin difende la libertà di espressione e spiega che questo messaggio «inutilmente aggressivo» non dovrebbe comunque far breccia nella popolazione.
A più di un mese dalla votazione popolare del 29 novembre, il dibattito sui manifesti scelti dai promotori dell’iniziativa si fa sempre più acceso. Il messaggio veicolato – ha spiegato Pascal Couchepin alla radio svizzero-tedesca DRS – è «inutilmente aggressivo» e difficilmente riuscirà a convincere la popolazione. «Gli svizzeri sono abbastanza sani di mente per rendersi conto che così non può andare avanti», ha proseguito il ministro dell’interno.
Per questo motivo è inutile vietarne l’affissione, spiega Couchepin, invitando però gli oppositori a condurre una campagna più mirata contro l’iniziativa, «particolarmente pericolosa» per la società svizzera.
Più mitigato invece il parere del ministro dell’ambiente e dei trasporti Moritz Leuenberger che nel suo blog esprime solidarietà per quei comuni che hanno scelto di vietare i manifesti raffiguranti in primo piano una donna in burqa e sullo sfondo minareti che svettano sulla bandiera rossocrociata.
Se il popolo può respingere l’iniziativa ed è «facile convincerlo di quanto sia riduttrice», spiega Leuenberger, «per dei manifesti posti sul suolo pubblico, che si impongono a tutta la popolazione, diventa sicuramente più complicato. Contrariamente all’iniziativa, non è possibile distanziarsene. Ed è questa la grande differenza tra la parola e l’immagine».
«Ogni articolo pubblicato all’estero sull’iniziativa sarà accompagnato da questa immagine e la maggior parte dei lettori non si ricorderanno altro», conclude Leunberger. «Questa immagine resterà come quella della “Svizzera”».
Dal canto suo, infine, le Ferrovie federali svizzere hanno scelto di seguire le scelte dei singoli comuni, autorizzando dunque i manifesti soltanto nelle stazioni delle città che non li hanno vietati.
swissinfo.ch e agenzie
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