«Voltar pagina facendo finta di cambiare»
Prudenza e scetticismo: è in questi termini che la stampa svizzera accoglie la nomina di Xi Jinping alla testa del Partito comunista cinese. Un leader conservatore ed enigmatico che nei prossimi anni dovrà far fronte ad enormi sfide economiche e politiche, in un contesto marcato dalla corruzione e l'immobilismo.
«La direzione del Partito comunista cinese ha un nuovo volto ed è piuttosto simpatico», scrive il quotidiano romando Le Temps. Figlio dell’aristocrazia rivoluzionaria, Xi Jinping – 59 anni – si è presentato alla stampa sorridente e rilassato. Un nuovo stile rispetto all’attitudine più rigida, quasi marmorea, del suo predecessore Hu Jintao. Ma che, secondo la stampa svizzera, rappresenta soltanto un cambiamento di facciata.
«Non bisogna attendersi nessuna riforma politica da questa nuova “direzione collettiva”, nella quale dominano chiaramente i conservatori», prosegue Le Temps. «La dittatura cinese, in una logica di sopravvivenza, ha assicurato l’essenziale mantenendo la sua unità di facciata dopo una serie di scandali che mescolano corruzione, nepotismo, abuso di potere, e che minacciano la sua legittimità».
Per la Basler Zeitung, le aspettative erano probabilmente troppo alte. «Chi pensava che il Partito comunista cinese avrebbe condotto delle riforme ai vertici è rimasto deluso. L’apparato dirigenziale è troppo rigido per questo, la direzione del partito troppo ossessionata dal potere».
Una scelta di compromesso, senza sorpresa
A pochi giorni di distanza, le due principali potenze al mondo hanno scelto la loro nuova leadership, ricorda la Südostschweiz. E se gli Stati Uniti hanno rieletto Barack Obama alla Casa Bianca, anche «in Cina le strutture di potere sono state confermate». Dopo mesi di trattative dietro le quinte, si è optato per una scelta di «compromesso».
Per il Corriere del Ticino, i giochi erano già fatti da tempo. «Ancora una volta Pechino ha dimostrato di voltare pagina senza nulla cambiare. In pratica la formula generale rimane la stessa: un’oligarchia con basi originariamente marxiste e con un mantello sfacciatamente capitalista oltre a un potere legittimato dall’obbedienza al Partito e non da un mandato popolare».
La nuova dirigenza cinese è di «stampo conservativo e un po’ vecchiotta», scrive la Neue Zürcher Zeitung, sottolineando la mancanza di coraggio degli organi di partito. «L’euforia è fuori luogo», commenta il quotidiano zurighese. «La nuova leadership, gli fa eco il Corriere del Ticino, denota un’assoluta mancanza di predisposizione al rischio: il che andrà bene sul piano della politica, ma cozzerà contro gli opposti principi di un’economia sempre più capitalistica».
Sfide economiche e politiche
Il rischio di immobilismo sottolineato dalla stampa svizzera si scontra inevitabilmente con le sfide enormi a cui la seconda potenza mondiale sarà confrontata nei prossimi anni.
«Il modello economico cinese è giunto al suo limite, la corruzione rischia di sfuggire ad ogni controllo e le disuguaglianze sociali sono in aumento. Se la Cina vuole portare avanti la sua storia di successo, non può continuare come prima e deve affrontare decisioni difficili», scrive ad esempio la Südostschweiz.
L’avvenire della Cina, che negli ultimi mesi è stata travolta da scandali politici e da un rallentamento della sua economia, sembra più incerto che mai. «Nei prossimi dieci anni la Cina potrà – come è quasi destino – diventare la prima economia, spodestando gli Stati Uniti, o potrà sbriciolarsi in una guerra civile», scrive il Giornale del popolo.
La Basler Zeitung si vuole però più ottimista: «L’avvenire del paese non è del tutto oscuro. La Repubblica popolare vive da decenni una profonda mutazione. Il livello di formazione si è alzato (…) e le persone accettano sempre meno l’arbitrarietà delle autorità e la corruzione. La nuova equipe non può fermare questa evoluzione. E se lo fa, la sua composizione sarà diversa al prossimo congresso del partito, tra cinque anni, se ce ne sarà ancora uno».
Tante domande e poche risposte
Resta da sapere se la nuova squadra di dirigenti saprà far fronte a queste sfide. «Xi Jinping avrà la forza necessaria per portare qualcosa di nuovo?», si chiedono i quotidiani Der Bund e Tages Anzeiger. «Non è escluso che questo 59enne riesca a sorprendere».
«Eppure, se il Partito comunista non allenterà il suo controllo sull’economia, la giustizia, i media, se non aprirà nuove porte agli investitori privati e a meccanismi indipendenti di controllo, allora la Cina sarà travolta da un forte scossone», sottolinea il giornalista di Der Bund e Tages Anzeiger.
L’ambivalenza della Cina e del suo regime la fa però da padrona, sottolinea il quotidiano Le Temps. «Il partito ha dimostrato di avere un certo talento nell’adattarsi a situazioni nuove. Bisogna riconoscergli una grande competenza nel gestire la crisi economica (…) e lodare la creazione di un sistema di protezione sociale universale di base. I cinesi sanno da dove vengono. La misera è storia del passato».
Allora perché il sentimento di insicurezza è così forte nella popolazione e nella classe media in particolare, si interroga il giornale romando. «Perché i cinesi hanno poca fiducia nel futuro? Il modello del capitalismo autoritario del paese, così efficace per generare la crescita negli ultimi trent’anni, non è più adattato all’evoluzione sociale. Xi Jinping dovrà trovare una risposta. E rapidamente».
Nato nel 1953, Xi Jinping è figlio dell’aristocrazia rivoluzionaria.
Suo padre è stato compagno d’armi di Mao Zedong e vicepremier della Repubblica popolare cinese.
L’infanzia dorata di Xi Jinping prende una brutta svolta negli anni Sessanta, quando il padre – accusato di sostenere un libro contro Mao – è espulso dal partito.
Xi trascorre diversi anni in un campo di rieducazione nella provincia povera di Shaanxi.
Un’esperienza che giudicherà “formatrice” nelle rare interviste concesse alla stampa.
Laureatosi all’università di Tsinghua, inizia la sua carriera politicanegli anni Ottanta, con una serie di cariche livello provinciale.
Nel marzo 2007 viene nominato capo del partito comunista di Shanghai, la capitale finanziaria e la città più ricca della Cina.
Pochi mesi dopo, nell’ottobre 2007, viene promosso a membro del Comitato permanente dell’ufficio politico, l’organo decisionale più importante del partito.
L’anno seguente accede alla carica di vicepresidente della Repubblica.
Nel novembre del 2012 viene eletto alla carica di segretario generale del partito e presidente della Cina. Succede a Hu Jintao.
È il primo dirigente del paese nato dopo la fondazione della Repubblica nel 1949.
Personaggio discreto e circondato da un alone di mistero, Xi è sposato con Peng Liyuan, una cantante molto apprezzata in patria per il suo stile considerato “kitsch rivoluzionario”.
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