Minareti: primo ricorso a Strasburgo
Il divieto di edificazione di minareti finirà davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo. L’ex portavoce della moschea di Ginevra Hafid Ouardiri ha infatti inoltrato martedì un ricorso al tribunale di Strasburgo.
Oltre all’appello inoltrato alla Corte, Ouardiri ha inviato una lettera al Consiglio federale e a tutti i membri del Consiglio d’Europa. La notizia, riportata dal sito internet della televisione svizzerofrancese , è stata confermata da Pierre de Preux, uno dei cinque avvocati svizzeri, francesi e belgi che rappresentano l’ex portavoce della moschea.
Secondo Hafid Ouardiri, il divieto di edificazione di minareti in Svizzera limita la libertà religiosa dei mussulmani. Stando alla Conenzione infatti, una misura simile dovrebbe essere presa soltanto quando vengono messi in pericolo l’ordine, la sicurezza e il diritto altrui.
L’avvocato De Preux ammette che sussistono «problemi di ricevibilità» per il ricorso. Anche il presidente della Corte europea, Jean-Paul Costa lo ha definito «complicato sul piano giuridico». Infatti, prima di potersi rivolgere alla corte di Strasburgo, un ricorrente dovrebbe aver dapprima esaurito tutte le vie di ricorso nel suo paese. Tuttavia, «non è possibile rivolgersi al tribunale federale contro il risultato di un voto popolare», aveva spiegato Costa all’inizio di dicembre davanti a un gruppo di giornalisti a Bruxelles.
Dal canto suo, il Consiglio federale ha comunicato che aspetta una eventuale sentenza di Strasburgo per valutare concretamente la situazione. Nel corso della recente sessione del Consiglio nazionale, la ministra di giustizia Eveline Widmer-Schlumpf ha dichiarato che è fuori discussione una denuncia della Convenzione europea dei diritti umani.
swissinfo.ch e agenzie
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