Sospeso l’accordo con la Libia
Il Consiglio federale ha deciso di sospendere l'accordo firmato a Tripoli tra Svizzera e Libia il 20 agosto. Mantiene inoltre una politica restrittiva in materia di visti.
Con la sospensione dell’accordo, il governo reagisce all’atteggiamento poco collaborativo della Libia. Lo ha annunciato nel corso di una conferenza stampa il portavoce governativo André Simonazzi.
Tripoli si rifiuta di lasciar rientrare in Svizzera i due cittadini elvetici che trattiene da più di un anno, non fa sapere dove si trovano e nega loro il diritto di visita. Per questa ragione, la Confederazione mantiene la sua politica restrittiva per quanto riguarda la concessione di visti a cittadini libici.
Facendo riferimento ad insinuazioni apparse sulla stampa negli scorsi giorni, Simonazzi ha inoltre affermato che il presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz non ha mai mentito al resto del Consiglio federale in merito al suo viaggio del 20 agosto in Libia.
La decisione di sospendere l’accordo è stata accolta favorevolmente dal mondo politico. Il Partito socialista, i Verdi, il Partito liberale radicale e il Partito popolare democratico approvano l’iniziativa del governo. Dal canto suo, l’Unione democratica di centro ha ribadito che l’accordo era già privo di valore e che la sua sospensione non rappresenta quindi “una rivoluzione”.
Sulla crisi tra Svizzera e Libia si è espresso a Ginevra anche Laurent Moutinot, membro del governo cantonale. Moutinot ha ribadito che non si scuserà per l’arresto di Hannibal Gheddafi e di sua moglie Aline. Per il capo del Dipartimento delle istituzioni, delle scuse sarebbero ingiustificate e non avrebbero il benché minimo effetto, così come non l’hanno avuto quelle presentate da Hans-Rudolf Merz.
swissinfo.ch e agenzie
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