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Armi e munizioni: pericoloso cocktail casalingo

I soldati svizzeri hanno tempo fino al 31 dicembre per riconsegnare all’esercito le munizioni da tasca conservate al proprio domicilio assieme all’arma di ordinanza. A fine novembre, mancavano però ancora all’appello il 20% dei proiettili in circolazione.

«Al momento è troppo presto per parlare di sanzioni nei confronti dei soldati che non hanno riportato le munizioni», sottolinea Christoph Brunner, portavoce dell’esercito. Anche perché le cifre dell’ultimo mese non sono ancora conosciute, ricorda Brunner. Tra gennaio 2008 e novembre 2009 sono state riportate 197’000 delle 257’000 scatole di munizioni in circolazione.

La custodia a domicilio delle armi d’ordinanza e della munizione da tasca fuori dal periodo di servizio è stata fissata nella legge alla fine del XIX secolo ed è diventata una vera e propria tradizione per l’esercito svizzero. In seguito all’aumento dei suicidi e degli omicidi con le armi militari, nell’autunno del 2007 il Parlamento ha tuttavia incaricato il governo di sospendere la distribuzione delle munizioni e di ritirare quelle in circolazione, in modo da garantire maggiore sicurezza alla popolazione.

Spetta invece al popolo decidere se le armi di ordinanza restereranno nelle mani dei soldati oppure se saranno riconsegnate, come chiesto dall’iniziativa popolare «Per la protezione dalla violenza perpetrata con le armi». Il testo, depositato in febbraio alla Cancelleria federale, è stato sottoscritto da oltre 106’000 persone.

Sostenuta da 74 organizzazioni, tra cui il PS e i Verdi, l’iniziativa propone una modifica costituzionale volta a limitare l’uso e la diffusione delle armi da fuoco, bandire l’arma d’ordinanza dalle economie domestiche e istituire un registro nazionale centralizzato.

swissinfo.ch e agenzie

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