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Samuel Schmid, un politico di altri tempi

Keystone

Leale, ma poco brillante. Ostinato, ma poco ambizioso. Ripudiato e attaccato sul piano personale dal suo partito, giudicato piuttosto debole dagli altri: il bilancio del consigliere federale Schmid.

Indebolito dall’operazione alla cistifellea e galvanizzato dal sì della commissione di sicurezza del Consiglio nazionale al programma d’armamento 2008, Samuel Schmid ha dato le dimissioni. Lascerà il governo alla fine dell’anno.

Al momento di tirare le somme, è difficile abbozzare un ritratto del ministro della difesa uscente. In effetti, sia a livello personale che politico, Samuel Schmid sarà soprattutto ricordato come una persona ricca di sfumature, che ha alternato il buono e il meno buono.

Il ministro della difesa è spesso stato dipinto come un uomo un po’ scialbo. Riservato, la parlata lenta, il bernese non ha mai avuto il brio del suo predecessore Adolf Ogi.

Un “notabile di campagna”

Durante questi anni, Samuel Schmid si è fatto notare di rado, anche perché non si è mai intromesso nei dossier dei colleghi di governo e non si è mai prestato al giochino delle frasi polemiche. Spesso definito come un uomo senza carisma, molti hanno visto in lui l’archetipo del “notabile di campagna” che ha raggiunto i vertici dello Stato.

D’altro canto, Samuel Schmid ha una personalità affascinante. Chi lo ha frequentato parla di un uomo molto accessibile, con cui è facile parlare. Se si vuole menzionare un aneddoto, il ministro non ha mai esitato a fermarsi nei corridoi del Palazzo federale per salutare le donne delle pulizie.

Il consigliere federale è però stato anche capace di azioni ad effetto. Il 1. gennaio 2005, durante il primo giorno del suo anno presidenziale, aveva fatto una visita a sorpresa a un’unità di guardie di confine, un gesto simbolico molto apprezzato. Tutti si ricordano poi delle sue parole di disappunto durante il Summit mondiale sulla società dell’informazione a Tunisi, quando aveva pubblicamente criticato la censura imposta dal governo tunisino.

L’anti-Blocher

Samuel Schmid ha sempre fatto da contrappeso all’egemonia dell’ala più radicale del suo ormai ex partito, l’Unione democratica di centro (UDC, destra nazional-conservatrice). Una situazione che già era chiara dalla sua elezione in governo, il 6 dicembre 2000, quando i parlamentari l’avevano preferito alla candidata ufficiale del partito, Rita Fuhrer.

Questa posizione precaria nei confronti del suo partito lo ha costretto del resto ad ingoiare diversi bocconi amari. L’uomo più un vista dell’UDC, Christoph Blocher, un giorno non aveva esitato a definirlo un “mezzo consigliere federale”.

Per anni, Samuel Schmid ha stoicamente sopportato le critiche, anche grazie – bisogna ammetterlo – al sostegno dei partiti ostili alla frangia più estremista dell’UDC. Questa situazione ha in ogni caso contribuito a forgiare l’immagine di un politico che sa incassare i colpi.

Che sa incassarli ma che a volte sa anche darli… Spinto alle corde, recentemente Samuel Schmid ha sbattuto la porta del suo partito per raggiungere i ranghi nel neonato Partito borghese democratico.

Un bilancio mitigato

Samuel Schmid ha fatto tutta la sua carriera di ministro alla testa del Dipartimento della difesa. Durante otto anni non ha mai manifestato l’intenzione di cambiare dipartimento, anche se in questo lasso di tempo con la partenza di cinque suoi colleghi ne avrebbe avuto l’opportunità.

Alcuni l’hanno catalogata come mancanza d’ambizione. Un politico ambizioso, in effetti, avrebbe mirato a posti più prestigiosi, come i ministeri dell’interno, delle finanze o dell’economia. Da parte sua, Samuel Schmid ha sempre dichiarato di non voler abbandonare la nave prima di condurre in porto la riforma dell’esercito.

Il bilancio, però, è per lo meno mitigato. Certo, qualche successo lo ha avuto, come il sì da parte del popolo al progetto di riforma Esercito XXI o all’invio di soldati svizzeri armati all’estero per missioni di pace.

Ciò non toglie che l’esercito è attualmente in pieno marasma e non sa con precisione quali sono i suoi veri obiettivi. In settembre, questa situazione ha portato la camera bassa a respingere il programma d’armamento presentato da Schmid. Un segno di sfiducia nei confronti del ministro, in parte cancellato il giorno prima delle dimissioni, quando Schmid è riuscito a convincere la commissione competente del Consiglio nazionale a dare il suo benestare al programma. Con questo sostegno, al secondo tentativo il programma d’armamento 2008 dovrebbe essere approvato dalla maggioranza dei deputati.

La parola agli storici

L’immagine che si staglia osservando rapidamente la carriera di Samuel Schmid è quella di un uomo politico dai molti contrasti, con i suoi successi e i suoi fallimenti.

A caldo il bilancio appare comunque negativo. Il 2008, vero e proprio “annus horribilis” caratterizzato in particolare dall’incredibile pasticcio legato all’ormai ex capo dell’esercito Roland Nef, è forse stato l’anno di troppo per Samuel Schmid. Rinnegato da tempo dalla sua famiglia politica, l’UDC, ha trovato rifugio nel neonato Partito borghese democratico. Ma le critiche, provenienti da più parti, lo hanno spinto verso la porta d’uscita. Schmid ha comunque tenuto duro fino a quando non è riuscito a mettere sulla buona strada il programma d’armamento e fino a quando l’infiammazione acuta della cistifellea non lo ha segnato nel fisico.

Per un bilancio più obiettivo dell’uomo e delle sue azioni bisognerà comunque dare tempo al tempo. Ma questo compito appartiene ormai agli storici.

swissinfo, Olivier Pauchard
(traduzione di Daniele Mariani)

Il Consiglio federale ha preso atto «con rammarico» della partenza di Samuel Schmid, definendolo «un collega leale e dalle posizioni sempre orientate verso soluzioni equilibrate». Il governo ha inoltre espresso la sua gratitudine nei confronti del ministro della difesa per l’attività da lui svolta al servizio del paese.

In un contesto di ristrettezze finanziarie – scrive il Consiglio federale in una nota – Schmid ha adeguato l’istituzione militare alla nuova situazione politica internazionale e alle nuove forme di minaccia. Inoltre si è occupato di EURO 2008, un evento svoltosi «senza problemi e in uno spirito di amicizia sportiva grazie alle misure messe in atto».

Nato nel 1947 a Rüti bei Büren, Samuel Schmid è sposato e padre di tre figli.

Dopo gli studi di diritto all’Università di Berna, esercita le professioni di avvocato e notaio.

Inizia la carriera politica nel suo comune, dove è eletto prima nel legislativo poi nell’esecutivo.

In seguito è attivo a livello cantonale. È membro del parlamento bernese dal 1982 al 1993.

Nel 1994, quando è eletto deputato nella camera bassa del parlamento federale, inizia la sua carriera politica a livello nazionale. Nel 1999 accede alla carica di consigliere agli Stati (camera alta). Durante il biennio 1998-1999 è pure alla testa del gruppo parlamentare UDC.

Eletto in governo il 6 dicembre 2000, entra in funzione il primo gennaio seguente. Nel 2005 è stato presidente della Confederazione.

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