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Von Rompuy primo presidente dell’Ue

La stampa elvetica accoglie tiepidamente l'elezione del premier belga Herman Van Rompuy alla carica di primo presidente dell'Unione Europea e quella della britannica Catherine Ashton, a cui sarà affidata la diplomazia comunitaria.

Il 62enne cristiano-democratico, che dirige l’esecutivo del suo paese da poco più di un anno, è conosciuto per le sue qualità di negoziatore. La 53enne laburista – che nel 1999 ha ricevuto da Tony Blair il titolo di baronessa – è attualmente membro della Commissione comunitaria quale responsabile del commercio.

Commentando la decisione adottata giovedì a Bruxelles dai Ventisette, Le Temps evidenzia la scarsa esperienza internazionale dei neoeletti: «Una maggiore notorietà dei vertici europei è fondamentale affinché gli sviluppi dell’Unione europea siano considerati seriamente dai paesi terzi come la Svizzera, gli Stati Uniti, la Cina o la Russia».

Dal canto suo, la Neue Zürcher Zeitung rileva che Van Rompuy e Ashton «sono considerati lavoratori silenziosi: scegliendoli, l’Unione europea ha optato per una scelta lontana da clamori».

Il Corriere del Ticino scrive: «Van Rompuy e Ashton sono emersi all’ultimo momento come soluzione di compromesso. La Ashton come contentino al Regno Unito che ha dovuto rinunciare a Blair come primo presidente stabile dell’Ue e il premier belga come uomo politico abile nel tessere compromessi, ma privo di quel carisma sufficiente a renderlo un indiscusso protagonista della scena europea, onde evitare di mettere in ombra i leader dei singoli Stati del club di Bruxelles. Ai cittadini europei non resta che constatare, in modo del tutto passivo, l’esito di questi delicati e poco trasparenti giochi di potere».

Di conseguenza, secondo il quotidiano ticinese, « mentre da un lato le istituzioni europee cercano di coinvolgere maggiormente i cittadini nel processo d’integrazione e nella vita politica comunitaria, dall’altro evitano di rendere partecipe la collettività in occasione di decisioni fondamentali nell’organizzazione dell’Europa comunitaria. Non c’è allora da stupirsi se nelle votazioni di giugno per il rinnovo del Parlamento europeo il tasso di partecipazione è caduto ai minimi storici».

Swissinfo.ch e agenzie

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