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La Svizzera tende verso il divieto del burqa

Le donne che indossano il burqa o il niqab sono rare in Svizzera. Secondo il governo, sarebbero tra 95 e 130 sull'intero territorio. Keystone/Martial Trezzini

Il 56% dei cittadini intende votare a favore dell'iniziativa che chiede di vietare la dissimulazione del viso nello spazio pubblico, secondo un sondaggio della SRG SSR. Una proporzione che sale addirittura al 74% tra gli svizzeri all'estero.

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 gennaio 2021 - 06:00

La Svizzera potrebbe presto unirsi agli altri cinque Paesi europei - Francia, Belgio, Austria, Bulgaria e Danimarca - che hanno vietato l'uso del burqa e del niqab. Il 7 marzo, il popolo svizzero voterà su un'iniziativa popolare che chiede di vietare la dissimulazione del viso nello spazio pubblico. La proposta sembra convincere la maggioranza della popolazione, secondo l'ultimo sondaggio della Società svizzera di radiotelevisione (SRG SSR) condotto dall'istituto gfs.bern.

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Il 56% degli intervistati afferma di voler votare "sì", il 40% intende votare "no" e solo il 4% è ancora indeciso.

Il sostegno al divieto è ancora più marcato tra gli svizzeri all'estero, con una quota del 74%. Il 24% delle persone interrogate pensa di respingere l'iniziativa e il 2% è indeciso.

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Il tema sottoposto alle urne è caratterizzato da una chiara polarizzazione sinistra/destra: gli elettori del Partito socialista e dei Verdi sono chiaramente contrari al divieto di dissimulare il volto, mentre quelli di tutti gli altri partiti di centro e di destra sono a favore.

Il 76% delle persone che sostengono il divieto condivide l'argomento secondo cui uomini e donne devono avere gli stessi diritti. Per due terzi degli intervistati, il divieto di dissimulare il viso migliora la sicurezza in quanto contribuirebbe ad arrestare criminali e terroristi.

A convincere il 59% dei contrari all'iniziativa è invece l'argomento secondo cui il divieto non consentirebbe più alle donne interessate di uscire di casa e partecipare alla vita pubblica.

Sondaggio

Il sondaggio è stato effettuato dall'Istituto di ricerca gfs.bern su incarico della Società svizzera di Radiotelevisione (SRG SSR), di cui fa parte swissinfo.ch.

È stato condotto tra l'11 e il 24 gennaio 2021 e ha coinvolto 9'067 persone aventi diritto di voto. Il margine d'errore è del +/-2,8%.

Il sondaggio non rappresenta una proiezione. Si limita a presentare lo stato delle intenzioni di voto in un dato momento.

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Considerando le regioni linguistiche della Svizzera, il sostegno maggiore all'iniziativa è stato riscontrato in Ticino (68%), seguito dalla Svizzera francese (63%) e dalla Svizzera tedesca (54%). Le intenzioni di voto non differiscono in base al sesso, ma il sondaggio mostra un divario generazionale: mentre il 60% degli over 40 è a favore di un divieto, la percentuale scende al 43% tra i 18-39enni.

Ma la campagna elettorale è appena entrata nel vivo, osservano i ricercatori del gfs.bern. Il sostegno all'iniziativa tra i partiti di centro è meno certo e il vento può ancora cambiare da qui al 7 marzo.

Un "sì" risicato per l'accordo con l'Indonesia

L'accordo di libero scambio con l'Indonesia beneficia di una sottile maggioranza nelle intenzioni di voto. Il 51% degli intervistati pensa di approvarlo alle urne, contro il 36% di contrari e il 13% di indecisi. Tra gli svizzeri all'estero, le proporzioni sono rispettivamente 46%, 30% e 24%.

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Gli elettori del Partito socialista, dei Verdi e degli indipendenti si oppongono all'accordo, mentre quelli di tutti gli altri partiti sono a favore. Gli argomenti dei sostenitori, cioè il vantaggio competitivo per le imprese svizzere e l'aspetto innovativo del trattato, convincono due terzi degli intervistati. Ma gli argomenti del comitato referendario a favore di un maggior rispetto dell'ambiente convincono l'83% degli intervistati, e il 63% di loro è d'accordo sul fatto che l'olio di palma è troppo economico e fa concorrenza agli oli locali.

La Svizzera francese si distingue dalle altre regioni linguistiche in quanto più scettica sull'accordo: solo il 41% degli intervistati è favorevole, contro il 50% del Ticino e il 54% della Svizzera tedesca.

La formazione dell'opinione è ancora all'inizio e la campagna giocherà un ruolo importante, analizza l'istituto gfs.bern. L'esito del voto dipenderà dagli argomenti che domineranno il dibattito fino al 7 marzo, in uno scontro tra i benefici economici e la protezione dell'ambiente.

L'identità elettronica si fa strada

Una leggera maggioranza degli intervistati intende votare a favore della legge sull'identità elettronica. Il 52% è a favore, il 37% è contrario e l'11% è indeciso.

La posizione degli svizzeri all'estero non è ancora chiara: il 50% pensa di votare "sì", il 29% "no" e il 21% non sa come voterà.

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Ad essere critici nei confronti del progetto legislativo sono elettori sia di destra che di sinistra. Quelli affiliati ai partiti di centro sono più favorevoli, mentre quelli che sostengono i partiti di sinistra e l'Unione democratica di centro (destra conservatrice) sono più scettici.

I sostenitori della legge convincono la maggioranza degli intervistati con l'argomento che il progetto può essere realizzato rapidamente se lo Stato e il settore privato cooperano. A convincere gli elettori è anche la garanzia del controllo statale per assicurare la protezione dei dati.

Tra gli oppositori alla legge, l'82% degli intervistati condivide l'argomento secondo cui il compito di creare un'identità elettronica non vada affidato ai privati. Una maggioranza teme anche che le multinazionali approfittino dei dati sensibili.

Tra le regioni linguistiche, il Ticino sembra essere il più entusiasta, con il 66% degli intervistati che affermano di voler votare a favore, seguito dalla Svizzera tedesca con il 54% e dalla Svizzera francese con il 47%.

L'opinione su questa questione non è ancora ben definita, indica il gfs.bern. Durante la campagna, il dibattito potrebbe esulare dall'ambito della digitalizzazione e concentrarsi sulla divisione dei ruoli tra il settore privato e lo Stato. La posizione dei partiti e la fiducia nel governo potrebbero rivelarsi decisive.

Il servizio del telegiornale:

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